3/19/2007

Parlare da soli

Ieri l'altro, sabato, ho avuto una sorpresa nello sfogliare alias (il manifesto) e trovare la vecchia intervista (la prima in Italia) che feci, diciottenne, a Jean Baudrillard, febbraio 1978. Già la copertina del settimanale del manifesto mi aveva stranito: quelle quattro fotografie in bianco e nero del primo piano di Baudrillard mentre, ricordo, mi parlava. A proposito: le foto non sono di Giancarlo Bocchi, come è scritto su alias, ma di Luigi Mansani, l'amico che mi aveva accompagnato a Parigi, mio coetaneo. Errata corrige.

Sono stato in giro in questi giorni, ma da oggi fino a venerdì sembrerà che stia sempre fermo, perché ogni pomeriggio alle ore 18 si sentiranno i miei sproloqui a Radio Tre, nella trasmissione Damasco, dove l'ospite di turno racconta i libri importanti della sua vita, le sue letture folgoranti. E' una bella trasmissione, nonostante me. Il fatto è che uno lì parla da solo, senza rivolgersi a nessuno, e già questo ricorda la solitudine dello scrittore, e gli viene il sospetto di essere un po' matto. Insomma, è stata un'esperienza curiosa. Va da sé che dovendo scegliere cinque libri - tante sono le puntate - mi sono sentito perduto. Cinque autori, allora, ma anche lì ho debordato. A essere onesti, mi ci vorrebbero due mesi. Poi ho comunque scelto, con scrupolo cronologico: Allen Ginsberg (che quando volevo scrivere, a sedici-diciassette anni, e non sapevo né cosa né come, mi ha sbloccato, suggerendomi che cosa e come - cioè qualsiasi cosa, a partire dal proprio corpo); poi l'esempio (inarrivabile) del rigore ascetico di Samuel Beckett, la sua parola nuda; poi alcuni svizzeri meravigliosamente strani e intensi, che ho intensamente amato, come Robert Walser, Max Frisch, Nicolas Bouvier. Per finire con la Vita Nuova di Dante che, come tanti, tantissimi, da tempo finisco per tornare sempre a leggere (dico, Dante). Alla fine di ogni monologo resterà sempre l'impressione di non avere detto l'essenziale, di avere parlato a vuoto, che le cose che volevo dire non sono venute fuori, ecc. Comunque sia, grazie e buon ascolto su Radio Tre.

17 commenti:

Rossana ha detto...

ecco...ho ascoltato come ogni sera Damasco...e le tue parole sulla beat generation, ma in realtà le parole che tu hai usato per parlarne, mi hanno incuriosita (anche affascinata...perché mi ci sono riconosciuta)...E dal sito Rai sono arrivata qui...Dove trovo ancora parole intense e vere...Non ti conoscevo, non ho mai letto niente di ciò che hai scritto...Ma ciò che hai detto oggi mi ha fatto desiderare di dirti : " Grazie, amo da sempre Damasco...e quando arrivano persone che come te hanno un certo respiro, un certo sguardo...beh...mi dico sempre che la giornata valeva la pena.."

Anonimo ha detto...

con quella voce potevi dire anche cose senza significato che mi piaceva si vedeva bene lo scenario di quegli anni belle le poesie belle le musiche le hai scelte tu?

maurizio ha detto...

La solitudine dello scrittore...
che argomento stimolante!
Come la solitudine della bellezza, inarrivabile e muta della Yourcenar o la solitudine cieca della disperazione. Dietro un silenzio tante espressioni, un girovagare(?)un ritrovarsi.
Non sapevo della trasmissione radiofonica ti ascolterò anche se grazie alle tue "parole" come si fa a smettere di citarti?
maurizio

Marco ha detto...

Oggi si pua ancora parlare del proprio corpo, delle sue resistenze, delle sue chiusure? Vivo la scrittura come chiusura massima al mondo, recinto di forme, spazio impermeabile al contatto dell'altro, alla voce dell'altro. Non so come tu abbia fatto ad autorizzarti cosi presto a prendere la parola in pubblico. Io rinuncio per il momento alla scrittura perche mi sembra che i segni non ripercorrano lo spazio del labirinto, che non hanno la forza di tracciarlo. Penso al finale del film di Kubrik, Shinning, e mi dico che ingannare il padre, calpestando le proprie tracce perche perda le nostre tracce sia una modalità possibile di sfuggire alla presa del suo sguardo, al suo respiro affannoso alle nostre spalle. O è forse nel corpo al corpo con lui che si forma quella scorza all'interno della quale, una volta costruita, si puo finalmente cominciare a costruire il proprio sentiero.
Strano come qualche giorno fa abbia comprato il Primo amore di Becket, per caso, e come tu adesso stia parlando di Walser che credo sia stato il mio primo amore letterario: La rosa, molto piu di un primo amore, il solo e l'ultimo.

Anonimo ha detto...

La trasmissione è bellissima. Una lettrice.

roberto ha detto...

Ho sentito Damasco in auto mentre tornavo dalla mia terra, le Marche, e mi ha molto interessato il modo in cui hai parlato dei libri che hai amato. Ho provato a pensare ai miei ma non e' cosi semplice. Ora, a casa, ho voluto sapere qualcosa di te e tra le altre cose ho scoperto che il tuo primo libro l'hai scritto con Giorgio Messori. Devi sapere che l'anno scorso ho molto amato (ecco! ne ho scoperto uno!!) "La citta' del pane e dei postini" ma subito dopo ho scoperto che Giorgio se n'era andato da Taskent e da ogni altra citta' terrena. Hai scritto qualcosa su di lui in quella occasione?

beppe s. ha detto...

Grazie. A tutti/e. Per marco, che non conosco, molto frettolosamente: penso si possa, o forse si debba, scrivere, proprio a partire dalle chiusure, o grazie ad esse (vedi la siepe di Leopardi), o per superarle, o per accorgersene, o per aprirle. Scrivere è come sognare e oensare (una via die mezzo, un impasto delle due) e questo non le toglie nemmeno il lager, a volte (vedi primo levi). Walser e Beckett erano uomini molto liberi, a costo certo di grandi sofferenze. Ma liberi. Per questo li amiamo. Comunque, non c'è nessuna urgenza legata allo scrivere, mai. Almeno, non un'urgenza imposta dall'esterno a da un dover essere. Un caro saluto, beppe.

beppe s. ha detto...

per roberto (leggo ora, poi, scusate, ma devo andare). tocchi un nervo scoperto, tocchi carne viva. giorgio era un amico, era un fratello. da quando è sparito dal paesaggio terrestre (un libro che uscirà scritto da lui, conterrà nel titolo proprio quelle parole) non ho mai scritto su di lui, mi è stato impossibile, e mi è ancora impossibile. posso dedicargli molte parole e molti pensieri, e credo di farlo ogni giorno. per contro, nelle prossime puntate di damasco, credo già domani, ci saranno molti riferimenti a lui, e vorreio che si leggesse una sua prosa di quel nostro primo libro. ciao.

Anonimo ha detto...

parlare da soli, Beppe, beh fa sempre piacere parlare con una persona intelligente...
marino

Anonimo ha detto...

pensavo che damasco fosse una palla, evidentemente finora avevo ascoltato le persone sbagliate... la tua storia è stata finora emozionante e stimolante, una voce che fa sognare. potresti scriverla poi, questa storia. parlare alla radio, comunque, non è parlare da soli, è un'attività da cantadoras, storyteller: c'è sempre qualcuno che ti ascolta, come i bambini, a bocca aperta finché non finisce l'incanto

Marco ha detto...

"In Paradiso è sempe mercoledi pomeriggio". Pensandola oggi questa frasetta, scritta da Emily Dickinson un mercoledi, forse, nella sua casetta, al riparo dalle invasioni barbariche di vario tipo, mi viene da pensare che perche si realizzi lo stato di quiete assoluta in cui lo sguardo sia libero di seguire il farsi e disfarsi di pure cose, occorre che la noia non sia piu sentimento del tempo, come diceva Leopardi, e pare che in Paradiso non ci sia tempo. Non riesco ancora ad accettare il disfacimento della memoria che questa eccittazzione scrittoria produce, il blog. Tra le due cose, la noia e l'ingresso in questi buchi neri della storia, i blog, esiste una relazione che mi sforzo di pensare. A qualcuno di dirmi quale.

Anonimo ha detto...

bellissima l'immagine del paradiso di walser nella puntata di damasco di oggi - il luogo della poesia. complimenti.

Anonimo ha detto...

ho ascoltato anche la puntata di
Beckett, appassionatissima, Beppe,
da riascoltare e riascoltare, grazie. Marino

Rossana ha detto...

Ecco...stasera ci hai salutati...Dopo una bellissima Damasco su Dante...Spero tu torni presto...E' stato piacevolissimo ascoltarti...E mi hai fatto il regalo di poter ora leggere nuovamente i "tuoi" libri con uno sguardo diverso,forse nuovo...Grazie...

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)

Anonimo ha detto...

good start