10/17/2010

Silenzio "ad alta voce"

Mentre a Roma si svolgeva la forte, pacifica e sacrosanta manifestazione della Fiom, a Bologna la gente si radunava in vari luoghi e orari ad ascoltare scrittori che leggevano testi (di altri scrittori) per la decima edizione della rassegna “Ad alta voce”, quest’anno sul tema della memoria. Una cerimonia civile e comunitaria, lontana dalla passività del virtuale e della televisione, in cui ho ascoltato testi di Sebald, Gramsci, Bunuel, Arendt e tantissimi altri. C’ero anch’io, nel cortile-giardino antistante il Museo della memoria di Ustica. Con l’aiuto delle voci di due amici (Lisa Bentini e Carlo Lucarelli) ho letto semplicemente l’elenco dei nomi delle vittime del lavoro del 2010, che ammontano a circa 350. Il nome, l’età, e la litania agghiacciante delle cause delle morti bianche: soffocato in una cisterna, schiacciato da un muletto, travolto da una pala, soffocati dalle esalazioni del gas di un silos, caduto da un’impalcatura, schiacciato da una putrella, fracassati dagli ingranaggi di..., e così via, le parole si ripetono con poche tragiche varianti, mentre le voci si sovrapponevano. Ci siamo commossi: è quando si danno i nomi ai danni, cioè ai morti collaterali di una guerra, o peggio di una civiltà - una civiltà basata sul lavoro; è quando si liberano le storie dall’anonimato della Storia che ci accorgiamo dell’evidenza nascosta di ciò che diciamo “realtà”, con un effetto di svelamento che è quasi illuminazione. Ho fatto precedere il rosario dei nomi dalla lettura di una poesia, Zéinch minéut (“Cinque minuti”) del grande Raffaello Baldini, traducendo dal suo al mio dialetto. Dice la sua poesia che non si sente niente, se non state zitti, se non stiamo zitti tutti. Invita tutti a tacere: ecco, così. Però, dice alla fine, anche se stiamo tutti zitti “non si sente niente lo stesso, però / che roba, senti che roba a star zitti tutti”.

(rubrica "acchiappafantasmi" su l'Unità di oggi)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

'leggi' quella lista anche qui.

(ad altra voce ...)

Beppe Sebaste ha detto...

qui, nel senso del blog?
è davvero una performance - o una nritualità - sonora: scritta non rende allo stesso modo, è un arido, tragico elenco.
ma ci penso...