9/24/2010

Carne e polvere (Boltanski a Ustica)

Personnes, plurale di “persona”, ma soprattutto in francese plurale di “nessuno” (per non dire l’etimologia della parola, “maschera”, identità provvisoria e precaria, senza appartenenza), è il titolo dell’ultima opera-installazione di Christian Boltanski, presentata l’anno scorso a Grand-Palais a Parigi e quest’anno all’Hangar Bicocca di Milano (si è conclusa ieri l’altro). A Parigi, in un immenso spazio scandito da battiti di cuore amplificati, il visitatore percorreva campi di abiti colorati adagiati per terra, ordinati come filari, inerti come corpi senza vita, geometrici come tombe. E una montagna conica di altri abiti veniva morsa ritmicamente da un robot-scavatrice arancione che dall’alto prelevava mucchi casuali di abiti e li fa ricadere sulla montagna: meccanica e impersonale come i battiti di cuori e gli abiti di tutti e di nessuno – personne, persone. A Milano, la montagna di vestiti diminuiva fino a scomparire perché i visitatori, verso la fine della mostra, erano invitati a portarsi via gli indumenti e farli rivivere, entrare in un altro ciclo, come il samsara del nascere e morire descritto dai canone buddhista.
Polvere (b) /Fuga è invece il titolo della performance del musicista francese Franck Krawczyk, progettata con Christian Boltanski, che ha accompagnato gli allestimenti di Personnes sia a Parigi che a Milano. Dalla dispersione materiale degli abiti ammucchiati di Personnes alla dispersione ideale di note, da Milano a Bologna, la vera notizia è che stasera le note dei violoncelli di Krawczyk, la sua opera musicale, raggiungerà un’altra opera di Boltanski (questa però permanente), ovvero il Museo per la Memoria di Ustica - da Boltanski donato all’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica e alla città, Bologna, da cui quell’aereo è partito per non più atterrare il 27 giugno del 1980. Come è noto, oltre al relitto di ciò che resta dell’aereo sventrato dal missile, sottratto alla polvere di un altro hangar e pazientemente ricostruito come un puzzle, il museo presenta, tra l’altro, 81 strane immagini: specchi neri in cui il visitatore vede riflesso il proprio volto, a rammentare l’arbitrio irreparabile del disastro e il coinvolgimento di tutti, mentre si odono le frasi che verosimilmente mormora chi sta per arrivare, con un aereo di vacanza, alla propria meta. Dieci contenitori neri infine racchiudono e sottraggono allo sguardo gli effetti personali, gli oggetti sommersi e salvati, ripescati insieme ai cadaveri dalle profondità del Tirreno: oggetti catalogati e descritti in un piccolo libro voluto da Boltanski e consegnato all’entrata, ulteriore meditazione su assenza e presenza, sulle tracce, sul senso del ricordare e commemorare.
Chissà che effetto faranno i violoncelli di Krawczyk i questo contesto, nel concerto che avverrà stasera alle ore 18 negli spazi del Museo della Memoria e del Giardino che lo circonda. Il progetto musicale di Krawczyk, che lavora da oltre un decennio con Boltanski dando un ulteriore sviluppo sonoro alle sue opere, è stato riscritto per l’occasione e affidato all’esecuzione di Sarah Givelet, violoncello solista, di un quartetto d’archi e del Cello Project, ensemble del Conservatorio Martini, dando vita a un importante connubio tra musicisti e istituzioni francesi e bolognesi.
L’ultima volta che il Museo della Memoria di Ustica a Bologna ha fatto parlare è satto per il concerto di poeti il x agosto, la notte delle stelle cadenti, la stessa della poesia di Giovanni Pascoli. Ora, pensando alla mostra di Boltanski Personnes, di cui il concerto è epilogo e prolungamento, non posso non pensare a ciò che immaginai uscendo dalla mostra al Grand Palais e guardando il cielo: il pulviscolo di oggetti esplosi al rallentatore con la musica dei Pink Floyd nel film Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni, che non finiscono, che non hanno mai finito di volteggiare e di cadere. Accogliere quel pulviscolo, quei detriti e quelle rovine senza appartenenza, ovvero di tutti, non è il compito paziente che la rifondazione della nostra civiltà ci richiede, con rigore e pazienza? In tutti i casi è ciò che nell’assenza della politica ha delegato agli artisti, e di cui nel vuoto anche di verità civile il Museo della Memoria di Ustica assurge a simbolo, dove carne e polvere sono la stessa cosa.

(uscito su l'Unità di sabato 25 settembre)

1 commento:

Unknown ha detto...

Quel pulviscolo, quella polvere ci si attacca addosso, a tutti, anche a chi pensa di togliersela di dosso con un semplice gesto della mano. Così è la memoria, e compito dell'artista (quando politici felloni la negano) è quello di ricordarci che tutti siamo sporchi e implicati: vuoi per un ruolo attivo, o, peggio ancora, passivo siamo tutti coinvolti.