12/13/2009

Mantenere la parola

In treno i pensieri scorrono nel dormiveglia attutito dal raffreddore. Dai giornali rimbalzano frasi che compongono un puzzle sconnesso del mondo, dove nulla è al suo posto. Il primo ministro urla che la nostra Costituzione (giovanissima, e adottata anche dal Portogallo, perché la Costituzione italiana, dissero, è la più bella del mondo) “è vecchia e da cambiare”. A Parma, al congresso dell’Api di Rutelli, l’amministratore delegato del gruppo Prada invoca l‘impeachement contro Berlusconi (lui, non il Pd; ma si sa, “con Api si vola”). Leggo di scontri tra polizia e studenti, colpevoli di manifestare a difesa della scuola e della ricerca. Ieri l’altro, aspettando l’autobus, vidi sgomento davanti al Ministero della Pubblica Istruzione poliziotti in tenuta antisommossa: non a difesa degli studenti, ma contro di loro. Leggo su l’Unità il dossier su Piazza Fontana: avevo 10 anni nella Milano plumbea e deserta quel dicembre 1969, ero lì per caso con i miei genitori, più tardi feci un tema a scuola, sconvolto. Poi penso al celebre scritto di Pier Paolo Pasolini, quasi un poema, uscito sul Corriere della Sera nel novembre 1974 (sarebbe pubblicabile, oggi?): “Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (...). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969 (...) Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero...” Io sono uno scrittore. Come mantenere la parola?

(uscito oggi, domenica 13 dicembre (santa Lucia), rubrica "acchiappafantasmi" su l'Unità)
(P.S. su La Stampa sempre di oggi, mio articolo su Christian Boltanski e la sua "scommessa col diavolo" - lo posterò, qui o sul sito...)

4 commenti:

ferrucci ha detto...

Io condivido il tuo sgomento, Beppe, ogni giorno di più, e come noi moltissimi italiani, ne sono convinto. Agli amici dico che comincio ad aver paura: lo dico in tono scherzoso, per mia natura tendo a mantenere il senso dell'umorismo, ma la sensazione è che il piccolo trotto con cui è partita questa operazione "finale" si sia trasformato prima in un grande trotto e poi in un galoppo ringhioso.
Che il Cielo ci aiuti.

Anonimo ha detto...

già... intanto grazie per avermi dato l'occasione di rivistare il tuo bel blog... (beppe)

M.A.O. ha detto...

“Le sue domande sono anche le mie. E principalmente questa: che cosa è questo paese? Un paese, sembra, senza verità; un paese che non ha bisogno di scrittori, che non ha bisogno di intellettuali. Disperato. E nella disperazione e nell’odio propriamente spensierato, di una insensata, sciocca vitalità. Sembra. E poi si scopre – come io l’ho scoperto in questi ultimi mesi – che c’è invece come nascosto, come clandestino, un paese serio, pensoso, preoccupato, spaventato. Ma intanto dobbiamo fare i conti con quell’altro paese, quello del potere, dei poteri: quello che non vuole la verità, che non ci vuole, che ci costringe a quella che Moravia chiama estraneità dolorosa. Ed è davvero duro sentirsi come straniero.”
(Leonardo Sciascia in una lettera a Maria Ortese a proposito delle domande di Moro durante il sequestro).

Anonimo ha detto...

grazie m.a.o.
beppe