11/09/2011

per Paola, scritto di getto...

Una grande amica se ne è andata poco fa. Faceva deliziosi trompe l'oeil, ed è stata per anni la preziosa compagna, collaboratrice e moglie di un artista, maestro del vedere e dell'abitare, ma che non poteva separarsi da lei per più di 24 ore. non ho nessun dubbio che il suo sorriso ora sarà puro e vero e libero dalla sofferenza che ha provato negli ultimi mesi di malattia, e che riprenderà il suo gioco, la sua arte del trompe l'oeil, veramente in grande, divertendosi non uno ma mille mondi. la ringrazio per tutto quello che (mi) ha dato, ed è tanto, e che ha condiviso. per le risate. per il suo buonumore e la sua voglia di giocare, di cantare, di progettare e ancora di ridere e sognare. la ringrazio anche, con un sorriso di commozione e nostalgia, per il caffé che tanti anni fa mi ha portato a letto, in un piccolo vassoio, con sigaretta e fiammifero, al risveglio dalla mia prima notte di ospite in casa loro, di Luigi e Paola Borgonzoni Ghirri.
(In questa foto che ritrovo, l'unica che ho in versione digitale, siamo a Polignano a mare nell'estate 1987. Paola è la seconda a sinistra, Luigi l'ultimo a destra, chinato, davanti a Giorgio Messori. Io sono accucciato dietro. La foto l'ha scattata Claude Nori).

   Qui c'è un link a un'intervista a Paola di due anni e mezzo fa (la foto di cui si parla è visibile nella home page del mio sito, in basso). C:i saranno tante cose da fare per lei, e per Luigi. C'è solo da rimboccarsi le maniche.
http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/295000/291616.xml?key=STEFANIA+SCATENI&first=21&orderby=1&f=fir

6 commenti:

victorbedis.com ha detto...

Ciao Paoletta :'(

Anonimo ha detto...

Ciao Paola, con te perdiamo un'amica sincera e appassionata, infallibile nell'analisi e profonda nel sentimento. Ci hai regalato emozioni, idee e ricordi e tanti sogni da realizzare nel tempo che verrà. Ci mancavi ed eri con noi, abiteremo il tuo ricordo.

Riccardo Varini ha detto...

Certe persone non ci lasciano e, come dicono ai bambini, sono solo partite per un lungo viaggio, sono volate in cielo...
Poi ho scoperto che ti seguono davvero, te le ritrovi dietro che ti parlano, ti guardano...certe persone.
Ciao Paola ci sentiamo...
ric

Anonimo ha detto...

...facevi fatica , ma avevi sempre il modo per tirarti/ci su. Penso che ora starai bene, vicina a chi ti era stato strappato troppo presto. La tua voce rimane in una cassetta dei Fagiani, e cosi' anche la tua risata cosi' particolare e facile da ricordare. Non sei finita , sei "solo" in un altro luogo e dobbiamo lasciarti andare, cosi' potrai tornare qui in un altro modo , scelto da te. A dopo. Nina

Ombretta Gazzola ha detto...

Le molte cose da dire, le molte cose non dette, le molte cose da fare, l'ultimo nostro progetto di mostra sui " Silenzi coniugali", la sua voce che, nella casa che ora abito, risuona: " Luigi mio, dove è Luigi mio?", la voce di 28 anni fa; le nostre camminate dentro la sua casa, gli ultimi ritratti di famiglia comprati..., confidenze scambiate confronti silenzi risate lacrime, come in tutte le storie della gente comune.
E' una delle poche persone intelligenti e giocose che conosco,con lei è stato divertente, e serio al tempo stesso, pensare, scambiare battute e impressioni, l'ultima: cosa è questa arte....ma! una "cosa in corsia d'emergenza"; è stata la musa di Luigi ma anche di molti di noi; per alcuni magari più semplicemente una spalla sicura a cui chiedere un consiglio, uno sguardo, un parere colto.
Per me è l'infaticabile amica, che ha speso la sua vita per portare alla chiarezza il lavoro del suo grande uomo; le sue opere pittoriche e materiche personali, ci dicono cosa avrebbe potuto fare ancora se avesse avuto il tempo da dedicare a se stessa.
E ora guardo alle pareti della mia casa i suoi lavori vicino ad alcuni di Luigi in un dialogo coniugale che mi invento per sentirmi meno sola.
Ombretta Gazzola

riccardo ha detto...

cara Paola,
è già un po' che è successo...è già un po' che è inziato un nuovo anno...e allora ho pensato di inviarti questa lettera personale che volevo farti avere già da qualche giorno… ma è da oggi che so, con certezza, che un’altra persona è uscita dalla mia casa per non rientrarvi più. Quando ho aperto la porta era già troppo tardi. Io arrivo sempre troppo tardi. Da tempo. E così le mie stanze continuano a svuotarsi e a perdere di consistenza, a trasformare i miei ricordi in sfumate pareti dai colori sempre più inconsistenti. La prima volta che ti ho incontrato è stato a Reggio Emilia, alla biblioteca Panizzi. Anche quella volta era già troppo tardi perché Luigi si era allontanato da tempo. Prima di allora ci eravamo sentiti molte volte al telefono, ti dissi che volevo scrivere questo libro su Luigi Ghirri perché mi ero innamorato. Tutto qui. Ti dissi che fino ad allora mi era capitato forte solo altre pochissime volte. Con Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Bob Dylan. Con addosso le infatuazioni anche per il C.S.I., per Aldo Rossi, Luigi Malerba, Gianni Celati…. E la cosa sorprendente era che quasi tutti questi nomi, un giorno, li ritrovai fusi in lui, casualmente e senza forzature. Vicini. Sai, ti dicevo, sai quando capisci che non sei solo? che realmente c’è chi vede come te? come tu vuoi intendere? che "parla in quel modo lì, preciso come vorresti? Io ho trovato la mia vera casa per la prima volta, io non sono un fotografo, ti dicevo, e non sono nemmeno uno scrittore, ti ripetevo. E tu mi ascoltava, credo, consapevole di avere dall’altra parte la voce di un perfetto sconosciuto che aveva soltanto la passione per la scrittura praticata in questo modo qui. Sicuramente un modo poco proficuo di scrivere (ma questa è un’altra storia)…. Io da questa parte avevo la sensazione pulita di aver trovato, invece, una persona amorevole e accogliente e disponibile al dialogo. Senza troppi pregiudizi. Quando decidemmo di incontrarci di persona io non avevo un’idea precisa del tuo aspetto. E di certo quel giorno molti particolari se ne sono andati per i fatti loro senza fissarsi bene in me. Ma non potrò mai dimenticare come mi guardasti la prima volta mentre Laura Gasparini ci presentava e mentre ci stringevamo la mano, il modo forte con cui mi osservavi senza filtri. Dritto, e diretto negli occhi. Per capire cosa volevo, più che per conoscermi... I tuoi occhi. Ti dissi ancora una volta che mi ero innamorato. Incondizionatamente, e con la mia specifica ingenuità. Mi ero innamorato degli occhi di Luigi. E non potrò mai dimenticare la tua sorpresa e quella specie di felicità nel tuo animo quando di corsa mi portasti alle edizioni Diabasis, dopo aver letto soltanto le mie prime pagine, perché tutti dovevano vedere e tutti dovevano conoscere, mi dicevi, perché c’era qualcosa. Io ero già completo così, ti dicevo, avevo già raggiunto ciò: scrivere con le parole allo stesso modo di come Luigi aveva fotografato. E rendere comprensibile quello scrivere alle persone a lui più vicine. E ricordo anche quando dalla finestra della casa a Roncocesi vedemmo arrivare l’ancora piccola vostra figlia, tu me la indicasti paragonando con Luigi il modo svogliato e leggero di vestire e indossare il cappotto. Ricordo anche la confidenza che mi facesti, di quella scontata e prevedibile ostilità accademica incontrata nel tuo cammino, quando provava a dire di me. Io continuai, sostenuto da te, soprattutto, e da questi episodi-ricordi…e riuscii, alla fine, nell’anno 1999, a terminare quel libro in copia unica che consegnai nelle tue mani. “Non ora, Non qui”, lo intitolai.
Tutto questo per dirti e per affidare a te questi pochi ricordi che ho, qui, comprese le emozioni che non so dire…non ora, non qui…per salutare bene... persona straordinariamente vera, in questo modo che forse tanto vero non è. Ma è tutto quello che sono riuscito a dire. Grazie per avermi ascoltato un po’.

Riccardo