5/06/2011

"Quando ancora sapevamo aspettare" (per Peter Bichsel)

   In un mondo più sano, anche gli orizzonti e i riferimenti letterari sarebbero molto diversi. Muterebbe il valore accordato alle storie e, per esempio, molti degli scrittori stranoti, giovani o anziani che siano, sarebbero ignorati, e viceversa scrittori di cui si sa poco o nulla sarebbero letti da tutti. Come vorrei fosse il caso di Peter Bichsel.

   Di lui uscì in Italia negli anni Sessanta da Mondadori una raccolta di fulminanti racconti che facevano pensare a un Robert Walser coi colori della Pop Art, Il lattaio e altri racconti. Si deve a Giorgio Messori, che di Bichsel fu amico e traduttore, l’attenzione per i suoi scritti a partire dalla metà degli anni ‘80: le splendide conferenze su Il lettore. Il narrare (meglio di un corso di scrittura creativa), i racconti di Al mondo ci sono più zie che lettori, Storie per bambini e altri editi da Marcos y Marcos. Notava Giorgio Messori come per Bichsel ogni riflessione fosse naturalmente “racconto”, ed anche in questo consiste la cifra civile e politica della sua scrittura: spiegare tutto con delle storie, pensare in storie, e non in fatti astratti.
   Svizzero di lingua tedesca, giovane 75enne residente a Solothurn (Soletta), già amico di Max Frisch e membro del Gruppo di Olten, Bichsel è uno di quegli autori capaci di ridurre la distanza tra la letteratura e i lettori, la cui lingua e sintassi semplici e corrosive ci riconciliano con l’antica arte del narratore - quando le storie, ricordava Benjamin, erano veicolo epico della saggezza. Molte delle storie di Bichsel sono composte per la radio, o in forma di elzeviri che da anni appaiono su giornali come il Tages-Enzeiger di Zurigo, o le riviste Weltwoche e Schweizer Illustrierte. “Storie anacronistiche” (Geschichten zur Falschen Zeit, del “tempo falso”, come titolava una raccolta), ovvero storie controcorrente, fuori moda e fuori luogo, libere e anarchiche. Dà felicità che ora sia tradotta una nuova raccolta di questi indefinibili, esemplari racconti civili col titolo, assolutamente bichseliano, Quando ancora sapevamo aspettare (Comma 22).
   Come suo solito l’autore prende spunto da quello che vede e ascolta nel suo bar, dai viaggi in treno, dalle partite di calcio, dai giornali. Pochissimo dalla letteratura. Da un elogio del rumore (sul treno “mi metto in seconda classe che ha un’offerta sonora e vocale più ricca. L’offerta dei ricchi in prima classe è più povera”) passa a quello del divieto del fumo (ché “lo rende di nuovo così bello, vietato, come lo era allora, nel cortile della scuola, quando eravamo ragazzi”), ma su tutto domina il tema dell’attesa, quintessenza dello scrivere e dell’umanità (“Perché aspettiamo? Perché ci mettiamo in corridoio molto prima che il treno si fermi e aspettiamo?”). Il bar è il luogo elettivo, pur se anch’esso in via di estinzione in una società che si svuota di riti, perfino quello di bere la birra dopo il lavoro: “le comunità si sono privatizzate”, “viviamo in ghetti, in ghetti di lusso magari, ma ghetti deritualizzati”. E altrove: “I luoghi pubblici vengono privatizzati. La nuova società dei party non ha più bisogno di luoghi pubblici”.
(articolo su l'Unità del 7 maggio 2011, inseme a un'anticipazione del libro di Peter Bichsel Quando ancora sapevamo aspettare, in libreria per Comma 22)
P.S.
[Ricordo (questo non appare su l’Unità) un febbraio con la neve alta a Solothurn. Era carnevale, e i nostri amici (nostri di Giorgio Messori e io) erano il comitato del carnevale di Solothurn: i matti del paese, gli anarchici, gli artisti, e uno di essi, per quanto molto più vecchio di noi, era proprio Peter Bichsel. Ricordo una sgargiante processione con trombe, tamburi e altri strumenti, camminammo così sulla neve coi bicchieri di vino rosso in mano fino alla trattoria fumosa; e ricordo che a tavola con Bichsel, Juerg Tanner, il soave amico pittore, e altri, cantammo alcune aria de la Traviata, “... libiamo...” (ma noi giovani italiani erano quelli che la sapevano meno e la cantavano peggio). La Svizzera era un post così, dove la minoranza, i dissidenti, erano persone eccezionali, fuori dal tempo e molto dentro il tempo, e io sono stato educato anche da tutto questo... Per il resto, oltre a Bichsel, se volete davvero un corso di educazione civica e letteraria insieme, un corso di coscienza, leggete Max Frisch, leggete tutto di Max Frisch, a quell’epoca ancora in vita e autorevole (aveva lui settant’anni), lui che è senz'altro tra i maggiori degli scrittori del XX° secolo.]

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie di cuore per questo scritto! "In fondo alla signora Blum piacerebbe conoscere il lattaio" è ancora uno dei miei preferiti!! Non ho ancora letto quest’ultimo libro, ma condivido quanto hai scritto su Bichsel: semplicemente geniale. La cura delle parole e la semplice e spiazzante descrizione che fa di ogni cosa a volte mi spinge a dire: ma come ho fatto a non notarlo, a non pensarci? …si, forse perché lui è Bichsel ed io una semplice lettrice.
La stessa cura l’ho trovata e certi scorci li ho ritrovati leggendo alcune poesie di Franco Loi… Grazie ancora Beppe! Un caro saluto
Federica

Redazione ha detto...

Invitiamo tutti a Bologna:
il 9 Settemre Domenica

ore 18,30 Libreria delle Moline, via delle Moline 3
“Il lettore, il narrare.
Incontro con Peter Bichsel”
Dialogo con Peter Bichsel e Daniele Brolli
Sarà presente Anna Ruchat
Con il canto di Silvia Parma, in onore di Peter Bichsel.
rassegna internazionale di cyultura "casadeipensieri20122-festa unità di Bologna. info: 333 4275771, casadeipensieribologna@gmail.com

Anonimo ha detto...

E' stata quasi un affinità elettiva con il grande Narratore iniziato più di 10 anni fà durante l'università tanto da stilare la mia tesi sulla sua narrativa in particolare sul racconto del 2000 Cherubin Hammer und Cherubin Hammer con tanto di intervista a Solothurn. Lui mi ha riempito di regali tra cui Sonderfall Ade e Am Ende der Revolution Staaten ohne Citoyens und Alle von mir gelernt (Kolumnen 1995-1999).
Grazie Prof. Beppe Sebaste per l'opportunità

Stima Di Danno ha detto...

Sto leggendo "In fondo alla signora Blum piacerebbe conoscere il lattaio", pienamente incantata. Sono capitata qui per approfondire, davvero un bell'articolo, grazie. Silvia