11/08/2009

La vita nuda del sans papier

Ho viaggiato nudo per 24 ore. Sono stato fortunato: malgrado i tempi che corrono non mi ha arrestato nessuno, neanche all’albergo che mi ha ospitato una notte senza carta d’identità. E’ bastato che prima di partire cambiassi giacca, dimenticando soldi, documenti e telefonino nelle tasche dell’altra, per precipitare nella clandestinità e nella non appartenenza, diventare l’uomo (socialmente) invisibile: nomade, clandestino, sans papier. Negli anni Settanta Italo Calvino fu arrestato a Los Angeles perché camminava invece che andare in automobile, era senza documenti e per di più con dei soldi in contanti in tasca. Lo salvò la foto di copertina di un suo libro americano. (Il fatto che io sia l’autore di Panchine, che dovevo appunto presentare in una città di provincia insieme a un altro mio libro dal titolo Oggetti smarriti, temo sarebbe stata un’ambigua e losca aggravante per il poliziotto di turno che mi avesse interrogato).
Sans papier. Ontologia dell’attualità, è invece il libro che Maurizio Ferraris ha dedicato agli “oggetti sociali”, a quei documenti che rendono “vestita” la vita altrimenti nuda. Senza attestati scritti di una documentazione e registrazione dell’identità, riconoscibile e verificabile, si incorre oggi in Italia, oltre che in un dramma esistenziale, nel perverso reato di clandestinità (che comporta una paradossale catena di documentazioni giuridiche). L’assenza del telefonino dissolve infine ogni riferimento, dato che ad esso deleghiamo la memoria di ciò che tranquillamente possiamo dimenticare (e sono consapevole del platonismo insito in questa presa di distanza nei confronti della scrittura come memorandum, “farmaco peggiore del male”, scriveva il filosofo). Il discorso ci porterebbe molto lontano. Mi limito qui a suggerire che non servono viaggi esotici e costosi per provare il brivido del perdersi. Basta prendere un treno regionale e scendere in un posto qualsiasi, senza soldi, senza documenti, soprattutto senza telefonino.

(rubrica di domenica 8 novembre 2009, l'Unità)

4 commenti:

isabel ha detto...

sì, esatto, parola per parola: e in conclusione, siamo più cose che persone

Anonimo ha detto...

salvo che le "cose" sono più estatiche, credo...

Mario Anton Orefice ha detto...

Nudo, perso o libero? Ieri di ritorno da Verona ho dimenticato il mio cellulare nello scompartimento di un Eurocity. In modo rocambolesco l'ho poi ritrovato, ma nell'intertempo mi ero liberato di un oggetto molto comodo ed utile, ma anche una sorta di guinzaglio che ci portiamo sempre appresso. Mi viene in mente, a proposito di identificazioni, un altro episodio. Al titolare di un agriturismo nei pressi di Parma chiesi come mai le bottiglie di vino non avevano l'etichetta e lui mi rispose: "Perché è inutile, è sempre e solo una questione di fiducia. Sull'etichetta posso scriverci quello che voglio, ma alla fine è lei che deve fidarsi della bontà di ciò che le vendo".
Un caro saluto

Anonimo ha detto...

nudita e libertà, sono d'accordo. ricordsndo che essere liberi è l cosa più difficile (noi umani facciamo di tutto, ma proprio di tutto, per annullare e impedirci di essere liberi)
grazie, beppe