11/22/2009

Questa cosa del vedere il mondo dal di fuori...

(Tentativo di dare un seguito con parole diverse alla rubrica della scorsa domenica, in una passeggiata a Parigi in novembre).

... Questa cosa del vedere il mondo dal di fuori, la vita, bevendo la birra a Place de la Contrescarpe, poi rue d’Ulm e la piazza dove vidi l’alba abbracciato a X. nel grande spazio rosa e bianco deserto come un quadro di De Chirico, le strade di un passato tanto più remoto quanto più recente, cioè passato, dove insegnava il celebre filosofo marxista Louis Althusser prima che ammazzasse la moglie e andasse al manicomio, quando c’era un futuro ma la politica nascondeva nascita e morte come i giochi dei bambini, riproiettandole in utopie (l’origine è la meta), le parole vibravano all’unisono della città - le macchine i palazzi bianchi i libri che si fanno corpo, le metafisiche le politiche i cortei le bandiere i lampi azzurri e le sirene, e la sensazione della parola giusta, irrimpiazzabile come nelle poesie (“è vero!”, “è così!” – e che cosa vorrà dire questa esclamazione). Questa cosa di vedere il mondo e la vita dal di fuori, come se ci fosse un fuori, come se fosse o potesse essere – qualcosa – al di fuori di questo, le parole, penso mentre cammino ora boulevard Raspail, quel piano alto del palazzo anni ’30 dove un’altra primavera Y. mi abbracciava e diceva “sembra una casa giapponese”, e l’avremmo lasciata vuota e bianca - l’idea che le parole abbiano una consistenza fisica, che le parole smuovano il mondo (ma la filosofia era già meno importante, preferivo i musei, scettico come si addice a uno scrittore), camminando a vuoto tra gli alberi piangenti sotto il cielo alto – ma potrebbe essere sotto i platani di Parma o di Bologna, tra i vicoli o i viali di palazzoni di Roma, tra i prati di periferia sopravvissuti – mi chiedo se sono io o è il mondo intorno - la realtà, la storia - che invecchia e muore.

(da l'Unità di oggi, rubrica "acchiappafantasmi")

10 commenti:

Anonimo ha detto...

Falli sempre così i tuoi pezzi sull'Unità!...

simo ha detto...

D'accordissimo E se questa è la morte, viva la morte!

Anonimo ha detto...

mmmhh... cioè la mia scrittura senza pensare che scrivo su un giornale?...
(beppe)

simo ha detto...

Io credo che la tua scrittura sia sempre "intimamente politica". Intendo dire che non scinde il sentimento dallo sguardo oggettivo e spietato sul mondo: c'è questa bellezza rara della compartecipazione emotiva, vissuta, che io avverto come un dono davvero prezioso. Per un giornale, a maggior ragione.

M.A.O. ha detto...

Ciao Beppe, a Venezia un altro vagabondare...I colori violatopazio del tramonto, la luna piena dal Ponte degli Scalzi, il sapore morbido di una ciambella al cocco, l’attimo sguardo di una gallerista che scompare tra quadri di Botero, l’immagine sfocata di Tiziano Scarpa, dietro i vetri appannati dell’Ateneo Veneto. Tra poco inizia il dibattito su “Scrittura e libertà (di stampa)”. Scarpa: Mi viene in mente quello che considero uno dei miei scrittori preferiti, Gaio Valerio, è uno scrittore veronese, ecco immaginate una cassapanca e quando la aprite trovate un sacco di fogli mischiati, in uno si parla di faccende domestiche, nell’altro c’è un’invettiva politica, poi una poesia d’amore e così via, ecco il Liber Catulli è arrivato a noi così come quella cassapanca. Si può parlare, credo si debba parlare anche di quello che non è attuale. Perché accanto alla cronaca parlamentare il giornalista non ci racconta anche di una bega familiare, di una gita? Credo che la libertà sia poter sfuggire all’ordine del giorno imposto dall’agenda dell’attualità. Ferrucci: il compito degli scrittori nei giornali è quello di fare colore, il pezzo di spalla sul mercato a Sanremo o di commento a qualche disgrazia, oppure di essere giudicato un antitaliano come Tabucchi. Il giornalismo oggi è spesso solo cronaca di fatti non importanti, pettegolezzo morboso. Il mio invito è resistere. Scarpa: Non si può dire che in Italia manchi la libertà di stampa, ma ci sono delle differenze, ci sono dei luoghi come la rete o piccole case editrici dove puoi scrivere liberamente ma senza raggiungere il grande pubblico. A differenza di quanto si pensava una decina di anni fa il sistema reticolare di una informazione orizzontale aperta a tutti non ha sostituito il sistema centrale rappresentato dalla tv e dai grandi giornali. In sintesi solo se passi dal Premio Strega, da Miss Italia o da Sanremo tutti ti vedono e ti leggono. Ferrucci: L’Italia è l’unico paese in cui il numero di persone collegate alla Rete è diminuito, forse hanno buttato i modem nel cestino. In America Obama ha costruito una parte della sua campagna elettorale su Twitter e Facebook, da noi mancano blogger famosi o siti d’informazione che siano riusciti a raggiungere una certa visibilità. Quasi le otto, devo prendere il treno, esco mentre Tiziano Scarpa racconta dei suoi scritti corsari pubblicati in luoghi della rete poco frequentati o con editori che non sono al centro del sistema stellare. Una signora con giacca leopardata e lenti spesse che le ingrandiscono gli occhi mi precede e commenta: sè vero che sè un po’ vanitoso sto scarpa e poi o dise anche , ma anca questa se na forma de vanità. Uscendo in calle aggiunge: però i potea ciamar qualcuno che non fusse d’accordo, è mancà il parer contrario. Mentre sgaiattolo tra le calli verso la stazione cerco di entrare con gli occhi nelle finestre illuminate dei palazzi, penso alla libertà di stampa, questa volta senza parentesi, ad una possibile definizione, a chi decide l’agenda dell’attualità, direi il mercato visto che il giornale è un’azienda , ma anche le fonti primarie, politica, magistratura, che peso ha il doppio il filo che lega il giornalista alle fonti, e infine se non puoi uscire dal main stream mercantile o da quello che il caporedattore ha deciso di mettere in pagina sei ancora libero? Sì, di scrivere sul tuo blog che non legge nessuno. Binario 14, sono arrivato con cinque minuti di anticipo.
P.S. Nicolas Bouvier fantastico! Ciao

Anonimo ha detto...

grazie m.a.o del bellissimo racconto-reportage (tiziano è comunque un amico)...
e grazie simonetta delle parole, che mi incoraggiano, e molto, e mi toccano molto. intimamente, appunto...
beppe

Anonimo ha detto...

Forse le parole non smuovono il mondo( smuovono il nostro mondo?) ma possono circondarlo e renderlo visibile :-))

specchio

Anonimo ha detto...

grazie. sì.

Anonimo ha detto...

caro beppe
te lo volevo dire subito, a "pezzo" appena uscito, e te lo avevo anche anticipato al telefono, ma mi sembrava un commento di parte, un giudizio che si poteva scambiare per benevolenza.
ora dopo 8 commenti invece posso lasciartelo e coincide esattamente con il primo "Falli sempre così i tuoi pezzi sull'Unità!..."
un grande abbraccio
e per una lentezza mi rifaccio con una velocità, commentando l'acchiappafantasmi di oggi:
peccato che non ci sia piu' la nebbia di una volta! dove si potevano incontrare i volti degli amici e l'Eco delle parole dette
ciao piumalarga

Anonimo ha detto...

caro sergio, tu eri stato il primo a dirlo (sullo stile dell'acchiappafantasmi). bello "l'Eco delle parole dette"; anche perché da un po' d tempo semba proprio un'eco, un ripetitore con altoparante di parole e pensieri intimi (dagli elenchi alla nebbia); quasi quasi mi disturba...
beppe