9/13/2009

Come salvare la vita (e la politica)


“La mia vita fu salvata dal rock’n roll”, disse una volta il regista Wim Wenders (e lo scrittore austriaco Peter Handke ripeté una cosa simile). Ma cosa vuol dire "salvata"? E il rock è solo una musica? Un bel film inglese uscito da poco, I love Radiorock, risponde a entrambe le domande.
E’ la storia vera di una radio pirata che nel 1966 trasmetteva 24 ore al giorno musica rock da una nave, anch’essa pirata, al largo della Gran Bretagna. Racconta l’ossessione del governo inglese conservatore di allora di sopprimere a ogni costo quella radio pirata, ascoltata ogni giorno da 25 milioni di persone, più di metà della popolazione britannica, influenzate dalla sua musica entusiasmante: la pura gioia di Sunny Afternoon e All Day dei Kinks, Hang on Sloopy dei Mccoys, di Beach Boys, Who, Jimi Hendrix ecc. (E le immagini della vita quotidiana degli ascoltatori della radio sono belle e compassionevoli come foto di Luigi Ghirri). Un film di sesso droga e rock’n roll che è soprattutto storia di una battaglia culturale, cioè politica, vincente. Il film termina coll’affondamento notturno della nave (mentre suona, ultima canzone, la romantica A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum). E se il primo ministro aveva deciso di lasciare affogare tutta l’equipe di Radio Rock, decine di barche di giovani e fan vennero all’alba a salvarli. Il rock’n roll, canterà più tardi Neil Young, “will never die”. Tutto qui?
Quando sono uscito dal cinema (Roma, Campo de’ Fiori), la fiumana notturna di giovani e meno giovani consumatori senza scopo, la stessa che in altre città, sembrava fatta di morti. Il contrasto tra l’opacità di oggi e la vividezza del film mi è sembrata insopportabile. Pensate: milioni di persone fecero politica per mezzo di una musica condivisa, lottarono per cambiare la propria vita e affermare dei valori. Oggi, mentre si confronta il prossimo “autunno caldo” a quello di quarant’anni fa, quando (1969) gli operai divennero soggetto politico e saldarono le loro lotte a quelle degli studenti, la realtà offre il desolante spettacolo di una frammentazione di proteste individuali e disperate, che implorano dai tetti lo sguardo della tv, ignorando che è proprio quell’occhio di Grande Fratello ad aver estirpato la capacità di essere soggetti, e quindi di lottare. La verità è questa, soprattutto: che nessuna politica è possibile senza una battaglia culturale.

(una versione appena più ridotta su l'Unità, 13 settembre 2009, rubrica acchiappafantasmi), col titolo "Suoniamo la politica")

3 commenti:

fabio ha detto...

Ho amato moltissimo questo film. Ho invidiato quegli anni, io che di anni ne avevo forse quattro, a quei tempi.

Anonimo ha detto...

ehh... capisco. e non è questione di età, infatti...

simonetta melani ha detto...

Sono pienamente d'accordo con te.
Non si capisce fino a che punto dovremmo arrivare per una presa di coscienza sullo stato attuale. Cosa manca?
C'è come un'attesa spossante in aria. Un tempo grigio e gravido... ma non piove.