5/15/2007

Sullo scrivere un blog

Ieri l'amica Lipperini, nota giornalista e blogger, mi ha coinvolto in un gioco di dichiarazioni, ovvero i cinque motivi, scrive, per cui vale la pena scrivere un blog. Lei li ha elencati in modo onesto e intelligente. Quello che mi imbarazza, avendolo da poco e all'interno di un mio sito ancora in costruzione, è che in passato i blog li ho sempre presi un po' in giro, additando anche troppo facilmente la loro autoreferenzialità: non tanto dei singoli scriventi, ma autoreferenzialità del genere cui appartengono: i blog parlano sempre di blog (come a volte i giornali parlano di altri giornali: come un mondo a parte). E dunque, perché aggiungersi?
Innanzitutto per prova: se mi stufo smetto.
Poi per il piacere di non essere virtualmente solo anche quando sono solo. Nel post inaugurale, in febbraio, scrivevo che per anni avevo tenuto un diario al computer, e immaginavo di non essere solo scrivendo. Era un modo di uscire, di aprire una finestra. E il blog allora è per me un aprire una finestra, essere in contatto col mondo anche quando sono da solo (nulla è più solitario che scrivere).
Poi c'è il fatto che io chiamo "archivio", parola importante e dai sensi oggi sempre più ampi e sfumati: documentario, testimonianze, indizi di qualcosa che può servire, cose da non buttare via ma da mettere da parte, cose informi che forse hanno una forma che ancora non riusciamo a vedere, ecc. ecc. Altra ragione per scrivere quella nebulosa che si chiama blog. In realtà si scrive sempre per se stessi e a se stessi (se si è scrittori) ma il fantasma dell'altro (sic) è di grandissimo sostegno, nonché in fondo il vero motore (sembra contraddittorio, e lo è: ma si scrive per sé e per l'altro, dove l'ultimo "per" suona come quello di "una sonata per pianoforte").
Non escludo quindi un giorno o l'altro di postare lì, come se niente fosse, il primo capitolo del "romanzo" che sto scrivendo, e che risulta strano a me stesso (buon segno, so per esperienza) per vedere che effetto fa...
Poi mi accade che quando faccio un'esperienza, un'esperienza che ancora non ho elaborato (anche leggere un libro), invece di mettermi lì e fare un articolo per un giornale, lo scrivo nel blog: cosa assolutamente antieconomica, perché i giornali mi pagano, il mio blog no. Ma vuoi mettere la libertà di modi e di tempi?
Poi mi vengono in mente altre cose. Ieri su un settimanale on line (alicenonlosa) che fanno a Parma, dove ho sciaguratamente (per me) accettato di essere candidato in una lista di sinistra per le elezioni amministrative, è uscita un'intervista a me, con tanto di commenti dei lettori. In esse un signore mi apostrofa come "il paradigma dell'intellettuale, o sedicente tale, con l'aggravante di essere di sinistra", ecc. ecc. (del genere: quando sento la parola cultura cerco con la mano la pistola). Mi ha talmente intrigato questa figura che credevo mitica o scomparsa che gli ho risposto. Quei commenti, ovviamente, sono un blog collettivo, come è un blog quello in cui i "centoautori" di cinema (ne parlo in un post di qualche giorno fa) si sono organizzati per smuovere le cose sulla politica del cinema in Italia. Insomma, la dimensione politica, pubblica, del blog. Tornando al signore di Parma, mi è venuto in mente per una serie di associazioni di idee lo stile epigrammatico di Pasolini, le sue polemiche, le sue vicende giudiziarie, e ho pensato che avere un blog è uno strumento che potrebbe essere tagliente e lapidario come il suo Orson Welles che ne La ricotta attacca il giornalista, "normale", quindi intrinsecamente "fascista", o come quei versi che PPP dedicò a un suo avversario: "Sei così ipocrita / che quando l'ipocrisia ti avrà ucciso / sarai all'inferno / e ti dirai in paradiso".
Il blog allora non solo come un diario (aperto), uno snodo postale (lettere, scrittura destinata, epistolarità nel senso più alto), ma come palestra possibile di una non-normalità, di una ricerca, trasformazione e transito di idee, di una pratica dei margini, della sperimentazione, dell'insubordinazione (meglio in francese: della insoumission), di una parola civile. Quella che ancora cerca una forma, e forse l'ha già trovata e non lo sa.

13 commenti:

La Lipperini ha detto...

Sapevo che avresti scritto cose importanti...Grazie Beppe, mi dai da pensare.

MarianOne aka X-Mar aka Marialdone ha detto...

Cose importanti è belle.....credo che frequenterò spesso...

Saluti

lapsuscalami ha detto...

Non ero mai capitata sul tuo blog, per questo ringraizo intanto la lipperini per avermi concesso la possibilità di acchiappare il tuoi nome....volevo solo dire che i tuoi cinque punti sono ciò che di meglio ci si può aspettare da un "giochino" per dibattiti ispirato dai Blogger stessi, e che forse sono più d'accordo con te sul punto di partenza nel quale specifichi l'autoreferenzialità un pò ridicola dei Blog che parlano dei blog. E' che penso non ci siano troppe scappatoie in un universo multimediale dove chiunque può infilarsi e agire. Così scambiamo informazioni, idee, devastazioni mentali, scherzosi chiacchiericci...e cerchiamo una comunicazione più o meno stabile.
tutto qui....bellissimo blog, il tuo.Ciao

Beppe Sebaste ha detto...

grazie a voi... quando la comunicazione funziona, cioè arriva a destinazione (cosa che non è mai, mai assicurata, e questo suspence è il bello delle lettere), qando arriva addirittura ad essere condivisione, allora uno pensa che sì, beh, in effetti il blog non è male... saluti cari, beppe

Rossana ha detto...

Tu mi ristori la menteeeeee...Sto da giorni in crisi a proposito di cosa dovrei farne del mio blog (da qualche giorno l'ho messo "privato" per intanto pensarci continuando a scrivere le mie scemenze)e le tue riflessioni mi rinfrescano le idee...Ancora una volta grazie.

diamonds ha detto...

che il mercato editoriale fosse paragonabile a un acquario presidiato da squali ferocissimi ne avevamo già preso atto.Continua a stupirci invece come una prosa sensitiva come quella che nutri riesca a non farsi ingabbiare nello stesso

Beppe Sebaste ha detto...

intanto, diamonds (e rossana, certo) grazie di quello che sono certo è un complimento, oltre a uno spunto di pensiero. ma volevo soprattutto dirto che la foto della camea da letto sul mare(^) che si vede apremdo il tuo blog., è stupenda (me ne ricorda una simile in bianco e nero di un fotogtrafo svizzero tedesco di cui ora mi sfugge il nome). sull'ingabbiare: il peggiore servizio che dà l'industria editoriale è di spegnere, non racchiudere. cioè disperdere. avete presente il famoso spot di gandhi che parla in videotelefono e internet in tutto il mondo? beh, se avese potuto parlare così, saebbe stato ignorato, il suo "messaggio" si sarebbe aggiunto ai tanti pullulanti di pubbloicità e simili diventando invisibile o nullo. idea della dispersione... ciao, b.

Anonimo ha detto...

Caro Beppe Sebaste,
ho deciso di riportare qui di seguito l'intervento che non mi è stato possibile inserire nel blog www.alicenonlosa.it sul quale Lei ha rilasciato un intervista, in occasione della sua candidatura alle elezioni di Parma. Mi è dispiaciuto, come al solito leggere commenti di un lettore che, credendo di fare politica ti ha offeso ignobilmente: in verità ha offeso solo se stesso.
Davide Tedeschini

...mi sento in dovere di intervenire in questa discussione relativa alla domanda posta sul blog: se esista o no una cultura di destra. E lo faccio senza offendere Beppe Sebaste, figura che io rispetto da quando ho letto alcuni suoi articoli sul noto quotidiano La Repubblica (e anche da prima): non si offenderà se occupo un pò del suo spazio, è un gentiluomo.
Se sia esistita in Italia una cultura del genere, una cultura di 'destra' questo lo provano con evidenza i numerosi munumenti ai caduti in guerra. Anche i risultati sono stati evidenti, per i nostri nonni, genitori, amici che non ci sono più a causa, ebbene sì, del Fascismo.
Dal 1944 è finita la cultura di destra. Si può a ragione dire che una cultura di destra in Italia non esiste. L'Italia è stata l'Italia perchè in 50 anni di governo la Democrazia Cristiana ha lasciato la cultura al P.C.I. tenendo l'm.s.i sempre all'1%: questo il pregio della D.C., un partito popolare antifascista, che ha collaborato col P.C.I. per anni, anche varando leggi in suo favore, in favore dell'opposizione, per governare in pace il Paese. L'unica cultura che può avere la destra è forse il liberalismo, proposto da Forza Italia, pur essendo tale partito criticabile a ragione di tante altre ambiguità, ma non è 'destra'. Perchè dico questo?
Forza Italia ha circa il 30% dei consensi, 1 italiano su 3, mentre 1 italiano su due alle scorse elezioni ha votato lo schieramento che a Berlusconi faceva riferimento. Se per cultura di destra si intendeva in questo blog, (alicenonlosa.com n.d.r.) la cosìddetta 'destra sociale', mi rammarica non aver mai avuto alcun esempio di letteratura, nè di cinema, nè di arti visive relative a questo tipo di cultura e non capisco quali siano le persone di destra da rispettare, se non quei poveri vecchi che hanno fatto la guerra e la resistenza.
La cultura è di per sè intercultura, un concetto che fino a poco tempo fa era considerato di sinistra e che può essere più o meno radicale, oggi divenuto di tutti. Potrei fare un elenco delle cose di sinistra che sono divenute di tutti i cittadini, il servizio civile per esempio, nato come obiezione di coscienza: a dir la verità le cose non nascono nè di sinistra nè di destra. Esistono però verità incontrovertibili: se in 50 anni di prima repubblica tutti quelli che si sono occupati di cultura sono stati a 'sinistra' è evidente che oggi non esistono radici per una cultura di destra e Beppe Sebaste nè è la conferma, dal momento che non dice cose di sinistra, ma di tutti i cittadini.
E' forse di sinistra la dignità? l'uguaglianza? i diritti? l'affetto per le persone? la memoria? la testimonianza? la giustizia? la povertà come la ricchezza?
Nello schieramento della Casa delle Libertà è evidente come numerosi elementi abbiano radici nel socialismo e nella cultura popolare, che, come voi saprete, sono stati sempre di sinistra, essendo queste categorie assolutamente fittizie e alle quali Beppe Sebaste, non attribuisce particolare importanza. Concludo ringraziando Beppe Sebaste e spero di essere stato chiaro, come dice Beppe Sebaste sul suo Blog:
"Il problema non è mentire, così come la soluzione non è la verità."

Anonimo ha detto...

Ho imitato l'esempio di Davide Tedeschini, ho visitato quel sito, alicenonlosa. Sebaste viene insultato (non da tutti, per fortun) in modo abbastanza ripignante: "intellettuale" lì è già un insulto. Forse dovremmo tuti lasciare commenti di solidarietà, anche se non siamo di Parma. Laura

Anonimo ha detto...

good start

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

Anonimo ha detto...

eh... amazing ..