1/05/2014

per il poeta Pier Luigi Bacchini


   
Da Visi e foglie: 
   "Gli spazzini fanno mucchi umidi, / gialli e marroni e rossastri - vinacce, e un verde macerato / fresco, e se io mi coricassi su quei mucchi ad abbracciare / l'alba, / a sentire tutta quella bellezza morta, come uno straccio, gli spazzini / potrebbero / farmi interrogare. E allora come potrei dire / questo mio amore inconsulto / per le panchine, che hanno sopportato tanta pioggia / e tante foglie, e tanti sederi di amanti e di vecchi / e di sentimentali come me - Questi viali. Ma non sentite / che questo viale è un urlo? E' lungo. Non vedete non udite che è troppo lungo per una capacità di sopportazione / umana / - molti si arricchiscono / dentro le loro botteghe con le mani unte e le guance rosse." (...)


All'età di 86 anni se ne è andato questa mattina il poeta Pier Luigi Bacchini, il cantore della Natura e della scienza che alcuni mesi fa Mondadori aveva celebrato con un Oscar. Bacchini viveva sulle colline di Medesano (Parma), un luogo che aveva scelto e che amava tantissimo. Nel 2005 aveva ricevuto il Premio Sant'Ilario.
Era un meraviglioso poeta, soave e tenace, e mi onoravo della sua amicizia e stima come di un bene inestimabile. I suoi haiku (Cerchi d'acqua) mi fecero capire che con Giovanni Pascoli era il più padano dei poeti orientali, e proprio come un Basho o un Ryokan si era da tempo ritirato sulle colline di Medesano, che d’autunno assomigliano agli orizzonti delle chine cinesi. Non era solo un poeta di cose vegetali, minerali, creaturali. Le poesie di Visi e foglie dicono il desiderio di sprofondare nei mucchi di foglie gialle prima che gli spazzini le portino via, il nostro comune “amore inconsulto per le panchine”, mentre “molti si arricchiscono / dentro le loro botteghe con le mani unte e le guance rosse”, la nostra comune meravigliosa disperazione urbana in una città (parlo di Parma) unica al mondo ad avere il miracolo toponomastico di un «viale delle Rimembranze».


Il 12 settembre 2003, su l’Unità, scrissi un articolo dal titolo "Gli splendidi haiku padani di Bacchini". Ma il 25 giugno 2002, sulle stesse pagine della cultura de l’Unità, fu pubblicato questo intervento di Pier Luigi Bacchini (“Con lei la morte diventa pietas”) nella serie-dibattito sulla poesia - “Così inutile, così sovversiva” - partita da un mio scritto. Riporto qui il testo di Bacchini:
   Un fiato di morte che ci inseguisse in ogni momento, tanto da improntare i nostri atti, sarebbe insostenibile: ci ridurrebbe al fallimento, all’immobilità. Tuttavia un ripetuto memento mori potrebbe essere salutare per le nostre ammorbate città, ammansirebbe la «lupa», limiterebbe l’«usura» e la mancanza d’amore che rende «desolata la terra». Ma è la natura stessa con la fertilità dei suoi cicli vitali che si oppone a questa consapevolezza, e ci carica di avida violenza, aumentando così i mali dell’esistere. Eppure i cicli vitali si continuano nella morte, e il vortice che trascina l’universo nei processi evolutivi (cosmico, geologico, vegetale, animale, spirituale) contiene il seme della distruzione. Quella composizione poetica dunque che non emanasse pensiero di morte, quale metro per intendere la vita, mancherebbe della fondamentale verità, darebbe una rappresentazione falsata della vita. Nell’autentica poesia c’è l’intima presenza meditata della morte. Poiché la poesia è bellezza, gioia (essa è vita), sùbito viene appresa dall’uomo e con lei la coscienza continua della morte, che penetra in lui col vigore appunto dell’amata vita. Così il pensiero di morte, rifuggito dall’uomo, si trasforma in ritmica memoria, e diviene naturalmente giusta misura e guida delle sue azioni. La morte attraverso la poesia si trasforma in pietas: «...Ecco/i funebri poeti, rattristano la forza/bisbigliano all’orecchio dei legislatori».
BIOGRAFIA: Pier Luigi Bacchini, nato a Parma nel 1927, dopo la maturità classica intraprende studi di medicina, poi interrotti per la carriera letteraria. Esordisce nel 1954 con una raccolta poetica «Dal Silenzio d’un nulla» (Schwarz, Milano) che ha come premessa l'autorevole giudizio di Francesco Flora. Seguono le raccolte «Canti familiari» (De Luca, Roma, 1968) e «Distanze fioriture» (La Pilotta, Parma, 1981, Premio Pontano, Napoli ) . Con la raccolta «Visi e foglie» (Garzanti, 1993), gli viene assegnato all'unanimità il prestigioso Premio Viareggio per la poesia. Nel 1999 pubblica «Scritture vegetali» (Mondadori) che si aggiudica i premi San Pellegrino 2000, Insula Romana, Rhegium Julii, Ragusa e altri. Nel 2003 pubblica «Cerchi d’acqua» (Garzanti) che merita il premio Giuseppe Giusti (Monsummano Terme). Al 2009 risalgono i Canti territoriali e nel settembre 2010 con i "Canti territoriali" si aggiudica il Premio Brancati. E nel 2013 è arrivato il volume degli "Oscar Mondadori" a lui dedicato. Alcuni suoi scritti sono stati accolti nell'Almanacco dello Specchio (Mondadori, 1978), nell'antologia Poeti italiani del secondo Novecento (Mondadori, 2004) e in altre antologie (Garzanti, Einaudi, Crocetti). Suoi versi sono stati più volte editi dalle maggiori rivisti letterarie italiane come «Paragone» e «Nuovi Argomenti» e da quotidiani come il «Corriere della sera» . La sua opera narrativa «L'ultima passeggiata nel Parco», edita da Mup (Monte Università Parma) è stata pubblicata nel 2003, ed è entrata nella collana dei «Narratori parmigiani», che è stata venduta insieme con la Gazzetta. Ha conosciuto e avuto la stima di diversi poeti come Salvatore Quasimodo, Mario Luzi, Attilio Bertolucci, Carlo Betocchi, Giovanni Giudici e di Cesare Garboli. Ha tenuto (anche su iniziativa del Ministero dei Beni Culturali) incontri, letture e conferenze in varie città d'Italia, e, all’estero, all'università di Lund (Svezia).

4 commenti:

Giuseppe Barreca ha detto...

Un giusto omaggio a un poeta...

Rita Loprete ha detto...

Condivido... Un omaggio dovuto

Maria Pia ha detto...

grazie !Ho condiviso ...MPia Q

Anonimo ha detto...

Grazie, Condiviso...da MPia Quintavalla