9/18/2011

Rewind: la mia prima rubrica su l'Unità, "Sunday morning" (2002)


Su l'Unità diretta da Furio Colombo, il 4 agosto 2002 avviai una rubrica domenicale, Sunday morning. (Poi la cessai... poi ne feci un'altra, I Lunedì al sole, ecc.ecc., ma è un'altra storia...).
Questa che segue è la rubrica n. 1, la prima, di apertura - senza nostalgia, solo riguardo (be kind, rewind). Ah, il logo era tratto da un dettaglio di questo quadro a olio di Cathy Josefowitz, Breakfast.

Sono tante le domeniche delle canzoni e dei film. A volte terribili, come un’aspettativa di dolcezza in cui irrompe il tragico (Bloody Sunday, o Vivement dimanche). Più spesso noiose: il pacchetto delle paste, e a casa il brodo e il lesso con tutta la famiglia. La domenica assomiglia allora a un giorno feriale di Marino Moretti (“E’mercoledì. / Piove. / Sono a Cesena…”), quando il poeta crepuscolare si trovava al matrimonio della sorella; o al “gelato al limon” dello stralunato turista al mare di Paolo Conte.

   Ma c’è la stupenda canzone dei Velvet Undeground a ispirarci, Sunday morning, con quella specie di carillon elettrico insieme malinconico e gioioso, come la voce di Nico o di Lou Reed, intensa e asciutta come occhi lavati dal pianto, o dal vento.
   La domenica, allora, può voler dire svegliarsi col sole già alto senza nessun senso di colpa, guardare l’estate negli occhi dell’amante. Essere beatamente spaesati e sospesi, mangiare fuori orario e fuori pasto, passeggiare nel parco o per le strade vuote, essere fuori luogo. Leggere i giornali al bar come se niente di tutto questo ci appartiene. Provare la sottile sinestesia dell’andare al cinema di pomeriggio e uscire col sole addosso da quel sogno nella sala oscura.
   Domenica mattina può essere l’inizio di una giornata perfetta, quando, anche senza ironia, il paesaggio urbano si rivela elegiaco come gli oggetti ordinari della pop art, e i nostri gesti sono perfetti in virtù della loro semplicità, come un’andatura sciolta e elastica, come accontentarsi, essere in ciò che si fa. E’ quello che racconta un’altra canzone di Lou Reed, A perfect day: “Proprio una giornata perfetta / Sorseggiare sangria nel parco / E più tardi quando fa buio tornarsene a casa / Proprio una giornata perfetta / Dar da mangiare alle bestie dello zoo / Poi un film, e infine a casa”.
   Non sempre in “Sunday morning” parleremo di una giornata perfetta: non sono tempi allegri per questo Paese. Coraggio: se tutto può essere sinonimo d’amore, come rivelava Victor Sklovskji (Zoo, o lettere non d’amore), tutto è anche sinonimo di politica, intesa come attenzione alla vita. Ho letto che lo scrittore di fantascienza William Gibson pensava come sua epigrafe ideale un verso di Sunday morning: “attento ai mondi dietro di te”. E’ quello che cercheremo di fare qui, in questa rubrica: guardare con attenzione a quello che accade, che è nascosto a volte dalla sua stessa evidenza, o da quello che i giornali dicono che accade. Raccontare storie, news che restano tali anche dopo averle lette. Ogni domenica mattina.

2 commenti:

Rossland ha detto...

Non ce l'ho, un perché...
Leggendo questo tuo post, di domenica mattina, e prevedendo che avresti citato A perfect Day di Lou Reed cinque righe prima che effettivamente tu lo citassi, mi viene istintivo dedicarti questo pezzo di Crosby, Still, Nash&Young.
Buona domenica.

Beppe Sebaste ha detto...

grazie. un bacio. b.