8/09/2009

Horror italiano

Mentre su Facebook circolano le 10 domande di Johnny Palomba a Berlusconi, parodia in romanesco di quelle che Repubblica da mesi rivolge al capo del governo, la prima delle quali è “perché cuanno che vado allestero e dico devenì dallitaglia laggente se mette aride?”, io penso da tempo che per descrivere la realtà del nostro Paese occorre usare piuttosto le categorie del genere horror. Venerdì, lo stesso giorno in cui il premier puttaniere ha attaccato la stampa e la tv pubblica, quest’ultima ha opportunamente trasmesso in prima serata, su Rai Tre, il documentario Dittatura, di Enzo Antonio Cicchino, storia del fascismo in Italia dal 1919 al 1943. Avvincente. Agghiacciante. Tutte cose che dovremmo sapere a menadito, ma non si raccontano più, neanche a scuola, meno che mai nella letteratura. (Quanto ai politici, da tempo sono troppo occupati a legittimare se stessi per contrastare i nuovi fascismi). Quindici anni prima delle leggi razziali la violenza del regime era già atroce: arresti, deportazioni, fucilazioni: “Se il partito fascista è un’associazione a delinquere – dichiarò Mussolini in Parlamento rivendicando il delitto Matteotti – io ne sono il capo”. Segue la messa al bando dei giornali, dell’opposizione, delle notizie - tutti reati contro lo Stato. Cinegiornali dedicati solo alle vacanze allegre, allo sport, alle cazzate. E’ evidente che il berlusconismo ne è la vertiginosa evoluzione pubblicitaria. La neo-lingua, la negazione dell’evidenza, lo sradicamento della verità, l’ostentazione della forza. La gente lo vota, lo ama? Già, la manipolazione della mente. In 1984, il capolavoro horror di George Orwell (1949) si legge: “Che scrivesse o meno “Abbasso il Grande Fratello!” non faceva differenza alcuna: [...] la Psicopolizia lo avrebbe preso lo stesso. Aveva commesso [...] quel reato fondamentale che conteneva dentro di sé tutti gli altri. Lo chiamavano psicoreato”.

(rubrica domenicale "acchiappafantasmi", l'Unità

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