3/04/2008

Rewind

Un amico mi ha regalato per l'ultimo Natale un abbonamento al manifesto. A volte mi dimentico di prenderlo (ho portato i tagliandi a un'edicola vicino a casa), e spesso mi leggo parecchi numeri arretrati di fila. Comunque sia, sul manifesto di ieri (on line il giorno dopo, quindi funziona per questo post) c'è questo articolo di Rossana Rossanda che dice in modo perfetto, già nel primo paragrafo, quello che pensiamo, credo, in tanti. Almeno io lo penso. Non sembra che qualcuno abbia premuto il tasto rewind, e la realtà stia andando vertiginosamente all'indietro? Non c'è bisogno di essere estremisti per constatare quanto segue:
"Siamo tutti adulti e vaccinati, non facciamo finta che queste siano elezioni come le altre. In ballo non è solo un cambio di governo, ma la cancellazione dalla scena politica di ogni sinistra di ispirazione sociale. Questa è la novità, reclamata ormai non più solo dalla destra ma dall'ex Pci, poi Pds poi Ds e ora confluito, assieme alla cattolica Margherita, nel Partito democratico. E' l'approdo della «svolta» del 1989 e il suo vero senso: non si trattava di condannare le derive del comunismo o dei «socialismi reali», ma di stabilire che il capitalismo è l'unico modo di produzione possibile. Ci sono voluti diversi anni di manfrina ma ora Veltroni dichiara tutti i giorni che la sola società possibile è quella di «mercato», e a governarla «democraticamente» bastano due partiti come nel modello anglosassone, uno più «compassionevole» e l'altro più feroce. Che ci sia un conflitto di classe fra proprietari e non, che i primi possano sfruttare, usare e gettare i secondi, che questi siano riusciti a conquistarsi dei diritti extramercato è stata una favola cattiva, che ha seminato l'odio e spezzato l'armonia del paese. Operai e padroni sono egualmente lavoratori, hanno un interesse comune che è l'azienda, anzi il padrone, detto più benevolmente l'imprenditore, vi rischia di più il suo capitale, mentre l'operaio solo il suo salario. Veltroni ha così liquidato due secoli di lotte sociali e ridotto la democrazia secondo il modello americano a sistema elettorale e poco più. Il suo «riformismo» non mira, come quello delle socialdemocrazie, a correggere il capitale: ma a «riformare i diritti del lavoro» fino a farne, com'era all'inizio del XIX secolo, una merce come le altre, abolirne ogni regolamentazione a cominciare dalla durata."
Il resto dell'articolo - intitolato "Acque torbide" - se volete potete leggerlo qui:

2 commenti:

rossana ha detto...

Già, concordo. In questo passaggio "..l'imprenditore, vi rischia di più il suo capitale, mentre l'operaio solo il suo salario." quello che viene dimenticato di dire (ma che è, dal mio punto di vista, cruciale, è che "il salario" è il "capitale" del lavoratore. Nel senso che quel salario dovrebbe essere inversamente proporzionale al valore di quella fatica, al valore delle capacità messe a disposizione. Quel lavoro è parte integrante della costruzione del "capitale" dell'imprenditore. Non essendone slegato, per parlare di "stare sullo stesso piano" di lavoratore e impresa, quel valore non può essere stabilito unilateralmente dall'impresa o dalla politica. E mi fermo perché se finiamo a parlare della contrattazione finisco nel pantano e non è mattinata. Quel "solo il suo salario" è la cosa che mi urta in modo particolare..Esprime, realisticamente, ciò di cui sembrano nei fatti tutti convinti: il lavoratore è sostituibile..E in un mercato del lavoro dove la richiesta è sempre superiore alla domanda, la svalutazione avviene perché questo mercato del lavoro è "drogato" da cattive regole fatte da cattive parti sociali. Cattive in quanto in malafede....Ciao..

Anonimo ha detto...

ciao, grazie. hai ragione. e leggendoti stavo pensando a come siamo effettivamente ridotti: a parlare di cose e con parole ottocentesche, già "superate" dal cosiddetto socialismo scientifico (Marx). Poi nomini giustamente il "mercato del lavoro", e m viene in mente che anni favolevo scrivere una cosa che tenesse conto anche del bellissimo romanzo d Valerio Evangelisti "Noi saremo tutto", che raccontando dell'intreccio tramafia e sindacati nei porti americani degli anni '30 e '40 illumina il vero significato di questa formuletta: mercato del bestiame, uomini come vacche e buoi, comunque sia speculazione e compravendita legale e illegale. Sì, il lavoro è merce. Ci ricordiamo che cosa significa "merce"?
beppe s.