11/12/2007

Brutti, sporchi e cattivi (ma soprattutto poveri)

Sono tornato stanotte da un giro di impegni - letture soprattutto - in vari posti dell'Emilia. Una di queste era una lettura collettiva in memoria di Giorgio Messori, mio compagno, per anni, di scrittura, di viaggi, soprattutto di soste (vorrei dire di panchine). Ne ho approfittato per fare qualche sopralluogo sulle panchine, infatti, per vedere il mondo che si vede dalle panchine, là dove ancora ci sono. A Reggio Emilia ci sono, l'amministrazione, criticata e criticabilissima dagli amici, le ha moltiplicate, e non è demagogia: è confortante. Vorrei anche cogliere l'occasione per dire che la campagna che si sfoglia scendendo dai comuni collinari di Reggio Emilia è un paesaggio che è ancora paesaggio, nessun mostro geometrile o architettonico, molto verde e case basse, niente di speciale insomma, ma in realtà eccezionale nello scempio della provincia (e non solo) italiana. Ormai è ufficiale: nonostante altri mille progetti in corso d'opera, devo consegnare un libro sulle panchine per fine anno, e assomiglia anche troppo a una mia autobiografia: una vita sulle panchine. Ma vorrei che fosse anche un piccolo viaggio in Italia (e qui lancio un appello agli amici scrittori e non: raccontatemi, descrivetemi, segnalatemi delle panchine che vi colpiscono, che vorrei raccontare nel libro raccontando voi).
Ma mentre ero in viaggio, e prima, e anche adesso, c'è in atto una doverosa mobilitazione, dietro le quinte, per reagire all'ondata nazista (non trovo parole più aderenti ai fatti) scatenatasi dopo l'assassinio di una donna a Roma da parte di un rom. A parte l'equivalenza tra rumeni e rom (qualcuno ha segnalato che ormai non si sottilizza più per le vocali diverse, e che gente colta chiama i rumeni "romeni"), quello che agghiaccia e fa accapponare la pelle è l'orizzonte, nei discorsi, di una liquidazione dei rom, degli zingari, come unica "soluzione" a un problema gonfiato a dismisura. Il solito schema, la solita arma di distrazione di massa, come i lavavetri. L'infelicità e la disperazione sociali e culturali hanno ben altra causa e fonte in Italia, ma è facile fare massa e credere a un nemico. Le svolte totalitarie hanno sempre seguito questo schema. E tralascio di parlare del fatto che nessuno chiede la deportazione di statunitensi dopo l'assassinio di Perugia ad opera forse di tre bravi ragazzi, una dei quali di Seattle (per esempio) ... Il problema che dovrebbe coinvolgere chiunque è questo: la possibilità di esistere, la possibilità di essere singolari e plurali, di avere diritti di diversità e diritti di uguaglianza, insieme e allo stesso tempo. E viveversa la criminalizzazione di esistenze, etnie, apparatenenze, profili individuali e collettivi di persone... E' il problema secolare dell'antisemitismo, nato e cresciuto perché ai bianchi cattolici omogeneizzati fin dal Medioevo stava sulle palle chiunque fosse insieme uguale e diverso. Rileggiamo e ripubblichiamo le pagine su "lo straniero" di G. Simmel, definito come colui che arriva oggi e NON parte domani, ma resta qui ad arricchire le nostre modalità di vita residenziale con quella qualità speciale e feconda, di straniero e stanziale. A Roma ci sono gruppi di persone, artisti, ricercatori ecc. che hanno lavorato molto sui rom, per esempio il gruppo Stalker (che tra l'altro è alle spalle del libro di Francesco Careri Walkscapes (Einaudi), con pagine molto belle sulle periferie, sul camminare, sul nomadismo, sugli interstizi urbani) e l'Osservatorio nomade, o Angela Landini, che sta montando un film bellissimo sui rom sloggiati dall'area del Mattatoio...
Io ho poi notato questo, nei desolanti e struggenti servizi televisivi sui rom e sui rumeni (famiglie di lavoratori sloggiati dalle loro residenze miserabili, picchiati in quartieri di periferia da bande di giovani fascisti): alle loro spalle si vedono sempre delle panchine e dei giardinetti commoventi, e da questo non posso prescindere nel mio libro sulle panchine, che già in origine aveva preso le mosse dalla guerra contro i poveri che si combatte ormai da molto tempo in questo Paese e altrove... Ultima segnalazione: nel sito della Lipperini (Lipperatura) è in corso un intenso dibattito su questi argomenti...
P.S. Ricevo un documento statistico appena realizzato dall'INAIL, che parla di incidenti sul lavoro, di morti bianche: tra i dati, il fatto che la più alta percentuale di morti (bianche) sul lavoro (spesso nero) è di lavoratori di nazionalità rumena. Avrei voluto che un giornale, in questi giorni, aprisse con questo titolo...

9 commenti:

rossana ha detto...

Ciao. Già.E come non mettere insieme le notizie di queste ore...come non chiedersi come (si può facilmente immaginare come) sia possibile che nel giro di pochi minuti questi gruppi si muovano con un'organizzazione che mi ricorda lo squadrismo di vecchia memoria?Posso mettere un link da me a questo post?ciao.

lucia ha detto...

Anch'io avrei voluto che un giornale parlasse dei morti sul lavoro rumeni, e non morti bianche ma in nero.
Anche a me interessano le panchine, circa un anno fa ne feci un post, vorrei inviartelo ma non trovo il tuo indirizzo di posta.
Ciao Lucia

beppe s. ha detto...

ciao rossana, certo che puoi mettere un link, trovo importante parlarne in tanti, di questi fatti. anche a me preoccupano allo stesso modo, con le stesse associazioni visive e mentali. chiunque può diventare rumeno, e ovviamente siamo tutti ebrei.
ciao lucia, il mio indirizzo di posta è qui sul sito (beppesebaste@beppesebaste.com), sono molto contento di leggere un tuo post sulle panchine. oppure incollalo qui. cari saluti, beppe s.

Anonimo ha detto...

Caro Sebaste, sulla questione dei rumeni (o romeni) non aggiungo altro a ciò che hai già detto tu. condivido pienamente. rigurdo alle panchine credo che l'idea sia bellisima e commovente: oggi le panchine sono in via di estinzione perchè oggi la vita corre (in fretta) verso altri lidi non ben definiti. ma altrove rispetto alle panchine. così come stanno scomparendo i chioschi delle cocomere, forse perchè non sono più trendy. bene, noi continuiamo a sederci sulle panchine. sperando che il mondo, nella sua folle corsa, un giorno torni ancora a sedersi qua.
Luca

bughts ha detto...

in risposta all"anonimo": io di panchine anche nuove ne vedo tante, da Giulio Agricola alla Magliana o al centro, ma mi sembra che sia cambiato il modo d'utilizzo di essse...e comunque se ne potrebbero fare di più e togliere ad alcune piazze le auto. (utopia?) Soprattutto mi sembra che sia cambiato l'utilezzo di esse...da panchine di "relax" o "chiacchiere" utilissime o "raccoglimento intimo"...spesso sono diventate luogo di disperazione e alienazione.Infatti approposito delle panchine e non a caso,mi sono venuti altri pensieri...vaneggii e fantasie
osvalda

Anonimo ha detto...

grazie per quello che scrivi su noi rumeni

Anonimo ha detto...

ciao beppe, ci conosciamo da molti anni e non ricordo un giorno in cui tu abbia dimenticato la "pietas". Ormai siamo sempre di meno e la cosa mi rattrista. E' bella l'idea della panchina come punto di contatto fisico ed empatico, come crollo di barriere ed avvicinamento. Dovremmo fare degli stage sulle panchine dove, sedendoci a turno con persone sconosciute, scambiare umanità. Impariamo a non sfuggire e, tanto peggio, a condannare il "diverso", perché è da questi "diversi" che abbiamo origine noi italiani. Se qualcuno ancora si prendesse la briga di studiare la storia capirebbe che senza i "barbari", come li chiamavano i romani che li accettavano e rispettavano, la civiltà che si è sviluppata nei secoli nella nostra penisola non avrebbe mai visto la luce. Oggi, purtroppo, i "barbari" siamo noi che andiamo in giro con i nostri abiti firmati, i cellulari dell'ultima generazione e tutto ciò che fa "status", sempre pronti a usare violenza contro i "diversi" e, quello che è peggio, lo insegnamo ai nostri figli. Impariamo ad abbracciarci. Ti abbraccio, Ilaria

beppe s. ha detto...

cara ilaria, grazie. concordo con ogni tua parola. salutami pietrasanta. un abbraccio, beppe

ilaria ha detto...

Ciao Beppe, hai già letto che il New York Times raccomanda ai candidati per le presidenziali di studiare il latino, perché la "lingua eterna" apre la mente, aiuta a leggere il passato e a capire il presente? La notizia mi ha riempito di gioia, anche se, devo ammettere, avrei tanto voluto che l'articolo fosse apparso su un giornale italiano. Poi ho continuato nella mia lettura e ho capito perché da noi questi articoli non vengono pubblicati. A chi vuoi che interessino se gli studenti italiani sono i più ignoranti d'Europa? Ergo, lo sono anche i genitori, perché la cultura si assorbe con il latte materno, diceva mia nonna. E allora, come possiamo meravigliarci del razzismo, della violenza quotidiana, delle truffe impunite. Della mafia. Tutto questo è partorito dall'ignoranza, dalla non cultura, ma spiegare queste cose a chi cultura non ne ha, è inutile. E' un cane che si morde la coda. Riflettiamo sul perché nei regimi totalitari i primi ad essere eliminati sono gli intellettuali e poniamoci una domanda : "E' più facile governare un popolo ignorante a cui si può far credere qualunque cosa, o un popolo istruito che pensa con la propria testa e non si lascia ingannare?.
Pietrasanta ti saluta e ti abbraccia insieme a me. Ilaria