9/25/2007

Chiedo scusa se parlo di povertà

Da la Repubblica di oggi (on line): Pensionato ruba un pacco di pasta"E' il 25, sono senza soldi: ho fame". Il caso segnalato da un negoziante di Cagliari: "Lo ha nascosto ma gli è caduto davanti alle casse e si è messo a piangere". Organizzata una colletta nel quartiere. I Consumatori: "Questi casi si moltiplicano"...
Avevo acceso il computer per fare altro, ma non ho potuto non seguire l'impulso di postarlo. Io lo trovo straziante. Ma vorrei anche linkare un mio pezzo, scritto alcuni anni fa per l'Unità, in una serie sulle "eresie", che parla proprio di povertà: il titolo è lo stesso del post, Chiedo scusa se parlo di povertà. Non l'ho ancora messo nel sito ( lo si trova sul sito della Feltrinelli, o su nazioneindiana). [N.d.R.: ora è anche nel sito, basta cercarlo tra gli "articoli" o cliccare qui]. Leggetelo, per favore. Posso dire tranquillamente di essere stato il primo a parlarne, in questi ultimi anni, in Italia. Dico, della povertà che non si vede, della povertà che non fa notizia. Ora a quanto pare fa notizia. E' un bene?

21 commenti:

manginobrioches ha detto...

Non fa notizia la povertà: fa notizia la vergogna.
Non è la prima notizia del genere, è cosa periodica sui giornali: l'anno scorso a Palermo un pensionato, dignitosissima persona, venne arrestato perché aveva rubato in un supermercato un quaderno e alcune matite. "Erano per mio nipotino, comincia la scuola e io non potevo comprargli nemmeno un quaderno..." ha detto l'uomo. Il suo debito è stato pagato dagli agenti della polizia accorsi per arrestarlo, che hanno fatto una colletta, con gli occhi bassi e il cuore un poco stretto.
Non è tanto il filo di voce del pensionato. E' quell'abbassare gli occhi dell'addetto alle vendite, al recupero crediti, all'arresto dei "ladri", che è il nostro di questo stesso momento.

Anonimo ha detto...

sì, sono d'accordo. ma la notizia della nostra vergogna, è una di quelle notizie che restano tali anche dopo averle "letta". non so se è ancora una notizia... Beppe

Anonimo ha detto...

Ho provato a cliccare il link all'articolo di Repbblia sul pensionato, per vedere se a ditanza di molte ore ancora funzionava. Sì. Ma non subito. La prima cosa che si è aperta è una pubblicità d Gucci, un articolo piuttosto costoso. Dopo, non sapevo più molto bene quale fosse la notizia...Beppe

Anonimo ha detto...

siamo noi la notizia, e i nostri palinsesti quotidiani (Gucci-pensionato-blog-ecc-ecc...). ma non ci legge nessuno. brioche

Anonimo ha detto...

quello che i blog fanno é aumentare le nevrosi senza che quell'arte che dovrebbe recuperarle per dare loro ospitalità in un luogo pubblico, la scrittura, le calmi, le stemperi, le risolva (nel senso di scioglerle, di passarle a qualcuno che le ne faccia qualcosa). Se qualcuno mi dice che questa operazione magica avviene qui, in questo luogo nel quale la scomparsa dello scrivente non é il frutto di un lavorio lento dell'immaginazione o del pensiero, ma un dato che può solo essere subito, é un bugiardo. Vi sentite meglio dopo aver postato un blog? Io no, io mi sento solo, una solitudiine irrecuperabile. Detto questo ringrazio Sebaste per le notizie di libri che da.

Alessandra ha detto...

poi è venuto fuori che la notizia del pensionato era fasulla. Il cronista s'era inventato tutto, anche la foto
era falsa. E contro di lui, come è giusto (e cosa dirà per discolparsi?) , verranno presi dei provvedimenti. E la sua è una storia quasi peggiore di quella inventata.
Per l'anonimo del commento 5: la scrittura (sia che si esplichi attraverso un blog, sia su un altro supporto) si consuma in solitudine.
Si costruisce un ponte tra sé e il resto del mondo. Poi magari qualcuno lo attraversa, oppure no.
I blog hanno permesso anche alla "brutta scrittura" di costruire dei ponti. E questa mi pare una gran cosa.

rossana ha detto...

Che la notizia riportata dal giornalista fosse vera o inventata, non toglie nulla alla realtà: la povertà nascosta, quella che nessuno conosce, quella che non da notizia di sè...è reale. Vissuta da molte persone, da molte famiglie, con il pudore che la dignità impone loro, e che non ne fa una notizia (quindi ben venga anche la notizia fasulla se serve a far emergere la realtà). Queste persone, questi poveri, sono nascosti agli occhi ma sono conosciuti da chi frequenta i servizi sociali o le mense pubbliche. Vivono il loro essere stati sbattuti ai margini dalla logica del profitto, del mercato, del lavoro non garantito, come se fosse una colpa, qualcosa di cui assumersi completamente la responsabilità. Condizionati da slogan che vuole solo vincenti e furbi, chi fino a ieri viveva dignitosamente del proprio lavoro (parlo di dirigenti che all'improvviso si trovano con l'azienda assorbita dalla multinazionale giapponese che "elimina" i pesi inutili e mette sulla strada persone di 40/50 anni, con poche opportunità in un mondo del lavoro che vive di giovani destinati ad invecchiare come precari)Questi si trovano all'improvviso con figli da mandare a scuola, mutui contratti per una casa nel momento in cui le cose non lasciavano nemmeno immaginare la situazione attuale, che si ritrovano senza nulla. E che tuttavia credono nella loro dignità. Non li vedi in giro sporchi o straccioni. Puliti e dignitosi, in fila per un pasto o a chiedere sommessamente ai servizi sociali se possono dar loro un aiuto per manadare decorosamente i figli a scuola. La povertà di queste persone è uno schiaffo che nessuno vuole sulla sua faccia. Ma che dovrebbe farci riflettere sulla qualità e sui valori. Grazie Beppe. Non ho ancora letto il tuo articolo, sono di corsa. Lo leggo più tardi. Ma non ho resistito al desiderio di esprimere qualcosa su una delle situazioni che davvero mi fanno provare un senso di impotenza e di indignazione grandissimi.

Beppe Sebaste ha detto...

Ho letto oggi anch'io che la notizia, forse, è inventata, o comunque diversa da come è stata raccontata (dall'Ansa, ecc.). Che quel negozio non esiste, non esiste a Cagliari, ecc. Ma ho pensato esattamente quello che ha scritto Rossana: che non cambia nulla. E anzi rende curiosamente pertinente quella domanda con cui concludevo il "post", sul valore delle notizie, sul fare notizia, ecc.
ma devo raccontare allora anche n episodio avvenuto proprio ieri. Al semaforo nel quartiere Prati mi sono fermato (ero in motorino), e alla mia destra sul marciapiede c'era una un anziano, diciamo pure un vecchio, vestito sommessamene e dignitosamente, appoggiato obliquo a un palo della luce, la faccia nascosta dentro l'incavo del gomito. Gli ho chiesto se si sentisse male. Si è girato, mi ha guardato, e in lacrime mi ha detto che era appena uscito da n posto dove speava gli dessero (o ridessero, non ho ben capito n lavoro, e che non aveva soldi per fare la spesa, né il coraggio di tornare a casa. Dalla mia tasca ho tolto una banconota di 20 euro (per fortuna ne avevo: 30), e glielo ho messa in mano, pregandolo di non offensersi; non sapevo cosa fare di meglio, gli ho sorriso e gli ho detto che lo capivo. Stavo piangendo io, perché esssere post d fronte a questa nudità, inermità, chiamatela come volete, è molto forte, e crudo. Dopo il mio gesto altre persone, a piedi, che evidentemente avevano osservato prima la postura del vecchio senza per interloquire, gli hanno parlato, e vedevo ce l'anziano era stupito ma anche consolato di potere semplicemente aprirsi, parlare, e che gli altri si interessassero alle sue parole. Qualcun altro con discrezione gli ha dato dei soldi (che lui, ribadisco, non chiedeva). Ha detto di abitare a Torrespaccata (una periferia) che sapeva come arrivarci con l'autobus, che non pagava nemmeno il bighlietto dell'autobus (data la sua età) e alte cose, per tranquillizzare le persone. Era assolutamente sobrio. Era soltanto disperato, e solo.
Vorrei chiudere, per ora. Voglio solo aggiungere che l'intervento peccatoche anonimo) di chi contesta ai blog, ai post, di non essere scrittura, e quind d non avere quella virtù di consolazione, di spessore, forse di verità, di rigore, che ha la scrittura vera, di avere abbastanza ragione. Ovvero, c'è qualcosa di giusto, di vero, che riconosco nella sua critica.Il blog non è il "lavoro" della scrittura - dico lavoro nel suo senso più alto. Anzi ho anche pensato di riportare in un altro post quella critica (che, ripeto, peccato sia anonima). la cosa più vea è l'accusa d una (cattiva) immediatezza. quindi chiedo all'anonimo: quella parola - subito - che scrive senza accentro - va intesa come avverbio o come participio passato?
Ultima oservazione: mi piace molto che da un'osservazione "sociale", un post sulla povertà (e di "attualità") si innesti una discussione sulla scrittura. la pesta in gioco, naturalmente, è l'etica (della scrittura). Ciao, grazie a tutti.

manginobrioches ha detto...

Tu parli di etica della scrittura, Beppe, e bene fai. Ma se tutte le scritture hanno un'etica, ce ne sono talune che devono rispettare anche altre regole. Una cronaca giornalistica, per quanto "verisimile", ha l'obbligo di riportare un fatto accaduto, reale. Ne va del suo statuto di credibilità e rigore.
La notizia del pensionato inventata, se pure talmente verisimile da essere a suo modo "vera", inficia irrimediabilmente il "patto di verità" che stringiamo con le scritture giornalistiche. Ed è, pertanto, inaccettabile (dico non nella sua "verità" costitutiva, ma nella sua collocazione, nella sua producibilità da "quella" fonte).

Inoltre, a proposito della solitudine dello scrivente: il blog è un diario pubblico e immediatamente (nel senso etimologico) interattivo, ovvero l'opposto d'un esercizio di solitudine. Chi scrive nel blog lo sa. Come sa che non può spacciare per letteratura quel che scrive, anche quando è di qualità. E' il contesto, il deambulatore, la struttura di sostegno che cambiano la grammatica profonda di quella scrittura. Ma ciò non ne fa una scrittura disprezzabile. Ne fa un immenso vivaio di semilavorati, di spunti, di agganci per l'immaginario. Di, oddio, comunicazione.

beppe ha detto...

heheh, brioche, capisco il tuo "oddio". per il resto, voglio pensarci su, prima di ribadire cose e idee che mi sembrano vere e ovvie, e poi subito dopo pentirmene. ecco, non ho la fretta del blogger (non sono un blogger). ma voglio pensarci. questa discussione mi interessa molto. beppe

Beppe Sebaste ha detto...

il punto è (dal mio punto d vista di non giornalista, e ce non vede di buon occhio la "comunicazione". quella "falsa" notizia, che in realtà è vera tutti giorni, lì o altrove, è una non-notizia, o "resta" una notizia anche dopo averla letta? questa è la definizione che dava ezra pound delle poesie (e che io uso sempre per la letteratura): "news che restano tali anche dopo averle lette". ecco, forse non sono un vero blogger nel senso che a me piace questo tipo di notizie...

Anonimo ha detto...

non credo che esista il "vero" blogger. non più della "vera" notizia.
nel senso che la notizia è, indubbiamente vera, ma la sua verità non è quella dei giornali. in tal caso, i giornali non "possono" appropriarsene. non è giusto.
brioche

rossana ha detto...

Ecco:ieri avevo una serie di cose da dire sull'argomento blog. Ora mi sono andata a leggere il tuo articolo sulla povertà, e mi risulta difficile ridurre un commento nei limiti di una battuta. Perché di blogger che parlano di blog ce n'è che avanza (e tuttavia temo di avere una mia idea al riguardo che per ora non ho ancora trovata, anche se sono certa che qualcun'altro l'ha avuta con me); e la povertà, quando se ne parla, è sempre così attorniata da quel distaccato sentimentalismo che si auto-assolve nel dedicarci un pensiero, magari anche nobile, che a volerne parlare senza veli letterari (che i poveri senz'arte non hanno nemmeno la consolazione della bellezza delle parole dietro cui nascondere e mimetizzare la bruttezza della loro povertà), non mi azzardo per via degli spazi altrui (il tuo in questo caso)che finirei per occupare senza pudore. Non è che riesci a dare risalto ad entrambi gli argomenti separandoli? In ogni caso ti ringrazio: se il blog ha un senso, quando ne ha uno, è quello di fare ciò che stai facendo qui: stimolare pensieri e riflessioni attorno a una parola, a un'idea.

Anonimo ha detto...

Il problema, al di là del vero e del falso - che dovrebbe essere la regola fondamentale del giornalismo ma che oggi sconfina nella filosofia, quasi nella metafisica (cosa c'è di "vero" in un'intervista al politico di tutno nella quale il giornalista pone soltanto domande sdraiate, o nell'ennesimo commento di pg battista che usa la storia a suo uso e consumo?) - è "cosa fa notizia" oggi? cosa devono scrivere i giornalisti perché il giornale venda iù copie? che, in altri termini, vuol dire sdraiarsi sul mercato, seguire la famigerata opinione pubblica, allo stesso modo delle tv che continuano a produrre reality perché fanno audience, allo stesso modo in cui la sinistra non ha un progamma ma segue i diktat della gente lanciando i temi e i problemi dell'elettorato (o di quello che essi credono sia l'elettorato). scusate la lungaggine, ma il punto credo sia questo: in che cazzo di mondo (e di media) viviamo? per quello che mi riguarda preferisco leggere un romanzo per capire in che mondo sono piuttosto che i giornali. lo dico da giornalista purtroppo. per fortuna che mi occupo di libri e non di "notizie".
stefania scateni

Anonimo ha detto...

Credo che la cosa che più sorprende intorno al tema della povertà, insieme ad altri argomenti che tralascio, riguardi il fatto che, come dice Stefania, esso sollevi il quesito metafisico per eccellenza della nostra post-contemporaneità: in che cazzo di mondo viviamo?. E questa domanda non a caso si collega a quanto Beppe Sebaste scriveva tempo fa, o ieri, oppure tre mesi a partire da oggi(come si è dilatato il nostro concetto di attualità) sull'Unità. Mi riferisco soprattutto alla citazione di Vittorini riportata da Sebaste che l'uomo nella fame "e più uomo, più genere umano". E' possibile che tutti i temi che sembrano qualificare meglio la dimensione umana nell'uomo, e non dell'uomo, siano volutamente relegati ai margini di un mondo che del vero mondo(acqua, terra, sole) conserva solo uno sbiadito e poi neanche tanto ricordo? Che cazzo di mondo è (metafisica) un mondo che è diventato solo il rumore di fondo del suo parlarsi addosso. Ma soprattutto: che cazzo di uomo è un uomo che per apparire migliore deve inventarsi false notizie sull'umananità che è in lui?

beppe sebaste ha detto...

Bei commenti. Grazie. Ma perché questo ultimo - come altri prima - deve essere anonimo? Perché non lo firmi/ate?

beppe sebaste ha detto...

Bei commenti. Grazie. Ma perché questo ultimo - come altri prima - deve essere anonimo? Perché non lo firmi/ate?

diamonds ha detto...

ubriachi di solitudine,ma con la solidarietà che spesso si manifesta tra diseredati.Ecco cosa siamo andati a diventare

p.s. credo che la notizia riportata possa essere vera.La carità verace desidera ad ogni costo l'anonimato.Ed è capace di fare carte false per ottenerlo.Il resto è pubblicità

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e