2/23/2007

L’altro giorno (21 febbraio), lo stesso delle dimissioni del governo, era uscita su l’Unità una mia lunga intervista a un vice-ministro, quello alla Pubblica Istruzione, Mariangela Bastico. Abbiamo parlato di tante cose, anche della necessità che la scuola insegni “cose inutili” (come per esempio la filosofia). Cioè la capacità di elaborare le esperienze, oltre alle informazioni, oltre al saper fare e al “sapere” tout court. In una società in cui tutto congiura per la perdita della nostra memoria, o perché ci appaia un solo perpetuo presente, come una televisione che non viene mai spenta, occorre, ricordava Edgar Morin (in Una testa ben fatta), non solo una riforma della scuola e una riforma dell’insegnamento, ma una “riforma del pensiero”. Mariangela Bastico per esempio ha letto Morin. Ma i suoi colleghi politici lo conoscono, sanno di cosa stiamo parlando? E quanto realmente si vuole investire sulla scuola, sulla cultura, sull’apparentemente inutile? Lei mi ha risposto, tra l’altro, così, e mi è piaciuto molto:

“Noi vogliamo investire sulla scuola, è una priorità. Ma perché alla fine la scuola diventa sempre accessoria, proprio come la cultura? Perché sono investimenti che non si vedono. Non è come costruire una strada, un edificio, poi tagliare il nastro. Sul sapere delle persone si investe su qualcosa di invisibile, oltre che distante nel tempo, e spesso investire sull’istruzione va oltre la vita e l’orizzonte di coloro che lo fanno. C’è una grande ricchezza etica in questo investimento. In una società del ‘tutto e subito’, un investimento così richiede politici lungimiranti, capaci di prescindere da sé, dalla visibilità e dal tornaconto immediato”. Capaci di immaginare un mondo al di là di se stessi…"

5 commenti:

paolo ferrucci ha detto...

Sì, credo che manchino i politici eticamente lungimiranti, liberi dalla servitù psicologica del tornaconto e dalla seduzione della tangibilità, da cui vogliono essere sfiorati a futura memoria.

"prescindere da sé" è una qualità speciale che forse dissuade, chi ne è portatore, dall'entrare in politica; e se vi entra, poi desidera uscirne.

ciao

paolo ferrucci ha detto...

Beppe, riscontro la tua visita.
Puoi scrivermi all'indirizzo:
paoloferrucci@splinder.com

a presto

Anonimo ha detto...

alcuni pensano di far parte della realtà, parlano in parlamento come se stessero nelle cose, basta stare un mese fuori dal proprio posto di lavoro e si rientra a stento figuriamoci chi sta in parlamento da anni, si è completamente scollati dal paese. laura palmieri

Anonimo ha detto...

La scuola mi pare ormai, in tutti i sensi, un'emergenza nazionale: sono tornata a insegnare al liceo dopo un congedo triennale, e quello che ho ritrovato mi preoccupa. Pedagogismi velleitari (la distillazione della didattica, la ricerca-azione, la modulizzazione sfrenata, l'atomizzazione cognitiva) e deliri aziendalistici, nostalgie gentiliane e logica del tanto-peggio-tanto-meglio. Professori avviliti e/o insipienti, studenti assediati da tutti i demoni (della facilità, del successo, della furbizia, della disperazione). Servono - servirebbero - politici capaci di percepire con esattezza cosa succede sulla terra e poi di guardare orizzonti lontani, e cieli alti, molto alti. E' questo che ci serve.

Anonimo ha detto...

Firmo il messaggio precedente:
milvamaria cappellini