1/11/2010

Avatar dell'inferno (acchiappafantasmi)

Commentando la cronaca nera relativa ai condomini (e il modello di guerra permanente delle riunioni di condominio), il blogger Fabrizio Centofanti (La Poesia e lo Spirito) scrive: “E’ l’esistenza dell’altro la causa del conflitto, l’inferno sono gli altri, come scriveva Sartre”. Questa celebre frase di J.-P. Sartre, l’enfer c’est les autres, che una volta mi piaceva, imparai a trovarla letteralmente diabolica grazie al filosofo Jean-Luc Marion, che replicò: “l’enfermement” (la chiusura), ovvero l’enfer me ment, “l’inferno mi mente”. Quell’idea di inferno come chiusura agli altri è falsa, ed è il problema. Detto questo, credo che il condominio (vedi l’omonimo romanzo di Jim Ballard, vedi il bel romanzo già introvabile di Daniele Benati, Cani dell’inferno, e soprattutto il film messicano La zona), sia davvero un inferno (nel senso di Marion come di Sartre), proprio perché è il dominio della chiusura, muri dentro e fuori di sé. Il modello del condominio (la “zona”) lo abbiamo poi esteso alla polis (la politica, il sociale), e giù giù fino ai rapporti più privati (di cosa?). Nessun dubbio che il fascismo consista in questo – egoismo, esibizione aggressiva della forza, corporativismo sociale, nazionalismo (sangue e suolo) e via elencando. Fino all’idea del leader dei pubblicitari, che dopo aver svuotato e triturato la parola “libertà” vuole varare il “partito dell’amore” (dovremmo scendere in piazza solo per difendere questa parola). La politica non sarebbe un inferno se non avessimo tollerato la violazione alle parole, che in ogni totalitarismo precede quella sui corpi; se non avessimo, “da sinistra”, ceduto all’anaffettività e al disincanto. Non si tratta soltanto di ridare salute mentale alle parole, ma di lavorare sulla paura, la nostra vera passione (avrebbe detto Hobbes). Inabili ai rapporti, cosa sappiamo ormai di legame sociale? A postularlo sono solo i “clandestini”.

(questa rubrica che doveva uscire domenica su l'Unità è invece saltata, per dar spazio a un lungo articolo sul film Avatar...)

2 commenti:

simo ha detto...

Ma come si può preferire un ennesimo articolone su Avatar a queste tue parole? Si può.

Il popolo dei poveri senza terra, che è qui da noi e che non è solo fatto di clandestini ma anche di cittadini italiani patentati e dimenticati dai poteri del make up, sta come un povero cristo in terra di lupi e d'avvoltoi. Di lui si nutrono da vivo e da morto, cannibalismo a loro immagine e somiglianza.
Eppure è da qui che si parte. Come sempre la povertà è maestra: quella gente sta qui ad indicarci dove sono le nostre piaghe, a scardinare i nostri salottini: è dalla convivenza con la miseria del mondo che si definiscono i criteri guida della democrazia ed è qui che s'impara a nutrire l'amore e la giustizia sociale.
Questo è il terreno dell'apprendistato politico oltre che civile.
Un caro solidale saluto

Anonimo ha detto...

sono d'accordo con "simo"
ma come si può togliere spazio al tuo acchiappafantasmi per ospitare due pagine di avatar
i radicalchic continuano ancora ad innamorarsi delle cose sbagliate
e i disastri sono sotto gli occhi di tutti, PUBBLICITARIO o no.
così mentre l'avatar tarava, toglieva cioè la tara sebaste, dal peso specifico del giornale, il peso netto restante alleggeriva l'Unità, almeno di domenica...
un abbraccio
piumalarga