1/09/2009

La sinistra sulbalterna e l'esigenza di grandi narrazioni. Conversazione con Marc Lazar

“A sinistra oggi si sente la mancanza di un nuovo mito fondatore, qualcosa come un grande romanzo, una narrazione che dia identità e senso del passato, quindi del futuro. Non è solo un problema del Pd e della sinistra italiana”.
A parlarmi è Marc Lazar, storico e politologo francese di fama. Nato nel 1952, è professore di storia e sociologia politica, direttore di studi dottorali alla facoltà di Scienze politiche a Parigi e docente alla Luiss di Roma. Studia e conosce da anni la realtà politica italiana, di cui è osservatore disincantato e appassionato, soprattutto per quanto riguarda la sinistra. Era presente con Maurice Duverger al congresso che sancì la fine del Pci, dopo il famoso annuncio alla Bolognina di Achille Occhetto, ha seguito da vicino la nascita de Ds, poi quella del Pd. Alla sinistra dedica pagine dure, le più interessanti del suo nuovo libro che esce oggi, L’Italia sul filo del rasoio(Rizzoli), seguito ideale di Democrazia alla prova (Laterza 2007), e “un tentativo di capire quali siano i veri elementi di continuità e di cambiamento degli ultimi decenni in Italia, a partire dalle elezioni dello scorso anno che hanno visto la nuova vittoria di Berlusconi e delle destre”.
Chiave di lettura del libro – variante della celebre frase del Gattopardo - sta nel distinguersi sia da chi dice che niente cambia in questo Paese, e spiega Berlusconi come una tradizionale disgrazia e difetto dell’Italia, la cui storia sarebbe un elenco di errori ed occasioni mancate; sia da chi vede solo ed esclusivamente novità e cambiamenti. Ma quelli che dicono – soprattutto studiosi italiani - che “è cambiato tutto”, sono gli stessi che prima spiegavano l’Italia come immobilismo. “Bisogna uscire da questa oscillazione - dice Marc Lazar - per individuare i cambiamenti e le continuità. E’ il mio modello d’analisi per capire la vostra ‘modernizzazione tradizionale’: non una modernizzazione autoritaria, né un taglio dei legami col passato (come per noi francesi l’esempio classico della rivoluzione). Uno dei cambiamenti più importanti è l’ascesa della destra in Italia, che mi stupisce come storico – poiché dopo il fascismo, fino agli anni ’80-‘90 era quasi impossibile dirsi di destra in Italia (c’era solo l’Msi, oggetto di una legittima stigmatizzazione in quanto erede del fascismo). Lo sdoganamanto di questa destra da parte di Berlusconi è stato accompagnato non solo da una crescita dei partiti, ma soprattutto da un’impresa culturale capace di mobilitare dei valori, che oggi ha raggiunto in Italia l’egemonia culturale”.
Come dire: quando la sinistra non era di governo era però vincente nella società...
“Sì. Mentre a sinistra spariscono i valori, essi sono fortemente promossi dalla destra. E’ un cambiamento avvenuto anche in Francia, dove la sinistra era minoritaria elettoralmente ma dominante culturalmente, e adesso non solo è minoritaria ma ha perso anche la battaglia culturale. Berlusconi è riuscito a unificare diverse anime della destra, da quella post-fascista a quella cattolica intransigente, la Lega Nord col liberismo conservatore, il che significa che – non essendo Berlusconi immortale (anche se questa ovvia affermazione appare da voi un’eresia) - quando passerà la mano la destra avrà di sicuro un bel problema a restare unita. Ma l’Italia in questo non è isolata. In Francia Sarkozy è riuscito unificare le destre, che è un evento storico perché dall’Ottocento vige una distinzione tra le tre destre (bonapartista, orléanista, legittimista, ovvero tradizionale, liberale e autoritaria). Ora è tutta riunita, fino a lambire qualche elemento di sinistra, in un partito unico, l’Ump. Pur nelle differenze (Berlusconi e Sarkozy sono diversi, e quest’ultimo, come Chirac, ha sempre criticato duramente l’estrema destra di Le Pen), il processo di riunificazione dietro un leader, nella consapevolezza che la battaglia culturale sia fondamentale, lo condividono tutte le destre in Europa. Al contrario di ciò che è stato detto spesso – le ideologie non hanno più importanza - la destra ha capito l’importanza dei ‘valori’, da mettere nella testa della gente per andare incontro a parte dell’opinione pubblica. In Italia una miscela di nazionalismo, individualismo, compassione sociale, ripiegamento sul locale di fronte alla mondializzazione, liberismo ma con protezione da parte dello Stato, tutti valori contraddittori, come la “modernità nella tradizione” appunto, e con un forte riferimento alla Chiesa cattolica, e anche un po’ di laicità (poca, ma conta il costume degli uomini politici, che in Italia è all’opposto della dottrina cristiana), questa miscela contraddittoria, dicevo, ha messo insieme un elettorato composito. Ma è l’ascesa culturale della destra, in senso antropologico, la novità più importante. Uno degli errori più gravi della sinistra è stato la presunzione intellettuale, invece che cercare di ricostruire un’identità moderna...”
La cultura della destra che descrivi risponde esattamente al vecchio concetto di ideologia...
“Sono quasi pronto a usare questa parola, sapendo però che in questa definizione di ideologia non c’è più la “dottrina”. In questo senso la cultura di destra è ideologia, e la sinistra l’ha cancellata, cancellando i propri valori. Storicamente la sinistra italiana si è confrontata con una doppia crisi, quella del comunismo, e quella dell’esaurimento della forza propulsiva della socialdemocrazia (lo disse Berlinguer); il Pci si convertì alla socialdemocrazia nel momento storico in cui quel modello era in crisi. Per apparire responsabile e moderna la sinistra italiana ha fatto molti compromessi, ultimo il Pd, che difendo come progetto, ma che ha davanti a sé un grande vuoto, quello dell’identità culturale”.
Qualche esempio positivo di valori?
“La laicità, e i Dico, o Pacs, che in Francia esistono da anni. Mi stupisce non sia un argomento su cui il Pd avanzi, quando si sa che l’opinione pubblica italiana è favorevole. Dalla prudenza togliattiana (e berlingueriana) all’epoca del referendum sul divorzio, a quella veltroniana o dalemiana: la riluttanza ad affrontare temi civili come hanno fatto Zapatero in Spagna o Mitterrand in Francia nel 1981. E’ un piccolo esempio di investimento culturale, di valori, su cui il Pd potrebbe impegnarsi e vincere. Così come sui temi economici e sociali, se riuscisse a pensare seriamente la complessità della società italiana, ancora interpretata ideologicamente su modelli del passato. Occorre capire la profondità dei cambiamenti, e in questo la sinistra italiana è timida, lascia spazio alla destra, è sulla difensiva.
Anche riformismo è una parola povera, ottocentesca, un contenitore vuoto...
“In effetti anche la destra non si presenta più come conservatrice, ma come riformatrice. Ma ‘riformismo’ significava rinunciare all’utopia – non in filosofia, ma in politica - dove utopia vuol dire credere di cambiare l’essere umano, e non solo la situazione politica, economica e culturale. Ma rinunciare all’utopia non significa rinunciare a una narrativa; a forza di voler essere riformisti, responsabili, si dimentica che gli elettori non sono solo esseri razionali, hanno bisogni di grandi narrazioni. Da riformisti si può cercare di mobilitare la gente per un cambiamento. Un grande esempio è la vittoria di Obama, che è stato capace in diversi discorsi su diversi temi importanti di entusiasmare la gente; col suo carisma e la sua eloquenza, ma anche con una narrazione nuova, che rilanciava l’America e il cambiamento. Zapatero vinse la seconda volta mobilitando la gente con obiettivi civili e di modernizzazione. Al di là dei contenuti, Zapatero e Obama hanno dato agli elettori l’idea che col loro voto potessero cambiare qualcosa. Questa ‘narrativa’ non esiste più nella sinistra italiana: l’idea che si possa fare qualcosa di diverso con il Pd, un sogno, una narrazione che coinvolga, che potrebbe capovolgere il suo essere minoritario facendola tornare dominante culturalmente, cioè nella testa della gente”.
(uscito su l'Unità di oggi 9-1-2008)

3 commenti:

ariemma ha detto...

Grazie! Una conversazione illuminante.

Anonimo ha detto...

sulla rbrica che uscirà domani su l'Unità insisto sul tema delle narrazioni... B.

Anonimo ha detto...

Questa si che è lettura!