Ricevo e dò in lettura:
Cari amici,
lo studente Davide Pulizzotto, di Roma, ha organizzato sul web una raccolta di firme in appoggio alla denuncia che abbiamo rivolto a Cossiga per le sue allucinanti affermazioni. La trovate a questo indirizzo: http://www.firmiamo.it/petizionecossiga.Questa raccolta di firme di appoggio (usiamo questa parola 'appoggio' per distinguerla dalla 'adesione') non invalida la raccolta di firme di adesione che abbiamo fatto negli scorsi giorni e che conviene continuare a fare. Lo scopo è lo stesso: in ambedue i casi la cosa non ha valore legale, ma solo morale e politico. Ma siccome firmare con un clic è più facile che firmare a mano e mandare l'adesione per fax o per posta, evidentemente per la raccolta di firme su carta alcune centinaia di adesioni sono già una cifra rispettabile (siamo a oltre 700), mentre per la raccolta di firme con un clic l'obiettivo è almeno alcune migliaia. Quindi firmate e diffondete la cosa tra i vostri contatti.
E' evidente a tutti che la sentenza del processo per i fatti della Diaz rende questa campagna ancora più importante. A Genova nel 2001 hanno fatto quello che ora Cossiga propone. E le sentenze assolutorie a Genova, soprattutto nei confronti dei responsabili più elevati nella catena di comando, sono un incoraggiamento a farlo un'altra volta. Cerchiamo di prevenirlo!
Un saluto a tutti
Piero Leone
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11/17/2008
11/06/2008
"Perché denuncio Cossiga"
Le parole che riporto qui di seguito sono dell'amico Pietro Leone, da cui è partita la denuncia di cui ho dato notizia. A questo proposito ricordo che chi vuole aderire, seguendo la forma riportata nel post precedente, può indirizzare l'adesione (autografa) a: Pietro Leone, via Flaminia 287 villino 33 CAP 00196 - oppure per fax al numero 06 3220789. E ora il suo testo:
Un giudice a Berlino
Ho deciso di denunciare Cossiga per le pazzesche dichiarazioni che ha fatto e che tutti conoscete.
Perché ho preso questa decisione che può sembrare stravagante?
Innanzitutto perché finora nessun altro lo ha fatto. E soprattutto non lo hanno fatto personaggi e istituzioni che ne avrebbero il dovere.
E poi perché non ci si deve rassegnare alla rassegnazione.
Da anni viviamo in un paese in cui un politico può dire tranquillamente che ci sono i fucili pronti e continuare a fare il ministro dello stesso stato contro cui vuole organizzare una ridicola (ma non per questo meno pericolosa) rivoluzione. E allora, passo dopo passo, si può sprofondare sempre di più nelle sabbie mobili senza che ci facciamo caso. E anche l’istigazione a ferire studenti e insegnanti, e a usare per questo agenti provocatori può sembrare una cosa quasi normale. Insomma – si dice - il personaggio è fatto così, non ci sta più tanto con la testa, è un po’ matto … L’eversione viene mascherata da folclore! In questa situazione anche Gelli può diventare maestro di storia.
Ma anche i pazzi possono essere pericolosi. Come notava pochi giorni fa un giornalista, se Oswald fosse stato beccato il giorno prima che Kennedy passasse per Dallas, si sarebbe detto che un povero sprovveduto stava organizzando un improbabile attentato al presidente degli Stati Uniti. E lo stesso si sarebbe potuto dire (lo stesso giornalista di cui sopra ha fatto anche questo paragone) di Gavrilo Prinkip che con l’attentato di Sarajewo accese la miccia della prima guerra mondiale. E lo stesso si potrebbe dire di tanti altri casi.
Siamo da poco usciti da un secolo in cui le parole sono state spesso pietre acuminate. I futuristi esaltavano i lanciafiamme e le altre armi moderne. A loro sembrava un bel gesto per scandalizzare i borghesi. Poco dopo quelle armi sbudellavano realmente milioni di persone nella prima guerra mondiale. Negli anni settanta prima si mimava la P 38 con le mani, sembrava un gesto innocuo; poi la P 38 si è materializzata e ha sparato. E non voglio continuare con gli esempi.
Nel caso di Cossiga al consiglio criminale a Maroni si unisce l’esaltazione del proprio stesso operato. L’istigazione si combina con l’apologia del (proprio) reato: ovvero: confessione senza pentimento: confessione come rivendicazione (e se – ipotesi improbabile – non fosse vero, allora sarebbe simulazione di reato).
Ma che mi aspetto da questa denuncia?
C’è un obiettivo massimo e un obiettivo minimo. L’obiettivo massimo è la condanna di Francesco Cossiga per i reati che gli contesto. Se io avessi istigato la folla a rapinare una banca sarei stato arrestato e giustamente condannato. Se Cossiga fa di peggio deve restare impunito? E’ pazzo? Ma allora lo si proclami pubblicamente e si dica urbi et orbi che tutto quello che Cossiga dice va attribuito alla sua malattia mentale. Ma in questo caso non gli si faccia da altoparlante. Se invece non è ufficialmente dichiarato incapace di intendere e volere va considerato responsabile di quello che fa e di quello che dice, soprattutto quando quello che dice può influenzare i fatti, o comunque incoraggiare a commettere atti delittuosi.
E l’obiettivo minimo? Una volta un contadino prussiano aveva fatto causa non ricordo a quale personaggio importante. A chi gli obiettava che non avrebbe ottenuto nulla, rispose: “Ci sarà pure un giudice a Berlino”. Anch’io mi auguro che ci sia un giudice a Berlino. Ma se c’è o non c’è non dipende da me. Ma almeno che si sappia che non ci si rassegna, che non ci si abitua. E che qualcuno (non una sola persona, sono molti) reclama che questo giudice a Berlino ci sia e faccia il suo dovere.
Pietro Leone
P.S. Nei commenti, l'appello in francese di un giornalista (francese) sul deteriorarsi progressivo della democrazia in Italia, a partire dalle dichiarazioni del senatore Cossiga. (Nel suo appello europeo, egli riprende il testo della denuncia).
Un giudice a Berlino
Ho deciso di denunciare Cossiga per le pazzesche dichiarazioni che ha fatto e che tutti conoscete.
Perché ho preso questa decisione che può sembrare stravagante?
Innanzitutto perché finora nessun altro lo ha fatto. E soprattutto non lo hanno fatto personaggi e istituzioni che ne avrebbero il dovere.
E poi perché non ci si deve rassegnare alla rassegnazione.
Da anni viviamo in un paese in cui un politico può dire tranquillamente che ci sono i fucili pronti e continuare a fare il ministro dello stesso stato contro cui vuole organizzare una ridicola (ma non per questo meno pericolosa) rivoluzione. E allora, passo dopo passo, si può sprofondare sempre di più nelle sabbie mobili senza che ci facciamo caso. E anche l’istigazione a ferire studenti e insegnanti, e a usare per questo agenti provocatori può sembrare una cosa quasi normale. Insomma – si dice - il personaggio è fatto così, non ci sta più tanto con la testa, è un po’ matto … L’eversione viene mascherata da folclore! In questa situazione anche Gelli può diventare maestro di storia.
Ma anche i pazzi possono essere pericolosi. Come notava pochi giorni fa un giornalista, se Oswald fosse stato beccato il giorno prima che Kennedy passasse per Dallas, si sarebbe detto che un povero sprovveduto stava organizzando un improbabile attentato al presidente degli Stati Uniti. E lo stesso si sarebbe potuto dire (lo stesso giornalista di cui sopra ha fatto anche questo paragone) di Gavrilo Prinkip che con l’attentato di Sarajewo accese la miccia della prima guerra mondiale. E lo stesso si potrebbe dire di tanti altri casi.
Siamo da poco usciti da un secolo in cui le parole sono state spesso pietre acuminate. I futuristi esaltavano i lanciafiamme e le altre armi moderne. A loro sembrava un bel gesto per scandalizzare i borghesi. Poco dopo quelle armi sbudellavano realmente milioni di persone nella prima guerra mondiale. Negli anni settanta prima si mimava la P 38 con le mani, sembrava un gesto innocuo; poi la P 38 si è materializzata e ha sparato. E non voglio continuare con gli esempi.
Nel caso di Cossiga al consiglio criminale a Maroni si unisce l’esaltazione del proprio stesso operato. L’istigazione si combina con l’apologia del (proprio) reato: ovvero: confessione senza pentimento: confessione come rivendicazione (e se – ipotesi improbabile – non fosse vero, allora sarebbe simulazione di reato).
Ma che mi aspetto da questa denuncia?
C’è un obiettivo massimo e un obiettivo minimo. L’obiettivo massimo è la condanna di Francesco Cossiga per i reati che gli contesto. Se io avessi istigato la folla a rapinare una banca sarei stato arrestato e giustamente condannato. Se Cossiga fa di peggio deve restare impunito? E’ pazzo? Ma allora lo si proclami pubblicamente e si dica urbi et orbi che tutto quello che Cossiga dice va attribuito alla sua malattia mentale. Ma in questo caso non gli si faccia da altoparlante. Se invece non è ufficialmente dichiarato incapace di intendere e volere va considerato responsabile di quello che fa e di quello che dice, soprattutto quando quello che dice può influenzare i fatti, o comunque incoraggiare a commettere atti delittuosi.
E l’obiettivo minimo? Una volta un contadino prussiano aveva fatto causa non ricordo a quale personaggio importante. A chi gli obiettava che non avrebbe ottenuto nulla, rispose: “Ci sarà pure un giudice a Berlino”. Anch’io mi auguro che ci sia un giudice a Berlino. Ma se c’è o non c’è non dipende da me. Ma almeno che si sappia che non ci si rassegna, che non ci si abitua. E che qualcuno (non una sola persona, sono molti) reclama che questo giudice a Berlino ci sia e faccia il suo dovere.
Pietro Leone
P.S. Nei commenti, l'appello in francese di un giornalista (francese) sul deteriorarsi progressivo della democrazia in Italia, a partire dalle dichiarazioni del senatore Cossiga. (Nel suo appello europeo, egli riprende il testo della denuncia).
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11/04/2008
Avviso importante: depositata una denuncia contro il Senatore Francesco Cossiga
Questo non è un appello, è una segnalazione. Un'informazione.
E' stata depositata presso la Procura dela Repubblica di Roma una denuncia al senatore Francesco Cossiga, come si legge nel testo che qui di seguito incollo. Dopo di esso, incollo anche il facsimile per l'adesione alla denuncia.
Aggiungo solo questo, frettolosamente: chi sa, direttamente o indirettamente, che cosa è accaduto nel 1977 e dopo; chi è andato all'epoca alle manifestazioni di protesta (erano tante, e varie) senza riempirsi le tasche di bulloni, senza delirare su "alzare il livello dello scontro", e solo per protestare; chi ha conosciuto, direttamente o indirettamente, il trauma di essere oggetto di sparatorie, accerchiato, assediato, infiltrato; chi si ricorda il significato della parola "repressione", prima e/o dopo il G8 di Genova (io lo ricordo da prima), e chi si ricorda di Giorgiana Masi, 19 anni, uccisa nel maggio 1977 da un proiettile sul Ponte Garibaldi a Roma, durante una manifestazione indetta dai radicali (!), plurinfiltrata da poliziotti infiltati e armati, allora sa come si può essere indignati per le dichiarazioni oggetto di denuncia dell'allora (anni Settanta) ministro dell'Interno Cossiga.
Alla Procura della Repubblica di Roma
I sottoscritti denunciano alla Procura della Repubblica di Roma il senatore Francesco Cossiga per le dichiarazioni da lui rilasciate a “Il giorno”, “Il resto del Carlino” e “La Nazione”, pubblicate su questi quotidiani il 23 ottobre scorso, dichiarazioni tanto più gravi in quanto provengono da un personaggio che ha ricoperto i ruoli più elevati nelle istituzioni della Repubblica Italiana.
Nell’ambito di queste dichiarazioni appaiono particolarmente delittuose le seguenti affermazioni (tra virgolette le parole del senatore Cossiga, il resto del testo è costituito dalle domande e dagli interventi del giornalista).
“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno”.
Ossia?
<…>
“In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti».
Presidente, il suo è un paradosso, no?
«Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
(Fonte: Rassegna stampa del governo italiano: http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=32976406)
In tali dichiarazioni sono rilevabili i reati – quanto meno – di istigazione a delinquere, commesso pubblicamente come richiesto dalla legge per la sua punibilità: istigazione rivolta sia al ministro Maroni sia agli stessi organi di polizia preposti all’ordine pubblico (art. 414 CP); di istigazione di militari (i Carabinieri) a disobbedire alle leggi a violare il giuramento – sulla Costituzione - (art. 266 CP:) e di apologia di reato (ancora 414 CP), in relazione ai reati da lui commessi ed ora spudoratamente confessati.
I sottoscritti chiedono che per quanto sopra si proceda penalmente a carico del sen. Francesco COSSIGA per i reati suddetti e per tutti quelli che potranno essere ravvisati.
Dichiarano di sentirsi, come cittadini della Repubblica, persone offese da tali reati; riservano la costituzione di parte civile e formalmente chiedono, ai sensi dell'’art. 408 CP, di essere informati in caso di richiesta di archiviazione.
I firmatari denuncianti sono 5. Le adesioni allegate 218. Tra i firmatari, Pietro Leone – nato il 16 06 1939, residente a Roma - e-mail: piero.leone@gmail.com, a cui si possono far pervenire, anche per fax, le adesioni. I suoi recapiti: 06 3220789 (tel. e fax) e cell. 3396085505.
FACSIMILE PER ADERIRE:
Alla Procura della Repubblica di Roma
I sottoscritti cittadini italiani dichiarano di aderire alla denuncia fatta alla Procura della Repubblica di Roma, da Pietro Leone ed altri, nei confronti del senatore Francesco Cossiga a proposito delle sue recenti dichiarazioni ad alcuni giorni in cui i denuncianti hanno ravvisato l’ipotesi del reato di istigazione a delinquere (art. 414 CP), istigazione di militari (art. 266 CP) e apologia di reato (ancora art. 414 CP).
Cognome Nome Data di nascita Indirizzo Firma
E' stata depositata presso la Procura dela Repubblica di Roma una denuncia al senatore Francesco Cossiga, come si legge nel testo che qui di seguito incollo. Dopo di esso, incollo anche il facsimile per l'adesione alla denuncia.
Aggiungo solo questo, frettolosamente: chi sa, direttamente o indirettamente, che cosa è accaduto nel 1977 e dopo; chi è andato all'epoca alle manifestazioni di protesta (erano tante, e varie) senza riempirsi le tasche di bulloni, senza delirare su "alzare il livello dello scontro", e solo per protestare; chi ha conosciuto, direttamente o indirettamente, il trauma di essere oggetto di sparatorie, accerchiato, assediato, infiltrato; chi si ricorda il significato della parola "repressione", prima e/o dopo il G8 di Genova (io lo ricordo da prima), e chi si ricorda di Giorgiana Masi, 19 anni, uccisa nel maggio 1977 da un proiettile sul Ponte Garibaldi a Roma, durante una manifestazione indetta dai radicali (!), plurinfiltrata da poliziotti infiltati e armati, allora sa come si può essere indignati per le dichiarazioni oggetto di denuncia dell'allora (anni Settanta) ministro dell'Interno Cossiga.
Alla Procura della Repubblica di Roma
I sottoscritti denunciano alla Procura della Repubblica di Roma il senatore Francesco Cossiga per le dichiarazioni da lui rilasciate a “Il giorno”, “Il resto del Carlino” e “La Nazione”, pubblicate su questi quotidiani il 23 ottobre scorso, dichiarazioni tanto più gravi in quanto provengono da un personaggio che ha ricoperto i ruoli più elevati nelle istituzioni della Repubblica Italiana.
Nell’ambito di queste dichiarazioni appaiono particolarmente delittuose le seguenti affermazioni (tra virgolette le parole del senatore Cossiga, il resto del testo è costituito dalle domande e dagli interventi del giornalista).
“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno”.
Ossia?
<…>
“In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti».
Presidente, il suo è un paradosso, no?
«Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
(Fonte: Rassegna stampa del governo italiano: http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=32976406)
In tali dichiarazioni sono rilevabili i reati – quanto meno – di istigazione a delinquere, commesso pubblicamente come richiesto dalla legge per la sua punibilità: istigazione rivolta sia al ministro Maroni sia agli stessi organi di polizia preposti all’ordine pubblico (art. 414 CP); di istigazione di militari (i Carabinieri) a disobbedire alle leggi a violare il giuramento – sulla Costituzione - (art. 266 CP:) e di apologia di reato (ancora 414 CP), in relazione ai reati da lui commessi ed ora spudoratamente confessati.
I sottoscritti chiedono che per quanto sopra si proceda penalmente a carico del sen. Francesco COSSIGA per i reati suddetti e per tutti quelli che potranno essere ravvisati.
Dichiarano di sentirsi, come cittadini della Repubblica, persone offese da tali reati; riservano la costituzione di parte civile e formalmente chiedono, ai sensi dell'’art. 408 CP, di essere informati in caso di richiesta di archiviazione.
I firmatari denuncianti sono 5. Le adesioni allegate 218. Tra i firmatari, Pietro Leone – nato il 16 06 1939, residente a Roma - e-mail: piero.leone@gmail.com, a cui si possono far pervenire, anche per fax, le adesioni. I suoi recapiti: 06 3220789 (tel. e fax) e cell. 3396085505.
FACSIMILE PER ADERIRE:
Alla Procura della Repubblica di Roma
I sottoscritti cittadini italiani dichiarano di aderire alla denuncia fatta alla Procura della Repubblica di Roma, da Pietro Leone ed altri, nei confronti del senatore Francesco Cossiga a proposito delle sue recenti dichiarazioni ad alcuni giorni in cui i denuncianti hanno ravvisato l’ipotesi del reato di istigazione a delinquere (art. 414 CP), istigazione di militari (art. 266 CP) e apologia di reato (ancora art. 414 CP).
Cognome Nome Data di nascita Indirizzo Firma
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