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11/30/2010

Per Mario - noi, l'armata Brancaleone

Ieri sera, a cena da Bernardo Bertolucci e poi davanti alla tv, confesso che eravamo un po' annoiati della - a tratti - pomposa banalità (dalla parte giusta della barricata, certo) di "Vieni via con me"... quando, come una folata di vento freddo, come una finestra che sbatte, ci è arrivata per telefono la notizia di Mario Monicelli. Triste e tragica, ma quanto vitale... Poco dopo, ancora a caldo, Bernardo ha voluto dirmi questa frase, che leggerete domani, credo, su l'Unità:
"Era l'ultimo, e ha tenuto duro sostituendo il piacere di fare film con quello di vivere la politica come un giovane, a tempo pieno. Per ricordare la sua modestia: una sera, a casa di Laura Betti, lo presentai a Mark Peploe: 'Mark, questo è il grande Monicelli'. Mario mi bloccò: 'Bernardo, queste sono parole che diminuiscono'".
Io lo ricordo la scorsa primavera alla scuola cine-tv "Rossellini" (dove mi onoro di insegnare), quando con energia invitò gli studenti a ribellarsi - ribellarsi - di fronte ai giornalisti beffati da una convocazione per una (falsa) conferenza stampa per presentare il sequel (falso) de "L'armata Brancaleone": "La nuova armata Brancaleone".
Ecco, forse non è poi così falso, l'armata Brancaleone siamo noi, lui, e sono tutti gli studenti che stamattina, da direzioni diverse e da numerose manifestazioni, convergeranno a Piazza  Montecitorio, dove si decide sul massacro detto "Gelmini" dell'educazione e istruzione pubbliche.
Il link qui sotto è una traccia lasciata da mario Monicelli alla scuola Rossellini, alle proteste di questi strani giorni, ai giovani, a tutti noi della nuova armata Brancaleone: http://video.unita.it/media/Cinema/L_opera_di_Monicelli_contro_i_tagli_della_Gelmini_1368.html

6/13/2010

La scuola Rossellini e il popolo delle rane

Sto parlando nella scuola Roberto Rossellini con un mio collega, il regista Valerio Jalongo, autore di un bel documentario narrativo sulla deriva del cinema italiano (dagli anni Settanta ai “centoautori”), Di me cosa ne sai: dove si vede tra l’altro la prima spudorata menzogna liftata del premier, allora padrone soltanto delle tv, verso l’ultima battaglia culturale (politica) fatta in Italia, quella di Federico Fellini contro la pubblicità che interrompe i film. Jalongo e io abbiamo gli scrutini del corso serale, mentre le prime zanzare del vicino Tevere irrompono nelle aule. Siamo orgogliosi di insegnare in questo istituto professionale di cinema e televisione unico in Italia. Il suo futuro è incerto, grazie alla distruttività del governo, anche se gran parte dei tecnici che lavorano nel cinema e nelle tv di Roma e del Lazio hanno preso qui il diploma. Nato nei primi anni Sessanta in un luogo mitico, gli studi Ponti-De Laurentiis, dove sono stati girati film come La Strada di Fellini, fino a pochi anni fa Aurelio De Laurentiis ne condivideva gli spazi. Di recente il Rossellini è finito sui giornali per il geniale scherzo ai giornalisti di Mario Monicelli, che con la scusa di annunciare il remake de L’armata Brancaleone ha perorato gli studenti a ribellarsi contro i tagli alla cultura, a fare le barricate. E’ sempre qui, in questi edifici che sembrano un gioioso centro sociale, che ha l’ufficio e il teatro il produttore sognatore de Il Caimano, interpretato da Silvio Orlando.
Ecco, il caimano. Non volevo parlarne, ma è un dovere pedagogico di insegnante ricordare che, nella Storia, avviene come nel noto esperimento di laboratorio che dei ricercatori fecero con le rane. Lanciandole in una pentola di acqua bollente, esse saltano subito fuori per trarsi in salvo. Mettendole al contrario in una pentola d’acqua fredda e riscaldandola in modo lento e costante, le rane si abituano gradualmente alla temperatura senza turbarsi, finché è troppo alta per avere la forza di saltare, e muoiono bollite. Nelle dittature è la stessa cosa.

(rubrica domenicale, l'Unità del 13-6-2010)