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4/26/2010

Sant Jordi, i libri e le rose (e la nave dei folli)


Cammino negli ampi marciapiedi della larghissima avenida Diagonal, diretto verso La Rambla. Anche qui, in questo quartiere di uffici e residenze di lusso, il percorso è costellato di ragazzi e ragazze coi banchetti di rose rosse, che offrono ai passanti regalando sorrisi. Sorrisi veri, dolci, come gentile (anzi, cortese) è l’atmosfera che si respira. Poi incontro i primi stand di libri, tende che espongono volumi ma anche  tavoli che annunciano con cartellini ordinati gli autori che nel corso della giornata si succederanno per firmare libri ai lettori. All’ennesima offerta di rose mi accorgo di essere un po' commosso. Il taxista il giorno prima mi aveva avvertito: “Quello di domani, è qui il giorno più bello dell’anno. Noi non festeggiamo san Valentino, ma san Jordi”. E’ la festa dell’amore, questa è la verità - anche se è nota al mondo come la festa dei libri e delle rose.
   Io sono arrivato qui con una stravagante compagnia di autori catalani e italiani in una nave carica di libri salpata da Civitavecchia. Ma che c’entrano i libri (e gli scrittori) con san Giorgio? Il fatto che il 23 aprile sia anche la data della morte dei due più grandi interpreti della follia amorosa e letteraria, Cervantes e Shakespeare, è un’ulteriore magica sincronia.
   Un amico poeta che era con me a bordo della nave, Sergio Zuccaro, ha sintetizzato così la storia: San Giorgio uccide il drago, e dal suo sangue ricava una rosa da offrire all’amata, la principessa - e fin qui è la leggenda ufficiale. Ma, continua l’amico, la principessa rifiutò quella rosa ancora sporca di sangue di drago, e San Giorgio, deluso, si convertì alla letteratura. San Giorgio, in realtà, è allora Don Chisciotte (o quest’ultimo ne è l’avatar). Si sa che Don Chisciotte, divenuto tale dopo aver letto i poemi cavallereschi, è uno dei primi esempi di conversione letteraria - dopo il celebre “Galeotto fu il libro” di Paolo e Francesca nell’Inferno di Dante. Conversione è sempre una “vita nuova”, rinnovata dall’amore. O dai libri. O dall’amore per i libri – di cui la festa di San Jordi sarebbe il festoso richiamo.
Tempo per sproloquiare e delirare ce n’è stato parecchio, durante la traversata del Tirreno a velocità di crociera sulla barca dei folli, o per meglio dire degli stravaganti – una comunità di lettori e scrittori messa insieme dalla rivista Leggere tutti di Sergio Auricchio sulla nave di linea della Grimaldi tra Civitavecchia e Barcellona. I giornali spagnoli hanno salutato tra gli altri la presenza a bordo, oltre del sottoscritto, di Valeria Parrella (che ha presentato agli studenti italiani di Barcellona il film di Francesca Comencini tratto dal suo romanzo Lo spazio bianco), Paolo Colagrande, Franco Matteucci, Brunella Schisa, Ennio Cavalli, dei catalani Eduardo Marquez. Marc Pastor e Maite Carranza, ecc. Ventiquattrore insieme su una nave come su una grande panchina galleggiante, luogo di re^veries e trasognamenti, a volte di saudade, come quei lettori belli da vedere che si isolavano sulle panchine più nascoste dei ponti a leggere un libro. Un porto franco del linguaggio, anche, proprio come accade sulle panchine. Per questo la crociera letteraria è stata una buona idea, perché ha ricordato che l’extraterritorialità del mare e l’extraterritorialità della letteratura in fondo coincidono, anche senza parlare del desiderio profondo di “evasione” da una realtà soffocante avvertito in questa epoca dagli italiani. Diceva il filosofo Michel Foucault che “la nave è l’eterotopia per eccellenza. Nelle civiltà senza navi, i sogni si inaridiscono, lo spionaggio sostituisce l'avventura, e la polizia i corsari”. A tenere svegli i sogni, sulla nave dei libri, la bravissima Alessandra Casella con la sua booksweb.tv, unica televisione votata integralmente ai libri.
Intanto sfoglio a poco a poco la città e arrivo a piedi in centro costeggiando decine di tende di librai, di associazioni, di radio, di editori, tutte votate ai libri e alle rose. Sulla Rambla la folla è immensa. Gli scrittori ispanici ci sono tutti, ma non mancano gli italiani. El Paìs, così come altri giornali spagnoli e catalani, ha salutato la novità dello stand delle librerie Arion che per la prima volta espone per San Jordi dei libri italiani in lingua originale: “Nella Rambla, all’altezza della metro di Drassanes, si parla italiano” – spiegava ieri il giornale spagnolo. “Già salendo le scale del suburbano, la melodiosa lingua di Dante si impone. E’ che la nutrita comunità di italiani residenti a Barcellona, 22.684 secondo gli ultimi dati, si sono dati appuntamento qui insieme agli 800 amanti della letteratura arrivati dal porto di Civitavecchia e sbarcati a Barcellona per vivere il loro primo Sant Jordi, convocati dalla rivista Leggere tutti...” C’è curiosità vera da parte dei giornali catalani sulla presenza degli italiani, i cui libri sono decisamente diversi da quelli di Federico Moccia - pure qui esposti in traduzione spagnola su molte bancarelle.
San Giorgio, i libri e le rose: il sogno cavalleresco di Don Chisciotte - trattare il mondo come se fosse un libro, e i libri come se fossero il mondo - si avvera collettivamente, pacificamente. Un’atmosfera che non sentivo dai primi festival della letteratura di Mantova: lettori che si incontrano, si toccano, per diventare – come diceva il giovane Holden - amici per la pelle.

(reportage uscito su l'Unità del 26 aprile)

4/25/2010

Buon 25 aprile, buona liberazione (cartolina d'auguri da Barcellona)

Mi sono venuti in mente i romanzi di Alvaro Mutis, il grande scrittore colombiano. Quelli con Maqroll il Gabbiere, marinaio che sta sempre sulla terraferma come Corto Maltese, e come lui attraversa con disinvoltura avventure straordinarie, incontra persone straordinarie che raccontano a loro volta cose straordinarie: cioè in realtà molto semplici, ma caratterizzate dalla libertà e capacità di assecondare il destino, e insieme anche di reinventare la propria vita, aprire orizzonti. Sono libri romantici: trovano infatti l’infinito anche nel finito. E ne ho parlato agli amici, seduti al sole al Café Orgasmic di Plaza Sant Agustin.
Mi sono venuti in mente perché sono a Barcellona, e questa città di mare, europea e capitale della Catalogna, aperta al mondo pur preservando una propria identità, è oggi l’esatto contrario del Paese da cui vengo, e di cui si celebra nell’indifferenza e ostilità di chi lo governa la festa più bella, quella della Liberazione dal fascismo. Se penso all’avventurosa semplicità dei romanzi di Mutis (è solo un esempio) è perché, agli antipodi della claustrofobia che dà oggi l’Italia, così chiusa e disperatamente compressa, sottovuoto, ciò che qui è normale - coesistenza di civiltà, agio e senso narrativo dell’esistenza - appare vivido, avvolto quasi da una sorta di shining. Un luogo dove essere stranieri è un valore, non una sudditanza, dove le spiagge sono libere e nessuna speculazione le sottrae alla vista e all’uso, dove iniziare un’attività è per tutti facile e non confligge con l’ottusità burocratica, dove ragazzi e ragazze omosex (anche questi è un esempio, ma importante) si baciano pubblicamente senza timore. Lo so che gli orizzonti di vita sarebbe auspicabile che fossero anche collettivi, ma anche una vita riuscita singolarmente (e una vita riuscita è innanzitutto una vita che sa raccontare se stessa, passato e futuro, memoria e progetto) è già molto importante. Per questo dedico queste mie parole all’amico di Valeria Parrella, un giovane italiano che qui è rinato, e frequentando i corsi gratuiti di cucina catalana ha conosciuto il suo amore cileno; alla poetessa colombiana amica di Sebastiano, giovane architetto italiano che vive qui da anni; ad Andrea, proprietario del Melocomo, bottega di prodotti e cucina italiana nel bellissimo quartiere di carrer Pujadès, che mi ha invitato da lui a leggere racconti forse solo perché, in un mio vecchio libro, scrissi che “le nuvole sono bianche perché il cielo è azzurro”. E a Valeria, Adriana, Jèssica, Tabata, Alessandra, Paolo, Italo, Sergio... e tutti coloro che condividono questo piccolo scorcio sull'esistenza. Buon 25 aprile a tutti voi.

(rubrica "acchiappafantasmi", saltata per ragioni tecniche da l'Unità di domenica 25 aprile