4/16/2007

Stare alla finestra

Il titolo di questo post è forse sbagliato. Sulle finestre era uscito un bel libro un paio d'anni fa, Finestre sul cortile (a cura di Stefania Scateni) che insegnava che le finestre sono tutto fuorché luoghi passivi. C'era anche un mio raccontino. Sto alla finestra nel senso che guardo e parlo poco. Anche su questo blog. Se devo dire la verità, forse sono già stanco della responsabilità (minima, certo, ma pur sempre esistente) di avere un "blog". C'è chi si diverte da matti a riportare cose e frasi e notizie di qui e di là, io mica tanto. Quanto a scrivere, se scrivo una cosa sul serio la tengo in un file del computer, non la esibisco qui. Non subito, almeno. Un diario? Ma andiamo! Per definizione i diari sono segreti, cioè aspettano di essere violati, ma non subito... Credo che in qualche fase della mia vita avere un blog mi sarebbe servito moltissimo. Per esempio quando, dieci anni fa e oltre, privo di Internet, scrivevo un diario al computer - un inventario alla cieca di fatti e cose - e mi sembrava di non essere solo; all'epoca cercavo a tutti i costi un'evasione (chissà da cosa), e la trovavo nello scrivere, come se ci fosse un'alterità nella tastiera. Ma è il proprio della scrittura, che è linguaggio: la frase "sono solo" è già un ossimoro, il linguaggio essendo sempre per definizione dialogico. Un blog - un diario in pubblico - non è quindi un po' un mostro? Qualcuno sa a cosa serva? Non me lo ricordo più. In realtà aspetto con impazienza che il webmaster metta altri materiali sul sito, poi vedremo: libri, critiche ai libri (recensioni e non solo), altri materiali. Ogni tanto mi viene voglia di esibire qui parti di quello che sto scrivendo (che diventerà un libro, prima o poi). Cioè quell'esperienza di vertiginosa solitudine che si ha quando si scrive sul serio, quando nemmeno l'autore sa bene cosa stia facendo, e anche il più scaltro e sperimentato (non io) si sente sempre un po' un fallito, o un temerario.
Per il resto giro, faccio cose, vedo gente (poca gente). Rimando ogni giorno un articolo sull'assurdità dei modi di questo nascente PD (partito democratico). Mi irrita. Più i soci fondatori ne parlano, invece di sparire, più si ha voglia di girarsi dall'altra parte. L'idea era buona, se le attuali segreterie dei maggiori partiti si fossero eclissate in suo nome, invece di pretendere di dirigerlo. Il dramma è questo: è la politica che è morta. Archiviare Berlinguer (avete letto?), l'ultimo dei politici che non si distingueva da un intellettuale, da un uomo di idee, significa sancire che i politici di oggi non hanno più un'idea, sono soltanto amministratori dell'esistente, questo immenso vuoto di senso che si chiama mercato. Sondaggi compresi.
Varie, felici letture inattuali, romanzi soprattutto. La bancarella dell'usato nella piazza vicino a casa mia è fonte di epifanie e divertimenti. Cari saluti, a presto.

11 commenti:

diamonds ha detto...

il blog un diario-mostro(sostantivo e verbo).Bella idea

diamonds

Anonimo ha detto...

Quello che non mi è chiaro è se l'intenzione era di stimolare una riflessione sull'uso o e il senso di un blog (diario? riflessioni non tanto private?idee sottovoce?)o se intendevi decretarne la totale inutilità.Perché vorrei dirti che in realtà, con questo post,hai messo un bel pò di carne al fuoco. Parliamo della morte della politica? Parliamone! Magari a ritroso. Partendo forse, per onestà intellettuale, dall'esilio di Craxi più che dalla morte di Berlinguer. Perché a mio avviso fino al lì un minimo di politica ancora si faceva.O vogliamo partire dalla prima guerra del Golfo? Il dibattito sulla nascita del PD non esiste, più che di battesimo toccherebbe parlare di funerale.Sulllo scopo del blog e su cosa scriverci: lascia perdere, passami sottobanco il diario segreto e non parliamone più.

Anonimo ha detto...

a tutti viene ogni tanto la fase delle grandi domande esistenziali: chi sono, dove sto andando, se sto andando? non prendertela tanto, anche un blog può accogliere i quesiti fondamentali dell'esistenza. è un po' quello che sta succedendo anche al fantasmatico partito democratico... l'importante è ricordare che ci si può perdere anche dentro casa propria. basta non aver paura e gridare - come faceva una vecchia svampita al mio paese - "donne 'ndo sono io?"
un abbraccio
stefania

Anonimo ha detto...

belle le vostre reazioni, generose. pensare che volevo quatto quatto elimninare questo post, ora non posso più, con i commenti. è vero, c'è un nesso inconscio tra il piccolo smarrimento privato e il funerale del partito democratico, e non c'è nessun nanni moretti a registrare la viva voce come ne "la cosa". forse non c'è cosa, e non c'è neanche viva voce. come diceva murphy (beckett), è tutto un perdersi sulla porta di casa. beppe

Anonimo ha detto...

una volta, proprio qui dissi del piacere di parlare da soli, poiché
insomma, dissi - ma non é mia naturalmente - fa sempre piacere parlare con una persona intelligente. Parlare da soli in una spiaggia lunga e larga e poco
camminata come quella di questa
costa nordica. Ecco, il blog, per quanto ci sia poca gente, qualcuno
che scopre che stai parlando da solo c'é sempre.
Questo per me é un posto dove scopro le cose come se le ricordassi. Una duna dove trovar riparo, quando il sole é bello ma l'aria ancora dura. tornarci e scoprire che il vento ha smantellato la duna mi dispiacerebbe. Ma farebbe parte del gioco.
marino.

diamonds ha detto...

per dirla con Fuentes,forse"uno scrive per vincere la propria solitudine e la solitudine degli altri"

Anonimo ha detto...

Stare alla finestra, si può dire anche estraneità? Pino

Alessandra ha detto...

Dalla finestra della casa dove abitavo prima vedevo il mio vicino che viveva in una stanza. Lo vedevo al mattino mentre faceva colazione davanti alla tv, e la sera quando cenavo e lui stirava e guardava la tv oppure mangiava e guardava la tv. Ogni tanto lo riportavo sul blog, il vicino, la sua finestra e la mia, ma li cambiavo sempre un po’. Poi un giorno l’ho incontrato in un ristorante, era la prima volta che lo vedevo a pochi centimetri di distanza, e sono rimasta un po’ sorpresa: non era come lo vedevo, ma neanche come l’avevo scritto.

Beppe Sebaste ha detto...

questa cosa delle finestre... ho giò accennato al libro (che non si trova più, ahimè). mi riprometto di postarlo, di postare cioè almeno un paio dei raccontini sul tema "cosa vedo dalla mia finestra", il mio e un altro o due che mi piacciono...

pino ha detto...

E' un po che ho scoperto (dunque era nascosta da qualche parte!!) l'estraneità affettiva verso ciò che non trovo abbia PER ME un senso: politica, massmedia ed anche la curiosità da chiacchiericcio che pervade dall'alba al tramonto il mio orizzonte quotidiano. Per questo, per distanziarmi da questo, amo la "vertiginosa solitudine" del pensiero(non dello scrivere in quanto non ne sono capace). Non so come ci si senta NELLO SCRIVERE, ma nella riflessione ... TUTTO acquista un senso. Questo avviene dapprincipio con il linguaggio (come ha detto anche Beppe, è "dialogico" è un'alterità primaria), la prima e intima forma di estraneità, di messa a distanza, alterità però PIENA di affettività (l'estraneità di cui dicevo all'inizio invece è affettivamente vuota). Nel pensiero(chiedo a Beppe in merito anche nello scrivere?) sembrerà strano non si è mai soli ... certo non si è in compagnia delle persone affetuose e care della realtà di ogni giorno, ma anche queste persono SONO il senso del mio vivere animato da questa bisognosa fame di alterità-estraneità. cari saluti

Anonimo ha detto...

good start