Reperto Rai/Ot, spettacolo di Sabina Guzzanti, narrava la Resistenza contro una dittatura mediatica: una distesa di lapidi sul palco evocava la “strage di parole” di questi anni - giustizia, verità, sogno e troppe altre – finché “ne rimasero solo due: pizza e bancomat” (oggi aggiungeremmo “escort”). Sono passati anni, ma era già allora tardiva la denuncia del nuovo fascismo pubblicitario che attualizzava George Orwell e la neo-lingua di 1984. Senza una vera opposizione, anche linguistica, la satira ha preso il posto della politica, restando sola nel dire la verità. Sembrava “poco satirica”, perché descriveva in modo lineare cose e fatti: non caricatura, ma denudamento della realtà dalle sue barocche menzogne. Per la destra era diffamazione, per la sinistra cose risapute ma taciute dai politici. La Guzzanti è passata al cinema di inchiesta, e oggi la satira, pur pregevole, appare come un fattore di assuefazione alla nostra miserabile condizione: quell’impotenza, o palude comunicativa, che sperimentiamo tra indignazione e sarcasmo quando parliamo di politica con gli amici. Lo spiegò Luttazzi, con la sua enunciazione feroce: il bunga-bunga è ciò che Berlusconi fa da 15 anni all’Italia, e soprattutto alla sinistra. Hai voglia a riderne.
("Zona critica", su Venerdì di Repubblica del 18/2/2011)