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1/29/2011

Basta (lettera aperta al Pd)

   Chi scrive, sia chiaro, vorrebbe da anni pensare e scrivere altro, soprattutto in una pagina di cultura. Ma trova agghiacciante l’idea, realistica se non addirittura banale, che Berlusconi la sfanghi anche stavolta (come al solito, dicono i giornali esteri, che non disprezzano tanto o solo lui, ma gli Italiani che lo supportano), e sconvolgente che si dibatta della sua criminale, abituale condotta di primo ministro in termini giuridico-legali, versione della difesa contro versione dell’accusa, come se fosse credibile e creduta da qualcuno una ragione diversa per la presenza di escort minorenni ad Arcore la notte; come se non fosse già oltre il limite della dignità di una nazione che un premier debba “rispondere” di cose così ai giudici, e non fosse già ampiamente motivo, ovunque, di dimissioni immediate e vergognose. Ma questo governo è sostenuto (adesso!) da transfughi del Pd (v. Calearo, geniale invenzione delle ultime liste elettorali), mentre il Pd ripete come un mantra, un loop, un disco rotto, che Berlusconi sta “oltrepassando”... che cosa? la misura, i limiti, ecc. Ha già oltrepassato tutto da anni, e da anni c’è bisogno di intransigenza, non di quelle connivenze linguistiche e non solo che hanno eroso la comunità “elettiva” del Pd. Aveva ragione Luttazzi: il "bunga-bunga" è ciò che Berlusconi fa da 15 anni all’Italia (la devastazione antropologica) e alla sinistra consenziente (la corruzione politica e mentale).
   Cara Sinistra, caro Pd, sono e siamo stanchi. Per favore, se davvero volete rappresentare me e gli altri che la pensano come me e non ne possono più di questo scempio ignobile, basta con le tattiche, basta con il tè e i biscottini. Uscite dai palazzi e restate in piazza a oltranza, come in Albania e Tunisia, finché questa tragica farsa non si chiuda. Coi despoti non si discute educatamente, si abbattono. Poi parliamo d’altro. D’altro, capite?

(rubrica domenicale "acchiappafantasmi", l'Unità del 30.1.2011; ma una prima elaborazione su Facebook di questo sfogo, è stato firmato da decine di donne e uomini)

3/30/2010

Daniele Luttazzi e l'etica dell'evidenza

Francesco Piccolo (l’Unità del 29/3) scrive sul maschilismo di sinistra, citando a esempio la classifica dei lettori del vecchio settimanale satirico Cuore, “le cose per cui vale la pena vivere”, che al primo posto aveva “la fica” (e che altro ci si dovrebbe mettere, l'iPhone? il denaro? Sarebbe comunque interessante rileggere tutta la classifica). Poi, sul monologo di Daniele Luttazzi a Raiperunanotte, conclude: “Luttazzi e Berlusconi si assomigliano più di quanto amino credere”. Lo dice senza argomentarlo, per buon senso, come se il “buon senso” fosse un’autoevidenza, e non una credenza in bilico tra superstizione e autocensura. Penso viceversa che tra i disastri della sinistra oggi in Italia vi sia il cristallizzarsi in una postura moralista, e l’aver lasciato il campo della “trasgressione” alla destra (v. la caricatura goliardica di uno Sgarbi).
Luttazzi ha detto che la dittatura di Berlusconi è come l’ultima fase dell’essere sodomizzati. Certo, ha detto di più. Il suo procedimento linguistico consiste non nell’alludere (l’allusione è ironica, ma anche mafiosa o berlusconiana), ma nel far vedere, materializzando il fantasma della realtà oltre l’uso di metafore. Da qui la potenza, e lo scandalo. Lui dice mestruo (lo beve), dice piscia, merda: la mostra. Dice inculare (e lo mostra). Il senso è identico a quello del Cavalier Banana con l’ombrello a cui ci ha abituati Altan. Ma in Luttazzi è iperreale, evidente, disturbante. (E' un prodìcedimento stilistico noto agli antichi: in greco si chiamava enàrgeia, che i latini tradussero evidentia: ciò che sta davanti agli occhi). Quanto al dire di amare la fica (Cuore), so bene che nei labirinti del politicamente corretto, ogni due parole tre sono sconvenienti. Per questo sottolineo il carattere soggettivo di ogni enunciazione: la frase più oggettiva è già confessione del proprio sguardo; il neutro non esiste. E’ la censura a limitare il dicibile e il visibile fino a renderli norma, o buon senso).
Francesco Piccolo ha il torto di semplificare. Luttazzi quello di turbare e far pensare. Berlusconi, maestro di semplificazione, evita e bandisce accuratamente ogni seme di perplessità o di pensiero. Già questo pone Luttazzi ad anni luce. Berlusconismo è far leva sul “buon senso” come ovvietà, un darsi di gomito tra complici, evasori e puttanieri, un’unanimità sazia e priva di dubbi, mai approfondita. E’ la semplificazione estrema: non pensieri, ma slogan.
Ma dietro la condanna a Luttazzi vedo la solitudine di Pasolini, i processi e i sequestri dei suoi film. Vedo il trionfo di Videocracy, potere e pornografia, fascismo estetico e politico, e soprattutto censura. Tolto Luttazzi, dovremo aspettare un altro straniero, come lo svedese Gandini, per vedere la realtà dietro le nebbie del “buon senso”?

(una versione ahimè più ridotta è in uscita su l'Unità)