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12/01/2009

Claustrofobia: i carcerieri di Durrenmatt (e quelli della Lega)

Claustrofobia è un concetto che a torto si usa poco in politica, eppure è proprio questo che provocano i regimi chiusi e totalitari, a diversi gradi del loro insediamento. Gli ingredienti sono sempre gli stessi: chiusura, appunto (v. The Dome di Stephen King), omogeneizzazione, irregimentazione, ripiegamento sulla propria identità; identità che, a diversi livelli di fascistizzazione, si basa sulla comunanza del suolo oppure del sangue. L’appartenenza religiosa ha pure un ruolo importante in questa marca di identità, pur ovviamente non avendo più nulla di spirituale né di religioso. In Svizzera, storicamente terra d’asilo e di rifugiati politici e religiosi, dove un referendum populista ha proibito l’edificazione di minareti, ovvero i templi religiosi degli “altri”, nel 1990 il grande scrittore svizzero Frederich Durrenmatt pronunciò un discorso d’indimenticabile e feroce ironia contro la politica claustrofobizzante del suo Paese, subito entrato nella storia e nella sua opera. Fu durante la cerimonia per la cittadinanza svizzera onoraria al dissidente ceco Victor Havel.
Iniziò coll'esprimere stupore, di fronte ai politici impietriti, che si desse la cittandinanza a un dissidente come Havel quando, in patria, cittadini svizzeri venissero arrestati perché non aderenti all'"ideologia nazionale" (per esempio obiettori di coscienza, o renitenti alla leva obbligatoria). Descrisse poi la Svizzera come una paradossale prigione nella quale gli Svizzeri sono carcerati e al tempo stesso carcerieri di se stessi, “per dimostrare la propria libertà”. In tale prigione, disse, “gli Svizzeri si sono rifugiati (...) perché soltanto lì essi sono sicuri di non essere aggrediti”. Ma vale la pena di ricordare alla lettera un passo del discorso di Durrenmatt:
“C’è un solo problema in questa prigione, quello di provare che non è una prigione ma il rifugio della libertà, poiché, dall’esterno, una prigione è una prigione e quelli che sono dentro sono carcerati, e chi è carcerato non è libero: agli occhi del mondo esterno, solo i carcerieri sono liberi, poiché se non fossero liberi sarebbero carcerati. Per risolvere questa contraddizione i carcerati hanno introdotto l’obbligo generale di essere guardiani: ogni carcerato dimostra di essere libero facendo lui stesso il proprio carceriere. Ciò che dà agli Svizzeri il vantaggio dialettico di essere al tempo stesso liberi, carcerati e carcerieri”.
Le parole di Durrenmatt valgono oggi più che mai per l’Italia, da quando a fare le leggi c’è un paradossale “Popolo delle libertà”, guidato dai carcerati-carcerieri della Lega. Non so voi, ma la mia claustrofobia sta superando il livello di guardia.

(commento uscito su l'Unità del 1° dicembre)

9/20/2009

Il re è nudo (elogio della diffamazione)

Anche se il tema mi sembrava ormai agli sgoccioli, se non addirittura demodé, la grottesca querela a l’Unità e Repubblica da parte del nostro Premier mi fa tornare in mente quello che scrissi l’estate di un anno fa sul lodo Alfano, che rende Silvio Berlusconi come un sovrano assoluto (ab-soluto, cioè assolto dall’obbligo di sottomettersi alle Leggi), godendo di un’immunità e impunità pressocché totali. Per alleviare un po’ l’enorme disparità giuridica nei confronti dei comuni cittadini, proponevo di conferire anche a noi sudditi una piccola porzione di immunità, un’impunità reciproca. Se il Premier è per definizione immune e sottratto al giudizio della Legge, non più oggetto di azioni civili e penali, che Egli non sia nemmeno più soggetto di azioni civili e penali. Che non sia più, durante l’effetto del lodo Alfano, soggetto giuridico: che non possa cioè denunciare, diffidare, criminalizzare, né intraprendere alcuna azione legale nei confronti dei suoi sudditi. Che ognuno di noi, milioni di Italiani, possa dire quello che vuole al Suo indirizzo impunemente, senza timore di infrangere la legge sotto il profilo dell’ingiuria o della “diffamazione” - definizione giuridica che comprende il giudizio anche sommario o l’epiteto colorito - per esempio l'ormai storico “buffone” o "puffone", “imbroglione”, oltre naturalmente a "puttaniere", cosa che avviene comunque in ogni bar e taxi). Che il Re, come un vero sovrano, possa essere deriso dal Buffone senza che incomba su quest’ultimo la minaccia dell’impiccagione. Che sia possibile diventare anche noi sudditi, per un pizzico, irresponsabili. (Naturalmente, scrivevo, i cittadini-sudditi non si limiteranno allo sberleffo, ma estenderanno la loro facoltà all’inchiesta, all’intercettazione, al giudizio etico e morale - questo sì, imperscrittibile - e, naturalmente, politico – poiché tutto è politica per un sovrano, anche la vita privata).

6/08/2009

Pirati a Venezia e a Strasburgo (due notizie)

“Ieri [il 3 giugno, N.d.R.] alla Biennale di Venezia sono arrivati anche i «pirati» della Rete per dire no al copyright. L’iniziativa è di S.a.L.e.,uno spazio espositivo negli ex Magazzini del sale gestito dai centri sociali che ospiterà il progetto di Miltos Manetas «The Embassy of piracy» che coinvolgerà gli hackers del sito Piratebay.org e la performance audiovisuale «The Ramallah syndrome». Agli ex Magazzini del Sale è stato allestito uno spazio dove sarà possibile scaricare di tutto: libri, musica, video. Chi accetterà l’invito sfiderà «il governo italiano - ha dichiarato ieri Marco Baravalle, uno dei promotori dell’iniziativa - che ha annunciato di costituirsi in giudizio contro Piratebay.org».www.sale-docks.org” (da l’Unità del 4/6/09)

Da l’Unità on line di ieri e oggi, a forma di Roberto Arduini:
“Già gli exit poll in Svezia riportavano la grossa sorpresa, confermata dai dati: la neoformazione del Pirate Party, il “partito dei pirati informatici” ha raccolto alle elezioni europee il 7,1% dei voti degli svedesi e un seggio in Europa, diventando così la quinta forza politica del Paese in Europa. È giunto dietro ai Socialdemocratici, con il 25%, i conservatori del Partito moderato, con il 18,5%, al Partito dell'Ambiente con l'11,5% e il Partito Liberale con l'11,4%. «La questione della tutela della privacy e delle libertà civili è importante per la gente che lo ha dimostrato chiaramente con questo voto» ha detto Anna Troberg, una dei candidati. Il Pirate Party, fondato nel 2006 dal pirata informatico Rickard Falkvinge, per chiedere una riforma della legge sulla proprietà intellettuale, con un taglio nella durata dei diritti di copyright e la liberalizzazione del file sharing. Forte anche del sostegno dello scrittore e poeta Lars Gustafsson, uno degli intellettuali svedesi più conosciuti a livello internazionale, questa formazione politica si pone l'obiettivo di garantire meglio di molte altre la libertà e l’indipendenza di internet in un’epoca in cui stanno nascendo sempre più restrizioni politiche sulla rete, ma anche nuove forme di cittadinanza virtuale. L’appoggio di uno scrittore così famoso è solo un segno della crescente popolarità e serietà del progetto politico dell’ex programmatore Microsoft Falkvinge.
Secondo l'ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto degli svedesi prima delle elezioni di ieri, i Pirati sarebbero arrivati a essere il terzo partito del paese, on il 7,9 % delle preferenze. L'esito delle urne ha praticamente confermato i sondaggio, visto che il partito informatico ha raggiunto il 7,1%. Il partito di Falkvinge riesce così a mandare un suo rappresentante all’europarlamento (forse due), spostando su un piano più ampio la sua battaglia per una riforma delle leggi sul copyright e una migliore tutela della privacy su internet.
Il successo del Partito informatico è ancora più sorprendente se si considera che alle elezioni politiche del 2006 avevano raccolto solo lo 0,6% dei consensi. La loro popolarità è cresciuta enormemente dopo il 17 aprile, quando i quattro fondatori del sito di download Pirate bay (che non è legato al partito di Falkvinge) sono stati condannati da un tribunale svedese a un anno di carcere e al pagamento di una multa da milioni di euro per violazione delle leggi sul copyright.