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9/20/2009
Il re è nudo (elogio della diffamazione)
Anche se il tema mi sembrava ormai agli sgoccioli, se non addirittura demodé, la grottesca querela a l’Unità e Repubblica da parte del nostro Premier mi fa tornare in mente quello che scrissi l’estate di un anno fa sul lodo Alfano, che rende Silvio Berlusconi come un sovrano assoluto (ab-soluto, cioè assolto dall’obbligo di sottomettersi alle Leggi), godendo di un’immunità e impunità pressocché totali. Per alleviare un po’ l’enorme disparità giuridica nei confronti dei comuni cittadini, proponevo di conferire anche a noi sudditi una piccola porzione di immunità, un’impunità reciproca. Se il Premier è per definizione immune e sottratto al giudizio della Legge, non più oggetto di azioni civili e penali, che Egli non sia nemmeno più soggetto di azioni civili e penali. Che non sia più, durante l’effetto del lodo Alfano, soggetto giuridico: che non possa cioè denunciare, diffidare, criminalizzare, né intraprendere alcuna azione legale nei confronti dei suoi sudditi. Che ognuno di noi, milioni di Italiani, possa dire quello che vuole al Suo indirizzo impunemente, senza timore di infrangere la legge sotto il profilo dell’ingiuria o della “diffamazione” - definizione giuridica che comprende il giudizio anche sommario o l’epiteto colorito - per esempio l'ormai storico “buffone” o "puffone", “imbroglione”, oltre naturalmente a "puttaniere", cosa che avviene comunque in ogni bar e taxi). Che il Re, come un vero sovrano, possa essere deriso dal Buffone senza che incomba su quest’ultimo la minaccia dell’impiccagione. Che sia possibile diventare anche noi sudditi, per un pizzico, irresponsabili. (Naturalmente, scrivevo, i cittadini-sudditi non si limiteranno allo sberleffo, ma estenderanno la loro facoltà all’inchiesta, all’intercettazione, al giudizio etico e morale - questo sì, imperscrittibile - e, naturalmente, politico – poiché tutto è politica per un sovrano, anche la vita privata).
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4/05/2009
Il corpo del capo (e quello dei puttanieri) (rubrica acchiappafantasmi)
“Dove c’è un lavoratore, un disoccupato, un povero non può non esserci un progressista”, ha dichiarato Dario Fanceschini. Ottima formula (a parte la vetustà della parola ‘progressista’) per definire una sensibilità di sinistra. Nell’appiattimento cinico di questi anni sono andato anch’io in cerca di nuovi contrassegni per dire “destra” e “sinistra”. Per esempio è destra l’ottocentesco “darwinismo sociale”, teoria della selezione delle specie che ancora oggi pretende di giustificare, come se fossero naturali, le ingiustizie sociali, versione patinata della legge del più forte. Ma la cancellazione del pensiero incalza così forte che ho ridotto la questione all’osso: è di destra chi pensa di non morire, di sinistra chi non se lo nasconde. Parlo naturalmente del narcisismo estremo del Potere, il neofascismo italiano intinto di belletti, sorrisi&canzoni, culto di sé. “Sono sempre gli altri che muoiono”, fece scrivere Marcel Duchamp sulla propria lapide. Berlusconi ha preso questa battuta alla lettera. Un ottimo libro su questo feticcio italiano, Il corpo del capo (Guanda) di Marco Belpoliti, ne analizza con coraggio e talento l’importanza antropologica. L’ultimo capitolo è dedicato al fantasma della morte, alla “immunità” (contrario di comunità) che lo caratterizza. L’ossessione – ridicola, patetica – di essere immortale. E’ questo il segreto del suo successo? E’ noto il nesso profondo tra il sesso e la morte. Il libro appena uscito di Blue Angy, Come fare del bene agli uomini (Einaudi Stile Libero), è la storia di una moderna cortigiana (una prostituta di lusso) alle prese coi desideri dei clienti, a loro volta ricchi cortigiani. “Sono sempre gli altri che vanno a puttane”, pensano i clienti di Blue Angy. Convinti, pur pagandola, che lei faccia l’amore con loro perché belli, seducenti, immortali. Come “il corpo del capo”.
(uscito su l'Unità, domenica 5 aprile)
(uscito su l'Unità, domenica 5 aprile)
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7/28/2008
Impunità, immunità - una modesta proposta
Qui di seguito un breve "corsivo" che meditavo da giorni, ma mi mordevo la lingua come Palomar per continuare a tacere. Ma visto che nessuno ci ha ancora pensato, l'ho scritto e dato all'Unità (uscirà domani o dopo). Per il resto, palme, mirti, vento, spiaggia, mare turchese pieno di sfumature di altri colori di cui non so nemmeno i nomi, insomma Salento (ritardo il mio rientro a Roma). Un saluto a tutti...
L’enorme disparità giuridica creata dal cosiddetto lodo Alfano è ormai nota a tutti. Il primo ministro Silvio Berlusconi è come un sovrano assoluto (ab-soluto, cioè assolto dall’obbligo di sottomettersi alle Leggi), e a differenza di noi cittadini-sudditi gode di un’immunità, ovvero impunità, totali. Tutti sanno anche che, benché tale assoluta immunità valga anche per altre cariche dello Stato, la si è concepita per Lui solo, che non da ieri deve e ha dovuto affrontare vari processi e inchieste non proprio consone al profilo di uno statista, anzi spesso infamanti, e dalle quali talvolta è stato assolto, talaltra, ostacolando i giudizi, ha goduto della prescrizione pur non essendo stato riconosciuto innocente. Ma questo lo sappiamo tutti, benché la gravità del fatto non è da tutti riconosciuta allo stesso modo.
Vorrei invece porgere una modesta proposta che, lungi dal riequilibrare la disparità di trattamento e di potere, possa almeno un po’ alleviare a noi sudditi questa mortificante disparità. La penso da giorni, e avrei voluto tacere, ma vedo nessuno finora l’ha presentata. Neanche gli esponenti della satira (che in Italia, e non per colpa loro, hanno preso il posto lasciato vuoto dalla politica). L’idea, in una parola, è di conferire anche ai sudditi una piccola porzione di immunità, un’impunità reciproca.
Se il Premier è per definizione immune e sottratto alla Legge e al giudizio, se a differenza di ognuno di noi, milioni di Italiani, non è più oggetto di azioni civili e penali, allora che Egli non sia nemmeno più soggetto di azioni civili e penali. Che non sia più soggetto giuridico: che Egli non possa denunciare, diffidare, criminalizzare, né intraprendere alcuna azione legale nei confronti dei suoi sudditi. Che ognuno di noi, milioni di Italiani, possa dire quello che vuole al Suo indirizzo impunemente, senza timore di infrangere la legge sotto il profilo dell’ingiuria o della diffamazione. Che il Re, come un vero sovrano, possa essere deriso dal Buffone senza che incomba su quest’ultimo la minaccia dell’impiccagione.
E’ poca cosa, lo so, ma pur sempre una piccola consolazione per i sudditi: diventare anche noi, per un pizzico, irresponsabili: nei Suoi confronti. Che sia almeno possibile impunemente “diffamarlo”, definizione giuridica che comprende il giudizio anche sommario o l’epiteto colorito - per esempio, ed è un’ormai storica citazione, “buffone”, oppure “imbroglione” (gli esempi ispirati alla cronaca non mancano). Naturalmente i cittadini-sudditi non si limiteranno allo sberleffo, ma estenderanno la loro facoltà all’inchiesta, all’intercettazione, al giudizio etico e morale (questo sì, imperscrittibile) e, naturalmente, politico (poiché tutto è politica per un sovrano, anche la vita privata).
(Tra parentesi: ci sarebbe forse da riflettere sul fatto che, qualcuno che non sia destinatario di azioni giuridiche, in quanto immune ed esentato (ab-soluto) dal giudizio, possa ancora ritenersi un soggetto dotato di facoltà giuridiche, e non magari da dichiararsi interdetto. L’interdizione sarebbe forse, a rigore, la soluzione giuridica più adeguata per qualcuno che, assolto, ab-soluto, per definizione, è a tutti gli effetti irresponsabile. Di fatto, solo noi cittadini, milioni di Italiani che non godono di nessuna immunità, siamo per ora responsabili delle nostre azioni, cioè perseguibili civilmente e penalmente).
Resta che il reato di “vilipendio”, che si riserva alle istituzioni e alle alte cariche dello stato, dovrebbe essere mantenuto. In effetti, per rispetto alle alte cariche, la proposta è stata pensata inizialmente solo per il primo Ministro. Ma avendo saputo di una denuncia per diffamazione indirizzata dall’immune e assoluto Presidente del Senato Schifani al comune cittadino e giornalista Marco Travaglio, forse è il caso di non limitare questa impunità “reversibile” al solo Premier. La nostra modesta proposta non intende privare le Istituzioni dello Stato del loro prestigio e valore. Mi sembra anzi che siano altri ad infangarle. Anche (ma non solo) col lodo Alfano.
L’enorme disparità giuridica creata dal cosiddetto lodo Alfano è ormai nota a tutti. Il primo ministro Silvio Berlusconi è come un sovrano assoluto (ab-soluto, cioè assolto dall’obbligo di sottomettersi alle Leggi), e a differenza di noi cittadini-sudditi gode di un’immunità, ovvero impunità, totali. Tutti sanno anche che, benché tale assoluta immunità valga anche per altre cariche dello Stato, la si è concepita per Lui solo, che non da ieri deve e ha dovuto affrontare vari processi e inchieste non proprio consone al profilo di uno statista, anzi spesso infamanti, e dalle quali talvolta è stato assolto, talaltra, ostacolando i giudizi, ha goduto della prescrizione pur non essendo stato riconosciuto innocente. Ma questo lo sappiamo tutti, benché la gravità del fatto non è da tutti riconosciuta allo stesso modo.
Vorrei invece porgere una modesta proposta che, lungi dal riequilibrare la disparità di trattamento e di potere, possa almeno un po’ alleviare a noi sudditi questa mortificante disparità. La penso da giorni, e avrei voluto tacere, ma vedo nessuno finora l’ha presentata. Neanche gli esponenti della satira (che in Italia, e non per colpa loro, hanno preso il posto lasciato vuoto dalla politica). L’idea, in una parola, è di conferire anche ai sudditi una piccola porzione di immunità, un’impunità reciproca.
Se il Premier è per definizione immune e sottratto alla Legge e al giudizio, se a differenza di ognuno di noi, milioni di Italiani, non è più oggetto di azioni civili e penali, allora che Egli non sia nemmeno più soggetto di azioni civili e penali. Che non sia più soggetto giuridico: che Egli non possa denunciare, diffidare, criminalizzare, né intraprendere alcuna azione legale nei confronti dei suoi sudditi. Che ognuno di noi, milioni di Italiani, possa dire quello che vuole al Suo indirizzo impunemente, senza timore di infrangere la legge sotto il profilo dell’ingiuria o della diffamazione. Che il Re, come un vero sovrano, possa essere deriso dal Buffone senza che incomba su quest’ultimo la minaccia dell’impiccagione.
E’ poca cosa, lo so, ma pur sempre una piccola consolazione per i sudditi: diventare anche noi, per un pizzico, irresponsabili: nei Suoi confronti. Che sia almeno possibile impunemente “diffamarlo”, definizione giuridica che comprende il giudizio anche sommario o l’epiteto colorito - per esempio, ed è un’ormai storica citazione, “buffone”, oppure “imbroglione” (gli esempi ispirati alla cronaca non mancano). Naturalmente i cittadini-sudditi non si limiteranno allo sberleffo, ma estenderanno la loro facoltà all’inchiesta, all’intercettazione, al giudizio etico e morale (questo sì, imperscrittibile) e, naturalmente, politico (poiché tutto è politica per un sovrano, anche la vita privata).
(Tra parentesi: ci sarebbe forse da riflettere sul fatto che, qualcuno che non sia destinatario di azioni giuridiche, in quanto immune ed esentato (ab-soluto) dal giudizio, possa ancora ritenersi un soggetto dotato di facoltà giuridiche, e non magari da dichiararsi interdetto. L’interdizione sarebbe forse, a rigore, la soluzione giuridica più adeguata per qualcuno che, assolto, ab-soluto, per definizione, è a tutti gli effetti irresponsabile. Di fatto, solo noi cittadini, milioni di Italiani che non godono di nessuna immunità, siamo per ora responsabili delle nostre azioni, cioè perseguibili civilmente e penalmente).
Resta che il reato di “vilipendio”, che si riserva alle istituzioni e alle alte cariche dello stato, dovrebbe essere mantenuto. In effetti, per rispetto alle alte cariche, la proposta è stata pensata inizialmente solo per il primo Ministro. Ma avendo saputo di una denuncia per diffamazione indirizzata dall’immune e assoluto Presidente del Senato Schifani al comune cittadino e giornalista Marco Travaglio, forse è il caso di non limitare questa impunità “reversibile” al solo Premier. La nostra modesta proposta non intende privare le Istituzioni dello Stato del loro prestigio e valore. Mi sembra anzi che siano altri ad infangarle. Anche (ma non solo) col lodo Alfano.
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