A Pieve di Soligo (Treviso) una donna ha denunciato un’altra donna perché, tra gli espositori del supermercato, girava col carrello indossando un burka, spaventandola. Posso capire (faccio parte della generazione che ha visto in tv Belfagor, “il fantasma del Louvre”). Ma lo stesso direttore del supermercato ha detto giustamente che la sua cliente in burka ha tutto il diritto di fare la spesa vestita come le pare. Ora, il tema “supermercato” è molto ghiotto: da Lost in a supermarket dei Clash agli zombi di Romero, sono metafore delle nostre vite svilite come merci tra le merci. Mi interessa però lo scandalo dell’abito. Andrea Inglese, sul sito nazioneindiana, commentando analoghe notizie – nudiste bandite da una spiaggia qui, donne completamente vestite bandite da una piscina là - ha scritto che Luis Bunuel, se rifacesse oggi il film Il fantasma della libertà, lo chiamerebbe Il fantasma della nudità. Ogni deviazione dalla norma (quale?) è suscettibile di persecuzione e divieti. Mentre scrivo questa nota sono ospite della rassegna “Torino Spiritualità”, quest’anno dedicata al tema del “dis-inganno”, della menzogna, dell’apparenza. Dunque, della nudità (e del velo che ne fa indissolubilmente parte). Il tema è in effetti filosoficamente interessante: si è più nudi (nude) e veri col burka o in topless? E perché poi sono sempre le donne a essere illegali?
"The time is out of joint", fece esclamare Shakespeare ad Amleto. Formula attuale, insegna il filosofo Jacques Derrida. “Il tempo è fuori asse”, si traduce di solito, o “fuori squadra”, o “sconnesso”. Philip K. Dick, il grande autore di fantascienza, scrisse nel 1959 un romanzo dal titolo Time out of joint, ottimamente tradotto da Sellerio Tempo fuori luogo. Narra l’oscuro, crescente disagio del percepire qualcosa fuori posto nell’ordine delle cose (il “perturbante” di Freud), in una città di provincia universale. Il metodo (letterario) di Dick era: “se la realtà è un gigantesco complotto, la paranoia è il modo migliore per raggiungere la verità”. Che sia diventata oggi, disperatamente, un’indicazione politica?
(uscito su l'Unità di domenica 27 settembre, rubrica "acchiappafantasmi")
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9/27/2009
9/25/2009
Ogni cosa è sempre qualcos'altro
Roma, ore 10 del mattino, c'è l'arrotino nei paraggi di cui mi arriva la voce un po' straziante - "Arrotinooo!" - nella luce trattenuta dell'autunno. Il cielo è azzurro, il sole c'è, ma c'è qualcosa. D'altro. Anche la tenerezza è sempre anche qualcos'altro.
C'è che gli ultimi giorni d'estate forse li ho vissuti la settimana scorsa a Lucera, provincia di Foggia che non c'entra nulla però con Foggia - Lucera è un paese bellissimo, antico e spazioso, luminoso. Ero lì al Festival della letteratura mediterranea, e ho parlato con l'amica Lidia Ravera in una piazza affettuosamente gremita. Tra parentesi, a Lucera era di casa Massimo Troisi ("Le vie del cielo sono finite", titolo che in questo momento mi intriga e intimidisce, è stato girato lì). In cuor mio saluto e ringrazio le bellissime persone di Lucera che mi hanno, ci hanno, ospitato. Ero andato dubbioso, e si è rivelato qualcos'altro da quello che accidiosamente mi aspettavo. E poi, il cielo di Puglia, la campagna assolata.
C'è da ieri su nazioneindiana questo bellissimo testo (dire recensione è sminuirlo) di Chiara Valerio, di cui rubo il titolo per questo post: "Ogni cosa è sempre qualcos'altro". E' dedicato al mio ultimo libro, Oggetti smarriti e altre apparizioni. E' scritto con uno sguardo acuto e partecipe che mi commuove. Come anche alcuni dei commenti.
C'è che tra un po' dovrò decidermi a uscire di casa e andare a prendere un aereo per Torino, dove sono ospite del festival "Torino Spiritualità" - si chiama così - e parlerò stasera con il reverendo e maestro Zen Fausto Taiten Guareschi e il filosofo laico, anzi forse laicista, Giulio Giorello. Titolo: "Vivere senza menzogna". Manco a dirlo, non ho preparato nulla. Si parlera comunque di religione, meglio, di religiosità. Del sacro. Che magari è qualcos'altro.
Forse questo post lo continuerò a Torino, magari nel pomeriggio, nella notte, e ci sarà così un décalage temporale, uno scarto orario; ma si sa, ogni cosa è sempre qualcos'altro. E io questa volta ho voglia di un post intimo, non lo faccio da secoli.
Ore 18, sono a Torino già da qualche ora, in un delizioso albergo che dà su un giardino silenzioso. Il cielo è chiaro, quasi bianco. le sere di inizio autunno hanno per me come una patina sottile di ansia, e io la sento tutta...
Notte, Torino. Mi sono divertito molto, nella sala grande del Circolo dei lettori. "Spiritualità" variamente declinata, fino a "spettralità". Dal Geist al Ghost, passando per il guest (il fantasma è sempre l'ospite; o il profugo, o l'altro, o "Dio" o l'immacolata concezione). Ogni cosa è sempe qualcos'altro. Piacere di avere incontrato Valentina, dopo anni, che vive qui. Resto a Torino a lavorare, a scrivere, in questo bellissimo albergo di una gran bella città.
C'è che gli ultimi giorni d'estate forse li ho vissuti la settimana scorsa a Lucera, provincia di Foggia che non c'entra nulla però con Foggia - Lucera è un paese bellissimo, antico e spazioso, luminoso. Ero lì al Festival della letteratura mediterranea, e ho parlato con l'amica Lidia Ravera in una piazza affettuosamente gremita. Tra parentesi, a Lucera era di casa Massimo Troisi ("Le vie del cielo sono finite", titolo che in questo momento mi intriga e intimidisce, è stato girato lì). In cuor mio saluto e ringrazio le bellissime persone di Lucera che mi hanno, ci hanno, ospitato. Ero andato dubbioso, e si è rivelato qualcos'altro da quello che accidiosamente mi aspettavo. E poi, il cielo di Puglia, la campagna assolata.
C'è da ieri su nazioneindiana questo bellissimo testo (dire recensione è sminuirlo) di Chiara Valerio, di cui rubo il titolo per questo post: "Ogni cosa è sempre qualcos'altro". E' dedicato al mio ultimo libro, Oggetti smarriti e altre apparizioni. E' scritto con uno sguardo acuto e partecipe che mi commuove. Come anche alcuni dei commenti.
C'è che tra un po' dovrò decidermi a uscire di casa e andare a prendere un aereo per Torino, dove sono ospite del festival "Torino Spiritualità" - si chiama così - e parlerò stasera con il reverendo e maestro Zen Fausto Taiten Guareschi e il filosofo laico, anzi forse laicista, Giulio Giorello. Titolo: "Vivere senza menzogna". Manco a dirlo, non ho preparato nulla. Si parlera comunque di religione, meglio, di religiosità. Del sacro. Che magari è qualcos'altro.
Forse questo post lo continuerò a Torino, magari nel pomeriggio, nella notte, e ci sarà così un décalage temporale, uno scarto orario; ma si sa, ogni cosa è sempre qualcos'altro. E io questa volta ho voglia di un post intimo, non lo faccio da secoli.
Ore 18, sono a Torino già da qualche ora, in un delizioso albergo che dà su un giardino silenzioso. Il cielo è chiaro, quasi bianco. le sere di inizio autunno hanno per me come una patina sottile di ansia, e io la sento tutta...
Notte, Torino. Mi sono divertito molto, nella sala grande del Circolo dei lettori. "Spiritualità" variamente declinata, fino a "spettralità". Dal Geist al Ghost, passando per il guest (il fantasma è sempre l'ospite; o il profugo, o l'altro, o "Dio" o l'immacolata concezione). Ogni cosa è sempe qualcos'altro. Piacere di avere incontrato Valentina, dopo anni, che vive qui. Resto a Torino a lavorare, a scrivere, in questo bellissimo albergo di una gran bella città.
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