Mentre a Roma si svolgeva la forte, pacifica e sacrosanta manifestazione della Fiom, a Bologna la gente si radunava in vari luoghi e orari ad ascoltare scrittori che leggevano testi (di altri scrittori) per la decima edizione della rassegna “Ad alta voce”, quest’anno sul tema della memoria. Una cerimonia civile e comunitaria, lontana dalla passività del virtuale e della televisione, in cui ho ascoltato testi di Sebald, Gramsci, Bunuel, Arendt e tantissimi altri. C’ero anch’io, nel cortile-giardino antistante il Museo della memoria di Ustica. Con l’aiuto delle voci di due amici (Lisa Bentini e Carlo Lucarelli) ho letto semplicemente l’elenco dei nomi delle vittime del lavoro del 2010, che ammontano a circa 350. Il nome, l’età, e la litania agghiacciante delle cause delle morti bianche: soffocato in una cisterna, schiacciato da un muletto, travolto da una pala, soffocati dalle esalazioni del gas di un silos, caduto da un’impalcatura, schiacciato da una putrella, fracassati dagli ingranaggi di..., e così via, le parole si ripetono con poche tragiche varianti, mentre le voci si sovrapponevano. Ci siamo commossi: è quando si danno i nomi ai danni, cioè ai morti collaterali di una guerra, o peggio di una civiltà - una civiltà basata sul lavoro; è quando si liberano le storie dall’anonimato della Storia che ci accorgiamo dell’evidenza nascosta di ciò che diciamo “realtà”, con un effetto di svelamento che è quasi illuminazione. Ho fatto precedere il rosario dei nomi dalla lettura di una poesia, Zéinch minéut (“Cinque minuti”) del grande Raffaello Baldini, traducendo dal suo al mio dialetto. Dice la sua poesia che non si sente niente, se non state zitti, se non stiamo zitti tutti. Invita tutti a tacere: ecco, così. Però, dice alla fine, anche se stiamo tutti zitti “non si sente niente lo stesso, però / che roba, senti che roba a star zitti tutti”.
(rubrica "acchiappafantasmi" su l'Unità di oggi)
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10/17/2010
8/08/2009
Sté zett / State zitti
Mentre sto scrivendo sulla parola silenzio", per le pagine estive de l'Unità, ritrovo questa poesia magnifica del grande Raffaello Baldini, in dialetto romagnolo naturalmente, e con traduzione in italiano. Mi piacerebbe leggervela (mi accaduto di farlo in pubblico), sia nella mia traduzione impromptu in dialetto parmigiano che in italiano. E' una delle più belle che conosca. Dice semplicemente di stare zitti...
Zéinch minéut
Acquè u n sint gnént, s’ a n stasí zétt, sté zétt!
sè, t’é vòia, zò, par piesàir,
zéinch minéut, se no u n s sint un azidént,
ècco, andémm un pó mèi, però alazò,
a déggh sa vuílt, cs’ èll ch’ u v gòsta stè zétt?
porca putèna, a v li gí dòp al robi,
adès sté zétt, acsè, zétt ènca mè,
gnént, mo va là, u n s sint gnént l’istèss, però
che roba, sint che roba, a stè zétt tótt.
[Cinque minuti
Qui non si sente niente, se non state zitti, state zitti!
sì, hai voglia, state zitti, su per piacere,
cinque minuti, se no non si sente un accidente,
ecco, andiamo un pò meglio, però laggiù,
dico a voi, cosa vi costa star zitti?
porca puttana, ve le dite dopo le cose,
adesso state zitti, così, zitto anch’io,
niente, ma va’ là, non si sente niente lo stesso, però
che roba, senti che roba a star tutti zitti.
dalla raccolta Intercity di Raffaello Baldini
Zéinch minéut
Acquè u n sint gnént, s’ a n stasí zétt, sté zétt!
sè, t’é vòia, zò, par piesàir,
zéinch minéut, se no u n s sint un azidént,
ècco, andémm un pó mèi, però alazò,
a déggh sa vuílt, cs’ èll ch’ u v gòsta stè zétt?
porca putèna, a v li gí dòp al robi,
adès sté zétt, acsè, zétt ènca mè,
gnént, mo va là, u n s sint gnént l’istèss, però
che roba, sint che roba, a stè zétt tótt.
[Cinque minuti
Qui non si sente niente, se non state zitti, state zitti!
sì, hai voglia, state zitti, su per piacere,
cinque minuti, se no non si sente un accidente,
ecco, andiamo un pò meglio, però laggiù,
dico a voi, cosa vi costa star zitti?
porca puttana, ve le dite dopo le cose,
adesso state zitti, così, zitto anch’io,
niente, ma va’ là, non si sente niente lo stesso, però
che roba, senti che roba a star tutti zitti.
dalla raccolta Intercity di Raffaello Baldini
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