Ieri ero a Piazza Navona. C'era una bella brezza e il cielo azzurrissimo. Ho anche mangiato un gelato. Salutato un mucchio di amici. E, a parte Beppe Grillo che non c'entrava una mazza, in diretta telefonica, ho sentito discorsi civilissimi, e altri irresistibilmente comici (non c'era bisogno che Sabina Guzzanti (vedi
intervista con lei di qualche anno fa) si mettesse un naso finto, magari rosso, per capire che la sua era satira, con tanto di variazioni di voci e di tono). Oggi, dopo la lettura dei giornali, sono rimasto di stucco. Sconvolto che ci si indigni, ancora una volta, contro la società civile invece che con l'inciviltà del governo. Ho scritto frettolosamente questo pezzo che dovrebbe uscire, domani o dopo, su
l'Unità:
La società civile dei cosiddetti girotondi, quella stessa che svegliò dal torpore il centrosinistra di sei anni fa (incerto come oggi se essere in concorrenza o in opposizione), e portò alle primarie per Prodi, ha gremito martedì scorso Piazza Navona per rivendicare essenzialmente due cose: legalità, e difesa della democrazia e della Costituzione. Le parole di Moni Ovadia, Paolo Flores d’Arcais, Andrea Camilleri, Rita Borsellino, Furio Colombo, tra gli altri, erano inequivocabili. Come quelle di Marco Travaglio, quando spiega per l’ennesima volta che ciò che viene tacciato di “giustizialismo” altro non è che “legalità”. Poi c’è stato – unico elemento “berlusconiano”, ovvero dettato da ragioni esclusivamente spettacolari – l’intervento qualunquista di Beppe Grillo. A riprova che il morbo spettacolar-pubblicitario spazia ovunque.
Poi, ancora, c’è stato il monologo satirico di Sabina Guzzanti, demonizzato dai giornali di ieri in un coro unanime. La critica della volgarità e della barbarie di chi ci governa si ritorce su chi la denuncia. La satira, pare, si è sporcata le mani. Ma quanto sporche sono le nostre, che nello spettacolo del governo abbiamo la turpitudine tutti i giorni sotto gli occhi senza scandalizzarci, e ci scandalizziamo quando qualcuno lo dice con chiarezza?
Sabina Guzzanti ha sempre usato il suo talento per denunciare il regime in cui viviamo: regime linguistico, quasi una satira autoreferenziale permanente; ma anche regime politico, perché dire è fare, e dalle manipolazioni sulle parole prendono avvio quelle sulle persone e le istituzioni. E’ però inquietante che in Italia la satira abbia preso il posto della politica, che pare latitante. Di fronte a un populismo demagogico guidato da un pubblicitario di mestiere, il cui governo sta realizzando una a una tutte le più fascistizzanti chiacchiere da bar (fino alla riproposta delle leggi razziali), l’opposizione sembra condividere il linguaggio e l’agenda della destra, rinunciando a dire e vedere che “il re è nudo”. Se i monologhi di Sabina Guizzanti sembrano allora poco satirici è perché, in una realtà già in sé deformata dalla volgarità, diventano descrizioni di cose e fatti. Oggi il re non è solo nudo, ma la sua nudità è di uno squallore che corrode le regole stesse della convivenza civile. Quale altro Paese ha un premier che non solo fa le corna e racconta barzellette a sproposito agli altri capi di Stato, ma mima un mitra contro una giornalista russa, parla al telefono di compravendita di persone, di donne, con un funzionario della tv pubblica, ecc. ecc.? Ma si discute di come vietare le intercettazioni e la loro divulgazione, non della moralità e della legalità del Premier. Satira, in questi anni, è stato paradossalmente rappresentare la realtà spogliata dalle barocche deformazioni della menzogna. Ricordo anni fa che a un certo punto del suo spettacolo Sabina Guzzanti citava Pier Paolo Pasolini. E si capisce che nel suo retroterra stilistico-morale c’è anche quel celebre gesto di “giustizia poetica” che Pasolini affidò a un testo degli anni Settanta: “Io so. Io so chi sono i mandanti delle stragi. Lo so anche se non ho le prove. Lo so perché sono un intellettuale...” La denuncia senza prove giuridiche viene sostenuta da una responsabilità intellettuale e morale. E’ questa eresia che oggi, purtroppo, prende il posto della politica, preoccupata sopratutto di smorzare e negare i conflitti. Cari politici di centrosinistra, non sparate sui comici: restituiteli al loro mestiere, e fate politica, che è anche e sopratutto moralità, cultura, senso proprio delle parole, come quando la sinistra era vincente anche senza essere di governo.