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12/07/2011

Caffè sospeso: giornata del dono (anonimo)

Il dono, scriveva Jacques Derrida, è un paradosso: per essere dono dev'essere sconosciuto sia da chi lo fa che da chi lo riceve. Entrambi dovrebbero ignorarlo (poiché nemmeno l'inconscio si sottrae al circuito economico del debito/credito, dell'obbligo e dell'obbligazione). Ora, non dico che la gloriosa tradizione napoletana del caffè "sospeso" riesca a sfuggirvi, però è la cosa a  mia conoscenza che più si avvicina al dono (a parte l'elemosina zen, che offre agli altri la possibilità di offrire): lasciare un caffè in sospeso (quindi offrire alla cieca) per il prossimo (anonimo) che entra nel bar... Per questo volentieri pubblico e promuovo:


10 DICEMBRE - GIORNATA DEL CAFFÈ SOSPESO

La “Rete del Caffè Sospeso” promuove il recupero di una antica usanza solidale, nei bar, nella cultura… nella vita.
   A Napoli c’era in passato un’usanza molto curiosa: quella del “Caffè Sospeso”. Chi era meno abbiente poteva trovare al bar un caffè in omaggio pagato da un precedente avventore, che lo lasciava in ‘sospeso’ per persone meno fortunate che non potevano permetterselo. Non si trattava di elemosina ma di un atto di condivisione dei problemi, solidarietà e comprensione.
   La “Rete del caffè Sospeso - festival, rassegne e associazioni culturali in mutuo soccorso” invita i bar ed i locali d’Italia a riprendere l’antica usanza napoletana che consisteva nel lasciare un caffè ‘sospeso’ per chi non poteva permetterselo… Una pratica che la Rete promuove anche nella cultura e nella vita quotidiana
http://www.caffesospeso.wordpress.com/
   La “Rete del Caffè Sospeso - festival, rassegne e associazioni culturali in mutuo soccorso” è nata a Napoli il 14 novembre 2010 da 7 festival italiani che hanno deciso di unire le forze e fare rete scambiandosi idee, progetti e prodotti culturali per sopravvivere o addirittura crescere in questi difficili tempi di crisi economica e tagli alla cultura.
   In poco più di un anno di vita la Rete ha creato significativi scambi e condivisioni fra i 7 festival, ha ottenuto diverse nuove adesioni ed ha ora deciso di istituire, in concomitanza con la Giornata Internazionale dei Diritti Umani, il 10 dicembre - Giornata del Caffè Sospeso, iniziativa che si pone l’obiettivo di proporre la ripresa dell’antica usanza partenopea in bar e locali d’Italia e di conseguire nuove adesioni alla Rete attraverso la diffusione, nel settore della promozione culturale e nella vita quotidiana in genere, della filosofia solidale su cui si fonda. Il 10 dicembre alcuni festival e associazioni della Rete organizzeranno degli eventi.
   In www.caffesospeso.wordpress.com è possibile trovare maggiori informazioni, curiosità e consultare la lista di associazioni, festival e locali che hanno fino ad ora aderito alla Rete.

2/16/2010

L'Aquila e il "dono" (dell'arte) parte 2


(...)
“The time is out of joint”, il tempo è fuori dai cardini, disastrato. E’ la nota esclamazione dell’Amleto di Shakespeare. Ecco alcuni dei pensieri venutimi in questi giorni leggendo le intercettazioni telefoniche di coloro cui è affidata in Italia la protezione civile e la realizzazione di “grandi” opere (l’aggettivo è sufficiente a sottrarle a ogni controllo e trasparenza). Ce n’è un altro, per fortuna. Ho pensato infatti alla vita di tutti i giorni, agli sforzi che la gente fa per andare avanti, habitat e nutrimento di ogni scrittore; ai tanti aiuti spontanei e umili che da aprile 2009 si sono susseguiti nei confronti dei terremotati dell’Aquila e provincia. Ne segnalo uno che mi ha coinvolto, così piccolo da risultare invisibile, però simbolico: il work in progress chiamato DONO messo in moto dalla MicroGalleria dell’Accademia delle Belle Arti dell’Aquila. La galleria è interna all’accademia, e si dedica sopratutto agli allestimenti site-specific, ovvero l’interazione tra artista e spazio pubblico, confrontandosi quindi col tema dell’ospitalità e dell’accoglienza. Il “dono” ha previsto un’artistica lotteria, e un vernissage con l’installazione delle opere impacchettate e anonime offerte da una ventina e oltre di artisti. Beneficiario casuale di una di quelle opere, mi si chiede ora una riflessione sui significati dello scambio e del dono nelle pratiche artistiche contemporanee, o un commento sull’operazione. Eccola.
Se subito ho pensato, in forte contrasto coi protagonisti dell’economia delle catastrofi, i costruttori che ridono al telefono, che “arte” e “dono” sono sempre in qualche modo sinonimi, penso anche che la gratuità del dono (come il perdono, la testimonianza, l’ospitalità ecc.) sia uno di quegli oggetti sociali di cui ho appreso la politicità estrema dal filosofo Jacques Derrida. Si può perdonare solo l’imperdonabile, insegnava, e senza che si cancelli ciò di cui deve avvenire il perdono; si può ospitare e accogliere solo se si è impreparati a farlo, magari nel cuore della notte e all’improvviso; si può donare solo quell’impossibile dono privo dell’ombra di debito e credito, fosse anche inconscia.
A distanza di mesi dallo shock del terremoto, mentre la scena si è raffreddata e svuotata dei politici in cerca di audience, sento fortemente il desiderio di andare all’Aquila e condividere, fare dono del mio tempo, in un’epoca in cui la parola d’ordine è che non se ne ha mai, di tempo. Vorrei condividere la situazione di fantasma. Perché di questo si tratta: l’Aquila “città fantasma”, esclamarono quasi tutti i giornali riscoprendo all’improvviso una parola ben poco giornalistica, ma densamente filosofica. Siamo sempre nel campo dell’ospitalità, dell’accoglienza, del dono: “fantasma” dice lo spettro senza dimora, ma dice anche l’ospite. Dal Ghost al Guest il passaggio è breve: fantasmi sono i senza lavoro, i senza casa, i sans papier, i clandestini, condizione che oggi in Italia è addirittura un crimine. E’ il cuore della questione politica (catastrofica) di Amleto, “the time is out of joint”, il tempo è fuori luogo, poiché l’amletico problema di Hamlet, che poche lettere separano dall’homeless, è quello di tornare a casa.
La città de l’Aquila è oggi quasi un non luogo, se non propriamente una u-topia: inabitata, pericolosa, in attesa di una rifondazione, di una riabi(li)tazione. Una nuova esperienza dell’abitare è sempre anche una nuova esperienza del linguaggio, quella del revenant, fantasma e testimone. Che questo luogo sospeso diventi l’utopia di un luogo diversamente abitato, un’esperienza di dimora altrimenti fondata che sul circuito debito-credito, lo shock, la catastrofe e il profitto, al contrario a partire dalla possibilità impossibile del dono, è ciò che l’arte, nella sua gratuità fondativa, può permettersi di credere e di insegnare.

(uscito su l'Unità del 16 febbraio 2010)

2/14/2010

Il dono e gli sciacalli, parte 1

Shock economy, il saggio della giornalista canadese Naomi Klein del 2007, mostrava il nesso tra le politiche neoliberiste (liberalizzazioni dei salari, privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica) e le catastrofi (causa di shock collettivi), siano esse provocate ad hoc, come le guerre, o “naturali”, come l’uragano Katrina che devastò New Orleans spazzando via i poveri, nel gaudio degli immobiliaristi e di settori dell'amministrazione Bush, colpevole di omissione di soccorso. L’effetto generale dell'economia delle catastrofi è l’arricchimento di pochi e l’impoverimento di molti.
Finché c’è guerra c’è speranza è invece il titolo di un film del 1974 girato da Alberto Sordi e da lui stesso interpretato. Tullio Kezich così lo salutò: “attuale come un articolo di quotidiano, onesto come una dichiarazione di voto”. E’ l’amara storia di un mercante d'armi che, dopo l’iniziale scandalo e senso di colpa di moglie e figli, viene da loro incalzato a continuare il suo commercio di morte affinché non perdano lussi, privilegi, soldi (basta che il suo nome non finisca in tv).
Sono due pensierini venutimi leggendo le intercettazioni di coloro cui è affidata in Italia la protezione civile e la realizzazione di “grandi” opere (pare che l'aggettivo basti a sottrarle a ogni controllo e trasparenza). Il terzo pensiero, quello che mi turba di più, è l’anestesia morale degli Italiani di fronte all'impunità del suo governo (del tutto simile a quella descritta da Elsa Morante in uno scritto su Mussolini nel 1945: leggetelo!).
Poi penso alla vita di tutti i giorni, agli sforzi che la gente fa per andare avanti (vero habitat e nutrimento di ogni scrittore), ai tanti aiuti spontanei e umili ai terremotati d’Abruzzo, compreso il work in progress chiamato DONO messo in moto dalla MicroGalleria dell’Accademia delle Belle Arti de l'Aquila, in cui sono stato coinvolto. E di questo, prometto, parlerò la prossima volta.

(rubrica "acchiappafantasmi", che doveva uscire su l'Unità oggi, domenica 14 febbraio, e inmvece è saltata per spazio - uscirà domani)