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Breakfast, 1989, olio su carta intelata, 150x100, di Cathy Josefowitz (copyright Cathy Josefowitz)
Calendario
(L'anno comincia in settembre, quando finisce ricomincia da capo)
... Alla fine di settembre sono inquieto e mi metto a scrivere poesie, perché mi accorgo che sono rimasto solo. Vorrei avere un vitalizio e leggermi tutto Proust, in campagna.
In ottobre, da solo, guardo le vetrine della città e scrivo un diario. Passo il tempo sul letto a dormire con gli occhi aperti. Leggo libri gialli. Poi romanzi classici, soprattutto Stendhal.
In novembre sono ubriaco fradicio. E' per via di quello che ho bevuto in ottobre. Eppure ho un contegno. Non faccio niente e vado a letto tardi. Scrivo lettere malinconiche, soprattutto la domenica.
In dicembre, poiché non cerco, trovo una donna per l'inverno. Lei è molto appassionata, dice che si sente rinascere. Faccio anche molti chilometri. Lei mi scrive delle lettere nel periodo di Natale. A volte mi telefona di sorpresa, quando non ci penso.
All'inizio di gennaio mi innamoro di lei. Lei mi viene a prendere alla stazione. Finito l'amore guardiamo gli aerei alla finestra. Mi sento autosufficiente. Lavoro, e mi sembra di essere una persona importante. In un pomeriggio di luce sento la primavera e vado al cinema. Mi sento in vantaggio e perdo terreno.
In febbraio leggo e studio molto. La mia donna, di cui sono pazzamente innamorato, mi guarda come uno della famiglia.
In marzo faccio di solito progetti per il futuro. E' il mio argomento di conversazione preferito.
Ciò che in aprile diventa motivo di ansia, in ispecie nelle lunghe passeggiate. Lei mi racconta degli strani sogni. Di solito mangio molti dolci.
In maggio sono pieno di fantasmi. Di solito vorrei scrivere dei romanzi, litigo con la mia donna e penso che il mio problema sia il mondo degli uomini. Litigo anche da solo e mi viene paura. Sono molto innamorato. Minaccio di lasciarla. Vorrei vivere per sempre con lei.
In giugno compio gli anni e sono molto nervoso. E' un periodo di grande confusione pratica. Ci lasciamo due o tre volte per finta. Problemi economici acuti. Faccio una cura omeopatica che dura tutto il mese. Poi vado ad abitare da un amico.
In luglio vorrei fuggire con la mia donna in un altro Paese. Non ci credo tanto, vado a tutte le feste e mi ubriaco. Una strana rassegnazione, leggermente euforica. Mi piace fare l'amore e sudare, per poi uscire a prendere la cioccolata fredda nei bar. Non ho niente da fare, tranne scrivere romanzi. Le domeniche assolate mi commuovono molto, e mi sento in vena di raccontare la mia vita.
In agosto sento che presto sarò solo. Non ci bado, leggo fumetti. Tutti hanno programmi migliori dei miei, mi fanno venire nostalgia. Cerco una casa in un posto lontano per passarci l'anno a venire con la donna che amo. Mi stanco molto e sudo. Ho paura che quasi tutto sia sbagliato.
Arriva settembre, in generale aspetto, nella nuova casa. Agli amici, parlando della mia donna, dico che sarà qui da un giorno all'altro...
[Il testo, scritto nel 1984, è tratto da: Beppe Sebaste, Café Suisse e altri luoghi di sosta, Feltrinelli 1992 (ma è da anni esaurito, potete trovarne notizia scorrendo qui). In copertina c'era un particolare del quadro di Cathy Josefowitz riportato sopra. Indicazioni di lettura: finito il testo, occorrerebbe rileggerlo dall'inizio, almeno fino all'inizio di novembre, e lasciarlo sfumare...]